FAUSTUS
...And Still We Suffer

Etichetta: Rock It Up Records
Anno: 2009
Durata: 80 min
Genere: US power / thrash metal


Faustus è il nome di una realtà statunitense, nata nei dintorni della città di Seattle (non certo famosa per aver dato i Natali a band come Metal Church, Sanctuary o Nevermore, quanto per essere stata la culla del grunge) ormai nel lontano 1992. La band realizzò il proprio debut album oggetto di recensione, "...And Still We Suffer", nel 1996, ed ora la label indipendente con base in Germania Rock It Up Records ha ristampato questo lavoro, con l'aggiunta di tracce live (alcune contenute nel cd stesso, altre del tutto inedite) per un corposo totale di 80 minuti, capaci di dare ampia dimostrazione di quello che è stato il potenziale del quintetto. Le composizioni dal vivo vedono un ospite d'eccezione nella formazione, vale a dire Curran Murphy, chitarrista session per Nevermore ed Annihilator, attualmente in forza agli Shatter Messiah; inoltre, Chris Nelson e John Stahlman hanno fatto parte, nei panni rispettivamente di chitarrista e bassista, dei Reverend, band che ha visto militare al suo interno anche il compianto David Wayne, storica voce dei Metal Church, scomparso nel 2005.
La proposta viene definita dal combo stesso come thrash metal; affermazione vera in parte, soprattutto se si pensa che anche band come i Sanctuary sono state inserite nello stesso genere, ed i Faustus potrebbero benissimo essere paragonati alla prima band di Dane e Sheppard, così come forti sono i rimandi allo stesso esordio dei Nevermore, che come in molti sapranno, poco ha a che spartire con la discografia successiva della ben più nota band. Personalmente, ritengo che l'etichetta US Metal, o US Power che dir si voglia, possa calzare molto più a pennello, poiché i Faustus sembrano trovarsi maggiormente a proprio agio su tempistiche cadenzate, ed è solo in brevi frangenti che si lanciano in galoppate metalliche più sostenute, che poco sanno di quella che è la primaria concezione di thrash.
Per essere una registrazione del 1996, associata ad una band comunque sempre rimasta nella dimensione underground, lascia piacevolmente soddisfatti, permettendo di cogliere in modo distinto tutti gli strumenti oltre che la voce, mai troppa elevata al di sopra del tutto e nemmeno ovattata in mezzo a pompatissimi sottofondi, come sembra andare di moda al giorno d'oggi. Questo per lo meno è quanto può sembrare dopo aver passato in rassegna le prime quattro composizioni, mentre le successive quattro, che vanno a completare gli inediti registrati in studio, seppure a lungo andare risultino del tutto simili alle precedenti, sono penalizzate in sede di mastering: basti pensare che le tracce live ottengono quasi una riuscita migliore.
Le doti artistiche sono ben radicate, tutti gli strumentisti eseguono la propria parte a dovere, senza però arrivare ad altissimi livelli di tecnica: di certo il punto di forza è costituito dalla voce di Dane Bergman, potente, e dotata di ottima timbrica. Anche il tentativo di emulazione del buon Rob Halford riesce nel suo intento, quantomeno non lascia perplessi e pone di fronte ad un vocalist che sa come utilizzare al meglio la propria ugola.
Il concetto di apertura melodica è applicato in modo "oscuro", malinconico è il songwriting del quintetto, senza escludere le inserzioni acustiche anch'esse confinate in altrettanto malinconici arpeggi, il tutto condito da quella vena "orientale", per così dire, che caratterizza il gusto nel comporre di una numero sconfinato di formazioni, non per ultimi gli stessi Faustus. Le tracce che più spiccano per compattezza sono l'opener "Numb", la successiva "Erosion", molto elaborata in fase di arrangiamento e tagliente nelle parti più violente, la lunga ed articolata "Poisoned Minds", non esente come le altre da partiture al limite del doom, e la conclusiva "Obliveon"; è d'obbligo citare anche "Final Step" e "Barrel of the Gun", presenti esclusivamente in versione live, davvero corrosive e ottimi esempi di quello che sarebbe stato il futuro del combo, con un piglio forse più moderno, ma niente che li allontani dalla strada intrapresa fin dalla propria nascita.
E' però la mancanza di un vero e proprio marchio di fabbrica a non aver fatto spiccare il volo a questa formazione, poiché le premesse ci sono tutte; ad ogni modo, ottima la scelta della Rock It Up di puntare su questa (ed altre) band americane che non hanno ricevuto a suo tempo un supporto degno di tale nome... per gli appassionati di metal d'oltreoceano, un lavoro da avere, merita di ritagliare un piccolo spazio nella propria collezione.
(PaulThrash - Novembre 2009)

Voto: 7


Contatti:
Sito Faustus: http://www.myspace.com/faustususa

Sito Rock It Up Records: http://www.myspace.com/rockituprecords