FATES WARNING
The Spectre Within

Etichetta: Metal Blade
Anno: 1985
Durata: 48 min
Genere: Classic/Epic Metal


Quest'album è straordinario, il migliore della vecchia formazione dei Fates Warning, quando erano dediti, pensate un po', a sonorità di Puro Heavy Metal Classico dalle fortissime venature Epiche.
La produzione è stata affidata ad un certo Brian Slagel (chi sarà mai?) ed una menzione va fatta per la bella e misteriosa copertina, molto Fantasy ed ottantiana.
Dei tre dischi 'Epici' con John Arch alla voce, questo è quello più immediato, meno grezzo rispetto all'esordio "Night On Bröcken" ma decisamente più metallico e dotato di passaggi 'sperimentali' ben strutturati e mai eccessivi.
Con questo disco i Fates Warning hanno raggiunto il giusto connubio fra i Queensrÿche e gli Iron Maiden più Epici, il risultato è notevole, probabilmente per via di alcune strutture ritmiche e soprattutto della grandiosa voce di John Arch, sembra di trovarsi di fronte ai vecchi Maiden con forti dosi di sperimentazione ben dosata.
Tutto questo può essere ben rappresentato con l'opener "Traveller In Time", un intro cupo ed un ticchettio ci lasciano immaginare una misteriosa macchina del tempo in viaggio, non ho idea se le liriche siano state tratte dall'omonimo romanzo di H.G. Wells, i testi dei Fates Warning sono fantastici ed enigmatici, ma allo stesso tempo molto profondi. La canzone lascia intravedere quei piccoli spiragli di 'stranezza', soprattutto nelle strutture e nei refrain mistici e solenni, conditi da cambi di tempo pieni di potenza metallica ed epicheggiante, ascoltare per credere!
Grande anche la successiva "Orphan Gypsy", dall'inizio cupo e monolitico che sfocia in una rapida sferzata di metallo Maideniano, anche qui condito da un refrain particolarissimo che probabilmente avrà bisogno di parecchi ascolti prima di entrare sottopelle. Non posso tralasciare nemmeno la successiva "Without A Trace", con un riff entusiasmante visto in chiave Fates Warning, per non parlare di "Pirates Of The Underground", forse la canzone più cupa e cadenzata di tutto il disco.
La palma del pezzo migliore spetta comunque a "The Apparition", brano spettacolare, costruito su vocalizzi degni del miglior Bruce Dickinson, lo stile vocale è molto simile anche se John Arch raggiunge tonalità più acute. Una cavalcata possente ed un refrain da brivido completano questa piccola gemma. A questo punto penserete che le cartucce siano finite, e invece no!
Su sette canzoni sette colpiscono al centro, la successiva "Kyrie Eleison" inizia con un coro di monaci cupo e solenne (se non ricordo male il 'Kyrie Eleison' è un tipico cantico da monastero molto in auge nel medioevo o giù di lì...) per sfociare in un assalto in doppia cassa e in un refrain che più Epico non si può!!! Da urlo!
La conclusiva "Epitaph" raccoglie tutte le energie del disco per un'ultima incredibile prova di classe ed originalità, il risultato è semplicemente fenomenale. Di tutte le song questa è la più 'complessa', la più lunga (siamo oltre gli 11 minuti) e la più ambiziosa del lotto. Le malinconiche parti iniziali (da cui i Crimson Glory prenderanno a piene mani...) convivono perfettamente con oscuri passaggi Sabbathiani, tristi arpeggi nello stile dei Queensrÿche e poderose cavalcate maideniane. Nel finale spunta un leggero tocco di tastiera unito a vocalizzi tremendamente solenni da parte dell'onnipresente John Arch.
La tecnica individuale di ogni membro è incredibile, e stiamo parlando del 1985... questo disco ha avuto un peso notevole per lo sviluppo del Classic/Epic Metal, offrendo una visione progressive ed epica che assieme a Warlord, Queensrÿche, Crimson Glory e tanti altri nomi darà linfa vitale ad un modo di percepire il Metal tradizionale con strutture innovative.
Penso che il voto sia più che scontato... io adoro quest'album.
(Muad'Dib - Febbraio 2003)

Voto: 10