FATAL PORTRAIT
An Elusive Instinct... Of Lascivia

Etichetta: Downfall Records
Anno: 2000
Durata: 54 min
Genere: Black Melodico


Questa band, proveniente dalla Spagna, è nata nel 1998 per volere di: Oscar (voce), Alfonso (chitarra), Fernando (chitarra), Roberto (basso) e Sergio (batteria), ed ha all'attivo un demo ed un 7" EP, intitolato "Rapture Among The Idols" stampato in 666 copie. Nel 1999 i Fatal Portrait sono partiti alla volta di un tour nel nord della Spagna che li ha impegnati per circa quattro mesi; in seguito hanno assoldato un tastierista ed hanno firmato un contratto discografico proprio per la Downfall Records. "An Elusive Instinct... Of Lascivia" è il loro disco d'esordio e comprende nove canzoni.
La splendida copertina, raffigurante una donna che seduce una creatura infernale all'interno di una cattedrale barocca, mi ha incuriosito parecchio sulla proposta musicale della band; purtroppo le mie speranze si sono infrante quando ho sentito che si trattava dell'ennesimo clone dei Cradle Of Filth. Queste sonorità, che la band definisce "Satanic Vampire Black Metal", ma che per me col true black non c'entrano un gran che, mi hanno esasperato già un bel po' di anni fa; comunque dopo alcuni ascolti devo ammettere che l'album risulta essere piuttosto convincente. Se da un lato i Fatal Portrait non ci propongono nulla di nuovo o quasi, dall'altro va riconosciuto a questa band il merito di aver confezionato un album di tutto rispetto, ben prodotto e suonato.
L'iniziale "Invocation", pur durando solo un minuto e mezzo, non è una vera e propria intro: dopo una parte suonata tutti gli strumenti si fermano e il cantante grida qualche frase; fa da sottofondo il pianto di un neonato.
La successiva "Five Dimension Of Pleasure" è in puro Cradle Of Filth style, basata cioè su ritmiche serrate interrotte da stacchi di tastiera, ricca di cambi di tempo e caratterizzata da una certa quantità di riff che si intrecciano tra loro. Alcuni passaggi sono davvero ispirati, cosicché la canzone, nonostante gli 8 minuti di durata, scorre via senza annoiare.
"Drowned In Your Eyes" esplode con un riff velocissimo, per poi arrestarsi e lasciare spazio ad un arpeggio in pulito di chitarra. Questo a sua volta è seguito da un mid tempo, sul quale spicca un assolo molto lento e melodico. Il cantante usa alternare growl e scream proprio come Dani Filth. In seguito ad una breve accelerazione, c'è un intermezzo di tastiera, ancora seguito da continui cambi di tempo.
"Where My Eagerness Died" ha un riff iniziale caratterizzato da un suono molto ruvido delle chitarre, mentre per il resto è una canzone che si amalgama perfettamente alle altre; lo stesso riff viene poi ripreso verso la fine della canzone. Qualche verso è pure cantato da una voce femminile.
"Cantabria Under Siege" ancora parte veloce per poi assestarsi su un mid tempo sostenuto da un tappeto di tastiere evocative; talvolta le chitarre vanno in secondo piano, accompagnando in pulito l'incedere della batteria e delle tastiere. Il pezzo continua con riff veloci e tempi di batteria più sostenuti, mentre la conclusione è lasciata ancora ad un mid tempo, sul quale si intrecciano le due linee di chitarra.
"The Mirror's Miracle" inizia con un tipico riff death svedese stile Dark Tranquillity di qualche anno fa, lento e molto melodico, con una voce growl. Ancora una volta sono frequenti le accelerazioni, con il batterista spesso in doppia cassa, interrotte da brevi fraseggi di tastiera, spesso molto oscuri. Si avverte anche la fugace presenza di un cantato femminile, sovrastato dalle grida strazianti di Oscar. Splendido l'ultimo passaggio di tastiera.
Un lungo grido e un riff lentissimo introducono "Rapture Among The Idols", che dopo un paio di accelerazioni e stop'n go, concede una pausa di tastiera e voce femminile, interrotta solo da un breve riff veloce. Anche questo pezzo si snoda attraverso molteplici cambi di tempo.
"Winter And My Cry" ricorda i Cradle Of Filth più aggressivi: la canzone si assesta per tutta la sua durata su ritmiche piuttosto sostenute; da segnalare una parte di una chitarra in flanger nel finale.
La conclusiva "Thus Tragedies... Speaks" è invece cadenzata, con le tastiere in evidenza ed accelerazioni piuttosto contenute.
Nel complesso la band dimostra di saper comporre canzoni lunghe e ben strutturate, anche se nessuna è così geniale da far gridare al miracolo; ciascun elemento sfoggia discrete qualità tecniche, mentre la personalità non è proprio di casa, salvo rari passaggi di "Five Dimension Of Plasure" e "The Mirror's Miracle". D'altra parte in quest'ambito non c'è più nulla da sperimentare, ormai. Pregevole il lavoro di batteria, molto vario ed articolato. Il disco è ben prodotto e suonato: sotto questo punto di vista non c'è nulla da recriminare.
Per gli amanti dei Cradle Of Filth e in generale del black con tastiere, questo album è da avere assolutamente, se vogliono scoprire una nuova band, mentre a chi adora Mefisto, Tormentor, Morbid e compagnia bella, consiglio di dare prima un ascolto a questo "An Elusive Instinct... Of Lascivia" e poi decidere da sè.
(BRN - Aprile 2003)

Voto: 7


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