FALLING SILENCE
Dog's Life

Etichetta: Videoradio
Anno: 2003
Durata: 55 min
Genere: post metal


Li avevamo conosciuti (ed apprezzati) un annetto fa, nel momento in cui, con quella sintesi della loro giovane carriera che fu "Shadows" (cfr. nelle rece demo), cercavano di schiarirsi le idee, indecisi sulla direzione da far intraprendere alla loro creatura. C'erano sì dei retaggi di quel che fu l'ondata metal storica ottantiana, ma ancor più evidente era il loro amore verso la metà del decennio successivo, sezione stelle e strisce. Korn e figliolanza varia in primis, dosi omeopatiche di thrash e hardcore moderni, schegge di Helmet. Ovvero, tanto per guardare in faccia la realtà, uno degli stili musicali più inflazionati sulla piazza, laddove l'unica via (senza sputtanarsi s'intende) per farsi notare è quella di stravolgere quegli schemi sonori oramai rancidi, che il martellamento televisivo ha contribuito a farci detestare e l'esubero di prodotti di quart'ordine ha concorso a farci nauseare. Oppure, per via di chissà quale sensibilità anacronistica, avere il dono di fare musica di più d'un lustro fa, senza essere l'ennesimo capitolo della saga del clone. Da ovunque la si voglia vedere ci vuole freschezza, originalità, e nel nuovo disco dei Falling Silence queste caratteristiche brillano come un neon ad intermittenza. C'è tanta voglia di crossoverizzare, di mischiare le carte (vedi i pezzi cantati in spagnolo, inglese ed italiano), ma al contempo non si vuole uscire troppo dal seminato. Al microfono c'è sempre Loredana, con le sue vocals grintose e ben giostrate, a rammentarci con diligenza l'avventura dei Guano Apes, le strutture sono robuste (sezione ritmica bella quadrata), le chitarre affilate (e nemmeno male), senza dimenticare il groove ipervitaminizzato, in dosi massicce, come il genere richiede. Appunto, come il genere richiede. Forse qui sta il problema. Certo, va detto che la cattiveria di questo disco artefatta non è, non siamo di fronte a quelle boy band americane col fuck tatuato sulla lingua, la voglia di spaccare è sincera, così come la melodia, anch'essa lontana miglia dalle colonne sonore dei recenti Marvel-movies hollywoodiani. L'energia di questi ragazzi non è preconfezionata in bottega insomma, e la capacità di tenere gli strumenti in mano c'è tutta, come l'attenzione per i dettagli (piacciono molto le backing vocals per dirne una). Ma il debito che viene pagato a chi ha già scritto prefazione, storia ed epitaffio (?) del genere, è forse troppo alto in questo episodio. La sensazione è quella di essere al centro di un percorso: "Shadows" condensava il primo stadio dell'evoluzione del gruppo, diversi erano gli elementi in gioco, abbozzate ma valide certe idee, evidente era soltanto la strada maestra del crossover metallizzato, magari in bilico tra la scuola americana e la (re)visione europea. Ora, con "Dog's Life", è stata raggiunta una tappa forse più standard rispetto al previsto, tuttavia padroneggiare quegli stili può (deve) essere trampolino per avventure più coraggiose. E perché no, con il supporto della loro nuova etichetta, la Videoradio di Milano, capace di offrire tutta la professionalità necessaria (anche se la cover...). Più vedo le istantanee parabole discendenti di certe nuove penose promesse d'oltreoceano, più mi convinco che per arrivare al terzo disco sia indispensabile creare qualcosa di nuovo, o dar via fette di culo a volontà. I Falling Silence, questa volta rimandati, sono di certo più in sintonia con la prima che ho detto.
(Orion - Agosto 2003)

Voto: 6.5


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