FAITH NO MORE
The Real Thing

Etichetta: Slash Records
Anno: 1989
Durata: 57 min (comprese 2 canzoni extra)
Genere: Crossover


I Faith No More sono stati un gruppo importantissimo, a mio avviso, e questo "The Real Thing", con cui raggiunsero il successo mondiale, può a ragione essere definito un classico di un certo modo di intendere la musica. "The Real Thing" segue il buon "Introduce Yourself" ed è anche il primo album con l'eclettico e folle Mike Patton alla voce (in seguito impegnato in mille progetti diversissimi tra loro), che prendeva il posto di Chuck Mosely (che per un periodo andrà anche nei Bad Brains). I Faith No More potrebbero esser definiti più come una unione di risultati che un'unione di intenti, in quanto le "anime" dei vari componenti sono ben riconoscibili all'interno dei brani (il chitarrista Jim Martin, che poi non a caso abbandonerà, potrebbe essere definito "il metallaro" del gruppo e a lui si deve "Surprise! You're Dead!", l'unico episodio del disco in qualche modo definibile come thrash). Insomma, si potrebbe dire che se da una parte c'era qualche discussione in sala prove, beh... dall'altra la musica che mettevano in circolazione era, almeno secondo il mio parere, veramente ottima e anche originale, fresca...
L'album parte con quello che fu il primo singolo, "From Out Of Nowhere", che mostrava subito l'enorme importanza che il gruppo dava alle tastiere, strumento che fino ad allora era praticamente bandito dai musicisti vicini all'area metal, tranne rari casi (nello stesso anno uscì ad esempio "When Dream And Day Unite" dei Dream Theater che ottenne ottime recensioni ma poco successo pur essendo un disco straordinario... il successo arriverà per loro tre anni dopo con il secondo "Images And Words"). Roddy Bottum con i suoi tasti donava enorme spessore alle composizioni dei Faith No More, senza per questo farle perdere in potenza, come erroneamente si poteva pensare. "From Out Of Nowhere" ne è un degno esempio, in quanto ha un bel tiro dall'inizio alla fine.
"Epic" fu il secondo singolo, quello che fece fare loro il botto, giustamente aggiungo io. Un massiccio rap-metal scandito dai potenti colpi della sezione ritmica, Bill Gould al basso (che indossava quasi sempre una maglietta dei Carcass!) e Mike Bordin alla batteria, veramente bravo e potente. All'interno di "Epic" troviamo anche schitarrate thrash, un ritornello melodico e memorizzabile e anche un finale pianistico... "Falling To Pieces" dimostra come i Faith No More si trovassero a proprio agio in ogni partitura, in questo caso più melodica. Il chitarrista Jim Martin ottenne più spazio nella successiva "Surprise! You're Dead!" (..!..), che infatti si apre con un riff alla Slayer (una sua grande dichiarata passione) e stranamente prosegue su questa strada. Da notare come Mike Patton riesca sempre a calarsi nello spirito della canzone che è chiamato ad interpretare (qui a tratti pare di sentire gli Hallows Eve di "Death And Insanity"... a tratti!). "Zombie Eaters" si apre con un delicato arpeggio per poi esplodere magnificamente in ritmiche martellanti e tastiere sognanti, vero marchio di fabbrica dei Faith No More. "Edge Of The world" è un pezzo pianistico, più adatto - si potrebbe pensare - a un fumoso club di periferia che non ad un album pieno di chitarre, ma invece ci presenta un'altra faccia dei 5, che anche gli album successivi non mancheranno di mostrarci.
Il secondo lato non è sicuramente inferiore al primo. "The Real Thing" e "The Morning After" sono possenti cavalcate addolcite da una tastiera lontana e alienante che dà al tutto un che di apocalittico, su cui Patton può sbizzarrirsi con i suoi deliri. "Underwater Love" è leggermente - e relativamente... - più spensierata, mentre la strumentale "Woodpecker From Mars" è veramente un brano incredibile, una locomotiva lanciata a velocità folle (chitarra-basso-batteria) con la solita tastiera a dettare legge, ipnotica e allucinante. In chiusura la cover di "War Pigs", molto fedele all'originale e quindi abbastanza inutile.
Non è un album di puro metal, mi pare ovvio, ma di potenza ce n'è tanta, così come di classe. E' un album che ha influenzato/segnato, anzi direi illuminato, tanti gruppi e tanti ascoltatori. In seguito i Faih No More faranno uscire altri album tutti apprezzabili ed ispirati anche se non sempre raggiungeranno le vette - altissime - di "The Real Thing".
Oggi non esistono più. Patton ha fondato la sua etichetta (Ipecac) per la quale incidono Melvins e altri gruppi/progetti che vedono a volte coinvolto lo stesso Patton. Ultimamente ha collaborato con gli schizzati The Dillinger Escare Plan per la realizzazione del loro ultimo EP. In tutta questa sua attività ha influito, penso, la sua collaborazione con John Zorn, sassofonista jazz che a inizio anni '90 fece uscire il secondo album della sua creatura Naked City per la Earache decantando a più riprese le lodi di gruppi come Estreme Noise Terror, Carcass e tutto il grindcore inglese. Tale album veniva definito - a ragione, tutto sommato - come jazz-grind... Ebbene, Mike Patton fece il tour europeo con tale gruppo e apprese sicuramente tanto dal Maestro Zorn, che durante i concerti, dopo aver stupito tutti con un intenso assolo di sax, faceva a Patton un cenno con la testa e questo si metteva a violentare il microfono con le urla più incredibili e quant'altro fosse possibile far uscire con le corde vocali per smettere solo al successivo cenno del Maestro.
(Linho - Gennaio 2003)

Voto: 10



Un album favoloso, un cantante carismatico, un genere innovativo (almeno ai tempi dell'uscita), canzoni travolgenti e trascinanti, melodia e potenza miscelati sapientemente, insomma è un capolavoro.
(metalchurch - Gennaio 2003)

Voto: 10 e lode