EXTROVERT
The Silver Thread Or Where Reality Ends

Etichetta: Blacksmith Prod.
Anno: 2007
Durata: 75 min
Genere: progressive rock / metal


Eccomi qui a parlare ancora di questa spettacolare band russa consigliatami da Linho. Dunque, eravamo rimasti al loro precedente lavoro, "Making The Ocean Awake", uno splendido esempio di come si possa suonare prog metal in maniera molto classica senza sembrare necessariamente la copia di questa o quella band. Nel breve commento che ho aggiunto alla recensione già presente su Shapeless, dicevo che benché tutto fosse ai limiti della perfezione in quel CD, c'era solo una cosa che non riusciva a convincermi completamente: la voce del cantante.
Be', per un caso strano, eccomi qui a recensire il lavoro successivo degli Extrovert, che questa volta è completamente strumentale! La motivazione è molto semplice, visto che in realtà questo "The Silver Thread Or Where Reality Ends" non nasce esattamente come un album, bensì come accompagnamento musicale ad uno spettacolo teatrale, una sorta di balletto rock, di musical, chiamatelo come volete. D'altra parte, come già ricordava Linho, gli Extrovert non sono nuovi a queste esperienze, visto che alcuni musicisti hanno partecipato a delle edizioni locali del "Jesus Christ Superstar".
Il risultato finale, quindi, è un lavoro estremamente diverso dal precedente, che nasce da presupposti lontanissimi e che, quindi, imbocca tutt'altra strada. "Making The Ocean Awake" conteneva nove tracce, tutte piuttosto lunghe, ed aveva una struttura ben definita e lineare; al contrario, questo nuovo lavoro non può mantenere le stesse coordinate e quindi si spezzetta in addirittura diciotto composizioni, mediamente intorno ai 4-5 minuti di durata, che si suddividono in due atti teatrali. Bene, lasciatevelo dire, questo CD è stupendo tanto quanto il precedente, anzi, per certi versi anche di più.
Togliamoci subito un peso e mettiamo in chiaro una cosa: essendo un progetto pensato inizialmente per accompagnare una parte visiva, è ovvio che qualcosa si perda. Non a livello musicale, ovviamente, ma bisogna ammettere che è difficile seguire tutte le diciotto composizioni senza perdersi un po' per strada: troppo vasto, troppo eterogeneo... probabilmente ci vorranno decine e decine di ascolti ancora prima di aver metabolizzato pienamente l'opera. Questo, però, non è necessariamente un difetto, anzi, è un segno in più di come gli Extrovert compongano musica intelligente e sfaccettata.
Ecco, a questo punto mi piacerebbe raccontarvi pezzo dopo pezzo l'intero CD, ma scriverei un papiro illeggibile e non riuscirei comunque a rendere giustizia a questa splendida opera, quindi mi accontenterò di darvi una panoramica della grande varietà di stili musicali che troverete in "The Silver Thread Or Where Reality Ends".
Prendiamo per esempio "Ouverture" (vi scrivo le traduzioni in inglese, ma tutte le composizioni hanno il titolo in russo), che nei suoi sei minuti sintetizza un po' lo stato attuale degli Extrovert: grande prog metal, chitarre dinamiche, passaggi quasi folk con dei begli interventi di fisarmonica, e un finale più lento ed emozionante, che lascia spazio ad una chitarra solista calda e vibrante. Da lì in poi è un susseguirsi di emozioni: ci sono vortici di virtuosismo prog, come "Persecution", "Witch" o "Journey"; momenti più dilatati e psichedelici con le chitarre che echeggiano e si riverberano su onde e riflussi di tastiere eteree ("The Meeting With Self"); oppure creature strane, robotiche e cibernetiche, con effetti sonori elettronici ("Guests From The Future").
Naturalmente non può mancare il progressive rock più classico, di derivazione settantiana, come nel caso di "Girl On A Swing", "Euphoria" o la crimsoniana "Black And White Slumbers"; poi un emozionante momento chitarristico ("They In Love Under The Rain") che mi ha ricordato il Brian May di "Bijoux", per non parlare poi della splendida "Tango With The Death", anche questa giocata tutta sulla fisarmonica. Applausi.
Non potevano mancare momenti più acustici ("White Crow"), con piano e chitarre in bella vista, mentre le tastiere delineano la melodia principale con suoni di flauto; il piano continua ad essere protagonista anche nei momenti più jazzy, come la meravigliosa "Blind Man", mentre in "Children's Playground" si affaccia addirittura una bossanova (!!). Ritmi tropicali di marimba ci cullano in "Colour Slumbers" ed eccoci alla fine del viaggio con il progressive più elegante di "Through The Time".
Insomma, come potete vedere c'è di tutto in questo lavoro e la cosa bella è che gli Extrovert padroneggiano ogni stile con una semplicità invidiabile; cosa da appendere gli strumenti al chiodo e chiudere bottega. Fidatevi ancora una volta e non lasciatevi scappare questo capolavoro, così diverso dal precedente, più basato sulle tastiere che sulle chitarre, ma non per questo meno affascinante ed entusiasmante.
(Danny Boodman - Novembre 2008)

Voto: 8.5


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