EXPERIMENT SOUND PROJECT
The Miracle In A Stranger Land
Etichetta: autoprodotto / Kick Agency
Anno: 2007
Durata: 52 min
Genere: prog metal
Experiment Sound Project. Leggendo queste tre parole che cosa vi viene
in mente? Il progressive metal? Be', avete indovinato, perché questo
gruppo di origine umbra si presenta con un debutto discografico
autoprodotto che prende vita sicuramente a partire dal progressive
metal, non senza dimenticare qualche accenno al prog rock. Tutto chiaro
e semplice, insomma, e in questo sta anche l'unico vero limite di un
lavoro come "Miracle In A Stranger Land": i cinquanta minuti del disco
scorrono piacevolmente, i musicisti sono tutti preparati a livello
tecnico, le tastiere di Alessandro Fiorucci ricamano con sufficiente
maestria, le melodie sono ben congegnate, eppure su tutto aleggia
quella sensazione di già sentito, la stessa che ti fa sapere
esattamente cosa aspettarti fin dal nome della band e dalla copertina
del CD.
Gli Experiment Sound Project nascono alla fine del 2002 e dopo i
primi anni di assestamento arrivano nel 2005 alla composizione del loro
album di debutto. "Miracle In A Stranger Land" è una specie di concept
album che ripercorre tutte le tappe della vita, dalla nascita alla
morte. La musica degli Experiment Sound Project si mantiene sempre su
toni ariosi, con melodie aperte e un buon uso del pianoforte a dare
sempre quel tocco di eleganza in più. L'inizio del CD è decisamente
apprezzabile, sia per la bella introduzione, "Overture 2005", sia per
le due successive composizioni, ovvero "The Miracle pt.1" e "Crying":
entrambe le canzoni, infatti, giocano su ritmi delicati, due pezzi
lenti che però non risultano stucchevoli o troppo scontati. Classici,
sì, ma in senso buono.
Con "Breathe To The Sky" il disco si sposta su coordinate più
tipicamente prog metal, a metà tra i Dream Theater più melodici e i
Fates Warning. Purtroppo qui le cose funzionano meno bene, con passaggi
davvero troppo canonici e, soprattutto, una prova vocale decisamente
sottotono, sia per qualità tecnica che per interpretazione. Questo
difetto va a incidere non poco sull'economia dell'intero disco,
soprattutto nei momenti in tonalità medio-alta.
"Make It Possible" risolleva in parte il livello dell'album, grazie ad
arrangiamenti più elaborati e curati che ritornano a prendere in causa
il buon vecchio prog rock, ma poi il resto dell'album scivola via senza
grandi guizzi: "Where The Heart Is" si barcamena tra momenti catchy e
tastiere ottantiane; "Elena" è un'altra composizione lenta e delicata,
che però si perde via in una durata eccessiva (otto minuti abbondanti)
e inciampa in momenti di noia; "Revenge" riporta un po' di vitalità al
tutto, ma poi la title-track non si trasforma in un bel colpo di coda,
riducendo tutto a una manciata di buoni spunti di tastiera e
pianoforte.
Peccato, perché il gruppo ha sicuramente del potenziale e ci sono
diversi momenti in cui si intravede una band dalle buone doti
compositive. Probabilmente è solo una questione di esperienza e col
passare del tempo riusciranno a lavorare con maggiore attenzione agli
arrangiamenti; a quel punto basterà staccarsi sempre di più dai padri
ispiratori per intraprendere la propria strada. Per ora promossi con
riserva.
(Danny Boodman - Aprile 2008)
Voto: 6
Contatti:
Mail Experiment Sound Project: matteo@progressivesp.biz
Sito Experiment Sound Project: http://www.progressivesp.biz/
Sito Kick Agency: http://www.kickagency.com/