EVEN VAST
Teach Me How To Bleed

Etichetta: My Kingdom Music
Anno: 2007
Durata: 41 min
Genere: gothic rock


La nostrana My Kingdom Music ci ha da sempre abituati a pubblicazioni davvero eccellenti, curate sotto ogni aspetto (qualità sonora, artwork, ecc.) e, soprattutto, capaci di aggiungere davvero qualcosa di nuovo al panorama odierno. Ben sapendo tutto questo, mi sono accostato al nuovo album degli italiani Even Vast con delle grandi aspettative, confidando nel fiuto dell’etichetta per un ennesimo progetto superiore, ma questa volta non tutto sembra andare per il verso giusto. Intendiamoci, gli Even Vast sono una band di tutto rispetto e il loro terzo full-length, “Teach Me How To Bleed”, è sicuramente un lavoro pregevole, eppure non posso dire di aver riscontrato in questa uscita lo stesso livello a cui siamo stati abituati dalla label romana.
Gli Even Vast nascono nel 1998 dalle ceneri dei Chaos And Technocracy e da subito si dedicano ad una sorta di gothic metal con voce femminile molto in voga in quel periodo. Con il passare del tempo, però, la band decide giustamente di intraprendere una strada più personale e, di album in album, affinano di più il loro stile, arrivando ad uno stile decisamente più melodico ed accessibile, una sorta di gothic rock con una buona componente elettronica che potrebbe posizionarsi sulle coordinate stilistiche di gruppi come Within Temptation e soprattutto The Gathering.
“Teach Me How To Bleed”, quindi, mostra una nettissima vena melodica, delicata ed elegante, che non ha molto da spartire con le atmosfere decadenti e cimiteriali di molti gruppi gothic; al contrario cerca il suo punto di forza negli arrangiamenti curati e nel tessuto sonoro creato dalla bella voce di Antonietta Scilipoti e dalle tastiere. Sicuramente importantissima per l’economia musicale del gruppo anche la componente elettronica, mai eccessivamente invadente ma comunque centrale all’interno della struttura ritmica.
Fin qui tutto ok, non ci sarebbe niente di cui lamentarsi, tanto più che le canzoni sono anche piacevoli e ben costruite. Tuttavia a mio parere ci sono anche un paio di difetti che, purtroppo, impediscono al CD di decollare come dovrebbe. Il primo va senza dubbio imputato ad una produzione troppo debole (ad opera del chitarrista Luca Martello), che enfatizza tastiere e voce, affossando invece le chitarre. Sebbene la scelta di non dare una produzione ‘pompata’ sia condivisibile, dato che impedisce al gruppo di allinearsi a tutta quella corrente gothic metal che ormai ha francamente stancato, devo dire che il risultato, comunque, si traduce in un suono troppo piatto, che sarebbe potuto essere migliorato pur mantenendo le stesse coordinate.
Oltre a questo, poi, mi sembra di percepire un’eccessiva linearità del songwriting, che punta quasi esclusivamente a sensazioni misurate, pacate e controllate. Una scelta senza dubbio voluta dalla band ma che, a mio parere, non riesce a cogliere nel segno: la sensazione, infatti, è che manchi un po’ di intensità, quelle emozioni che riescono a trasformare un brano ‘ben fatto’ in un vero capolavoro. Ecco, forse è questo il punto: gli EVen Vast funzionano, non hanno grandi mancanze formali e sanno scrivere buone canzoni (brani come “Limelight” o l’iniziale “Infected” sono lì a dimostrarlo), eppure non riescono a fare presa. Scivolano via senza scuotere. Insomma, oggettivamente non possiamo dire di trovarci di fronte ad un brutto lavoro, per carità, e sicuramente ci sarà modo di sentire ancora parlare della band in termini lusinghieri. Semplicemente gli Even Vast hanno ancora bisogno di un po’ di tempo per mettere a frutto le loro capacità: quando saranno riusciti a scrivere non solo delle belle canzoni, ma anche pezzi capaci di toccare quelle corde nascoste dell’animo, in quel momento avranno compiuto il passo definitivo.
(Danny Boodman - Aprile 2006)

Voto: 7


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