EUTHANASIA
Requiem: Songs For...

Etichetta: Crystal Production
Anno: 2004
Durata: 43 min
Genere: heavy-folk/death metal


Ed ora, godendo di questo piccolo momento di inverno in giugno, ben conscio della sua effimeritudinitàismicizia, mi accingo a togliere la polvere dai CD che mi ha fatto avere la Crystal Productions, un'etichetta ceca (che però ci vede benissimo; battuta di merda, ma non l'ho saputa trattenere, chiedo scusa a tutti) che si è data parecchio da fare, almeno a giudicare dalla quantità di materiale che ora mi trovo a dover ascoltare. Ma a me della quantità non me n'ha mai fregato nulla, quindi preoccupiamoci della qualità. La scelta del primo CD da recensire è stata effettuata con criteri tradizionali più volte testati (ho pescato a caso), ed i fortunati musici di quest'oggi sono gli Euthanasia, cechi anche loro.
Il lavoro in questione s'intitola "Requiem: Songs For...", e parrebbe essere il loro terzo album, almeno così m'ha detto l'uccellino. Si presenta molto bene, con una grafica professionale ed accattivante. Certo, se fosse uscito nel 1991 sarebbe stata ancora più accattivante, però... In fondo l'unica pecca dell'artwork sono le facce dei nostri cinque, che si sforzano di fare pose da metallari seri, ma evidentemente preferiscono ridere e quindi la fatica si vede!
Il CD gode di una signora produzione anche a livello sonoro. Il sound è equilibrato e professionale, assolutamente nulla da ridire. Il fatto che il suono sia molto pulito ovviamente dona agli Euthanasia, che hanno un scelto un genere piuttosto carino e decisamente non da fogna tenebrosa. Infatti il loro è soprattutto heavy metal, ma con molte influenze dal gothic e dal folk (aggiungere la desinenza 'metal' in entrambi i casi, please!), nonché da certo death metal melodico di stampo nordico, il che in fondo non vuol dire altro che 'heavy metal col growl!!', e il cerchio si chiude. Se si vogliono cercare delle analogie a tutti i costi con altre band esistenti, i primi che mi vengono in mente sono certi Sentenced, certi Amorphis, e certi The Gathering. Tuttavia l'unico elemento death presente negli Euthanasia è dovuto alla voce, che spesso utilizza un'impostazione growl, quando non si limita a vocalizzi aggressivi in stile stitichezza o non si mantiene sulle clean vocals. Tra l'altro le voci sono anche il difetto più evidente degli Euthanasia. Infatti Siki, bassista cantante nonché compositore di quasi tutti i pezzi (fa eccezione "Sanity", composta dalla tastierista Vendula), non riesce a far uscire la sua voce: pur molto presente, risulta debole e scarsamente convinta. Peccato. Il lavoro degli altri musisiti è ok, anche se chitarre e tastiere raramente emergono dal banale, ma probabilmente è meglio così, almeno per le tastiere, eheh!! Comunque melodie ed arrangiamenti sono molto curati, e si nota da molto lontano che ci è stato speso parecchio tempo!...
Passando ai singoli brani, il primo "Back In Life (The Sinner)" non pare un granché, ma si risolleva alla grande nel ritornello, nel quale fa la sua prima apparizione il violino di Zdenek, ospite della band in numerosi brani: interventi azzeccatissimi che giovano moltissimo al rendimento dei brani! Il secondo "White Lies" è anche il brano del quale è stato realizzato in videoclip inserito tra i contenuti multimediali (professionale ma non troppo, credo che domattina me ne sarò già dimenticato): scelta infelice secondo me, visto che mi pare uno dei brani meno significativi del lotto. Ah, a proposito di contenuti speciali, il CD contiene anche un lungo documentario/intervista agli Euthanasia, ovviamente realizzato in lingua madre, ma state tranquilli, ci sono anche dei sottotitoli in allegato! Dopo il sognante strumentale "Dying Memories" fa la sua apparizione uno degli anthem del disco: "Blind Man", un massiccio brano heavy metal fatto per piacere a tutti, grandi e piccini, mamme e papà! Forse uno dei momenti più easy del disco, ma è anche il brano che ti ritrovi a canticchiare passeggiando. Sempre che non prendi la macchina. Altri brani degni di nota sono "Memento", soprattutto per il fatto di essere cantato in ceco, il che aggiunge un tocco di esotismo, oltre che a liberarci da un inglese a tratti pronunciato in maniera davvero orribile!! E per finire, lo strumentale con violino in pizzicato "Strands Of Unknown", sembra un'introduzione per un brano dei Running Wild. E infatti il seguente "Unspoken", brano conclusivo dell'album, parte con un coro da galeone che sembra proprio mutuato dai suddetti piratoni!!
Per finire, una nota di merito sui testi, per una volta seri, realistici e, nonostante una immancabile melanconia di fondo, con i piedi ben piantati per terra.
In generale, nonostante i difetti, si tratta di un buon disco, ma si percepiscono sforzi sovrumani per cercare di emergere dalla mediocrità. Ce la possono fare, se resistono fino al prossimo album.
(MoonFish - Giugno 2005)

Voto: 7


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