EUROPE
Start From The Dark

Etichetta: T&T / Sanctuary
Anno: 2004
Durata: 49 min
Genere: heavy rock


Quando e' uscito questo disco non mi fidavo. Non tanto per la reunion (ne avvengono anche di buone, di tanto in tanto), quanto piuttosto perche' avevo smesso di fidarmi della band di Tempest gia' dal boom del loro "The Final Countdown". Avevano iniziato la carriera con due buoni album di heavy rock, poi col terzo lavoro si erano in un certo senso compromessi agli occhi degli appassionati della prima ora. La loro ascesa all'olimpo del successo me li aveva in qualche modo invisi, e da allora li avevo rinnegati senza rimpianto.
Diverse settimane fa mi hanno prestato questo disco quindi, e l'ho messo nel lettore un po' perplesso, senza troppa fiducia. E cosi' sono stato preso in contropiede quando i primi pezzi hanno cominciato a scivolare via uno dietro l'altro buttando fuori sonorita' belle toste che sicuramente non mi aspettavo dai cinque. Il trittico di apertura in particolar modo mi ha colpito, con le ottime "Got To Have Faith", "Start From The Dark" e "Flames". La chitarra di Norum va giu' di riff pesanti e incazzosi, lenti e ponderati (niente guitar hero ipertecnici qui) ma belli elettrici come piace a me. Mi aspettavo da un momento all'altro di sentir spuntare le tastiere di Michaeli con qualche passaggio orecchiabile e ruffiano per catturare l'attenzione delle radio e delle classifiche televisive, come accadde a meta' degli anni '80 con il loro famoso hit, ma niente da fare. Qualche minuto di fiato con "Hero", brano mi dicono dedicato all'idolo ispiratore Phil Lynott ("...you wrote the soundtrack of my life..."), che recupera in parte le sonorita' piu' commerciali del passato, e poi giu' di nuovo pesanti con "Wake Up Call" e altri brani che si susseguono alla ricerca di un rock molto duro che in qualche modo e' testimonianza di tutte le influenze formative a cui la band rende tributo. Un rock che forse non e' piu' di moda oggidi', e che quindi qui viene sapientemente mescolato a sonorita' moderne per ottenere un almalgama difficilmente decifrabile ai primi ascolti (a me ne sono serviti almeno una decina buona per mandar giu' anche i pezzi meno immediati e leggeri, come per esempio "Song no.12"), anche perche' sicuramente l'ascolto e' falsato dall'esperienza con i lavori precedenti del gruppo. Infatti il trucco alla fine sta nel dimenticarsi completamente di avere tra le mani un disco degli Europe, e fare finta che si tratti di una band completamente nuova.
Cosa manca in questo disco? Cosi' sui due piedi direi il pezzo da novanta, o il riff che fa la storia. Ma del resto e' talmente evidente la voglia dei cinque di emanciparsi da quel successo soffocante che li aveva fatti finire fuori strada tanti anni fa, realizzando quindi un disco che e' prima di tutto scritto per loro stessi, e che poi se piace anche al pubblico allora tanto meglio. Non saprei che paragoni fare per rendere l'idea della musica che suonano. Tocca procurarselo e darci parecchi ascolti, in modo da impararlo a memoria e da entrare dentro a ogni solco.
Io alla fine l'ho gradito assai, e mi sono deciso a comprarmene una copia perche' questo e' un lavoro onesto di rock massiccio come non se ne trovano tanti in giro (si ascolti per esempio "Sucker", che parla di una tipa che va in calore solo per i chitarristi famosi e che come sonorita' in alcuni passaggi mi riporta alla mente i Thin Lizzy). Quindi magari non piacera' troppo ai metallari col paraocchi o a qualche fan degli Europe da classifica del periodo boom. E' un disco per i rocker, e a loro consiglio di dare un bel po' di ascolti perche' potrebbero rimanere piacevolmente sorpresi, cosi' come e' capitato a me.
(Mork - Novembre 2004)

Voto: 8.5