ERA VULGARIS
What Stirs Within
Etichetta: Open Your Ears Music / Lugga Music
Anno: 2006
Durata: 55 min
Genere: prog/thrash metal
Se ci fosse ancora teonzo alla guida di Shapeless, questo sarebbe stato
proprio pane per i suoi denti. Inutile, il nostro super esperto di
questi generi di confine era proprio lui! Sì, perché gli irlandesi Era
Vulgaris si presentano sull'affollato mercato discografico con un debut
album che, senza alcun dubbio, non ama essere rinchiuso all'interno di
sterili etichette. La loro proposta è difficile, articolata,
sfaccettata all'inverosimile e forse non ancora perfetta, ma una cosa
bisogna ammetterla, sottolineandolo con forza: la band fa di tutto per
creare qualcosa di nuovo e difficile da inquadrare. Vi basterebbe
leggere la riga relativa al genere nei dati della recensione: non è
possibile stabilire con semplicità il genere proposto dagli Era
Vulgaris, l'unica soluzione è dividere il genere nelle sue componenti
principali, spesso diversissime tra loro. Come avrete già letto,
quindi, il gruppo si cimenta in un'intricata forma metallica che ha
come denominatore comune il prog metal più cerebrale, genere che serve
un po' da collante tra tutte le anime del gruppo, unito però ad una
spiccata inclinazione verso il metal estremo (ma non troppo), sia esso
thrash metal oppure death melodico. Il risultato è un improbabile ma
affascinante incrocio che, giusto per provare a fare un esempio,
potrebbe essere un punto di incontro tra lo spirito progressive degli
Spiral Architect, i Megadeth (per gli assoli e i riff più classici) e
il jazz estremo degli Ephel Duath, uniti ad un'altra decina di
sfumature provenienti dagli ambiti più disparati.
A questo punto il centro della questione si sposta leggermente:
immagino che uno stile come questo di per sé potrebbe già destare
l'attenzione o almeno la curiosità di molti, ma il punto adesso diventa
un altro. Gli Era Vulgaris riescono effettivamente nel loro compito?
Be', a mio parere sì e no.
Mi spiego meglio: le caratteristiche sono effettivamente quelle
descritte e quindi la band riesce di certo a colpire nel segno in uno
dei compiti più difficili in assoluto, ovvero creare qualcosa che
ancora riesca a incuriosire, e questo è il loro pregio. Se poi si
aggiungono una preparazione tecnica invidiabile e un muro sonoro
possente, il gioco sembrerebbe fatto. Eppure c'è qualcosa che non mi
convince.
Il fatto è che la sensazione che mi rimane è quella di un lavoro
riuscito a metà, mi sembra quasi che la band, impegnandosi a fondo nel
gestire una trama sonora così complicata, finisca per perdersi un po'
per strada. È come se gli Era Vulgaris abbiano riempito fino all'orlo
il bicchiere della loro creatività e adesso siano costretti a muoversi
piano e con poca naturalezza per paura di rovesciare il tutto. Tutto
questo si traduce in sei tracce su otto che, dopo un primo momento di
ammirazione per la miscela creata, finiscono per non raggiungere il
vero obbiettivo primario, ovvero quello di creare delle canzoni che
sappiano essere coinvolgenti ascolto dopo ascolto, che siano fluide e
naturali pur nella loro forma così inconsueta.
Paradossalmente, i momenti in cui questo riesce è quando la band
getta via ogni precauzione e si lancia nelle composizioni più folli: è
il caso di "I Must Have Your Brain" e, soprattutto, la conclusiva
"Imram". La prima è un perfetto esempio dello stile folle della band,
che passa senza sosta da un'influenza all'altra, gestendo partiture
intricate e fuori di testa, con tempi e ritmi impazziti e un vero
spirito innovatore, senza mai comunque perdere la bussola; la seconda
invece è una lunga suite di undici minuti, totalmente strumentale, in
cui le influenze degli Era Vulgaris si allargano in maniera
inverosimile, includendo mondi lontanissimi e riuscendo a farli
convivere alla perfezione: jazz, fusion, thrash, prog e perfino qualche
riff vicino al black metal, tutto trova ampio respiro in questa
composizione che non si pone limiti e quindi riesce a muoversi
liberamente pure nella sua pachidermica complessità.
Per concludere, quindi, possiamo dire che per essere un debut
album, c'è davvero di che essere contenti: gli Era Vulgaris non hanno
centrato in pieno il bersaglio, forse, ma sicuramente ci vorrà poco per
correggere il tiro e piazzare il colpo vincente. Intanto date una
possibilità a questa band e vedremo come si evolverà il loro sound
(Danny Boodman - Luglio 2007)
Voto: 7.5
Contatti:
Sito Era Vulgaris: http://www.eravulgaris.com/
Sito Open Your Ears Music: http://www.openyourearsmusic.com/
Sito Lugga Music: http://www.luggamusic.com/