EPHEL DUATH
Phormula

Etichetta: Code666
Anno: 2000
Durata: 42 min
Genere: avantgarde black


"Phormula" è il primo album dei padovani Ephel Duath, ed all'epoca erano ancora nella formazione originale, ossia un duo composto da Giuliano (chitarre, basso, synth, programming, voce) e Davide (chitarre, synth, voce). Gli Ephel Duath si erano fatti conoscere nell'underground grazie al demo "Opera", che aveva ottenuto molti consensi sulle zine in giro per il mondo, tant'è che le loro canzoni erano andate belle alte nella classifica di mp3.com. Tra gli altri, vennero notati anche dalla bolognese Code666, un'etichetta all'epoca ancora alle prime armi, ed attenta ai gruppi emergenti con una buona personalità. Così firmarono il contratto, ed uscì questo "Phormula", primo album per gli Ephel Duath e secondo per la Code666.
L'album contiene 8 canzoni, e lo stile lo si può definire come "avantgarde black metal". Con questa definizione si dice tutto e niente, quindi provo ad andare più sullo specifico. La musica di "Phormula" ha le radici nel black metal, difatti troviamo una batteria quasi sempre a mille e con un sacco di parti in blast-beat, la voce è in screaming, ed i riff di chitarra sono ricollegabili allo stile del black nord-europeo, sia per i suoni freddi che per l'effetto straniante che danno. Ma gli Ephel Duath non si fermano qua e vanno oltre, da cui l'uso della parola "avantgarde" nella definizione del genere. Prima di tutto le strutture delle canzoni sono piuttosto intricate, non ci troviamo di fronte a canzoni scarne e basilari. Poi si divertono a sperimentare varie soluzioni schizzate: lungo tutto l'album troviamo delle parti elettroniche, con effetti sonori strani, melodie dal sapore psichedelico e pure qualche parte cantilenante.
L'album non è facile da assimilare, servono vari ascolti. All'inizio può dare l'impressione di essere cacofonico, e pieno di parti senza senso. Poi però ascoltandolo con attenzione e leggendo i testi si riesce ad addentrarsi nell'anima di questo lavoro, e ad apprezzare tutti i dettagli, i tecnicismi ed i vari esperimenti che contiene. Qualche difetto però per me ce l'ha questo lavoro. Secondo me manca ancora la fluidità e la maturità nelle composizioni: si sente il talento del gruppo, si sente che di idee ne hanno da vendere, ma alcune parti le trovo un po' confuse e scollegate, mentre altre parti le trovo dispersive. Probabilmente sono difetti che sarebbero passati inosservati se l'album fosse uscito 5/6 anni prima. Ma visto che in precedenza erano uscite le figate di Ved Buens Ende, Fleurety, Solefald e Dødheimsgard (tanto per citare i primi che mi vengono in mente), allora mi viene spontaneo fare un paragone con quei lavori: "Phormula" lo trovo figo, ma non a quei livelli.
La produzione dell'album (curata presso i Fear Studio) secondo me è molto buona: i suoni non sono certo il massimo della pulizia, ma sono adattissimi al genere, devono essere sporchi e cattivi, ma distinguibili al tempo stesso. In questo ci sono riusciti molto bene, e non deve essere stato nemmeno facile far convivere le parti elettroniche con le chitarre di stampo black. La confezione è ottima, si tratta di un digipack curato di 4 pagine cartonate, e ci sono anche tutti i testi.
Insomma, si tratta sicuramente di un esordio positivo e promettente. In seguito questo album è stato ristampato dalla Earache col titolo "Rephormula", dopo una rimasterizzazione e l'aggiunta di alcune bonus track tratte dal demo. Non so come sia quella edizione, visto che avendo la prima stampa non ho idea di comprare anche quella. Curioso il fatto che le recensioni di "Phormula" fossero state per la maggior parte negative, mentre quelle di "Rephormula" parlassero quasi tutte di capolavoro. Secondo me non è un capolavoro, ma è un album che vale la pena di conoscere.
(teonzo - Ottobre 2003)

Voto: 8


Contatti:
Sito Ephel Duath: http://www.ephelduath.net/
Sito Code666: http://www.code666.net/




Molto bello questo disco, ma anche molto strano. Giuliano e Davide sono riusciti a creare una matassa sonora ingarbugliata che sta a noi sbrogliare, ascolto dopo ascolto. Non è il tipo di CD che ti scende subito, ma vi assicuro che se gli presterete la dovuta attenzione scoprirete che 'sti padovani ci sanno fare davvero. A volte sembrano un po' perdere il filo della composizione in qualche traccia, e spesso si sentono riferimenti agli Arcturus, ma in complesso lo considero un ottimo disco, riuscito proprio bene, in grado di non sfigurare troppo dinanzi ai mostri sacri dell'avanguardia black mondiale.
(Randolph Carter - Gennaio 2004)

Voto: 8