EN VAYNE
Dendrophobia
Etichetta: autoprodotto
Anno: 2006
Durata: 40 min
Genere: rock/prog/pop
En Vayne è la creatura partorita dalla mente di Bonnie Edner, cantante
e chitarrista, in collaborazione con John Tanios (the Mummy) tastiere,
Anthony DiSpigna batteria, Dmitry Kitagorodsky chitarra e John DeSalvo
basso. Abbiamo già avuto modo di parlare di Bonnie in qualità di
bassista degli Unatural Desaster, ma è sicuramente all'interno degli En
Vayne che la sua creatività è più libera di esprimersi. La band nasce
nel 2001 e arriva ai nostri giorni dopo svariate vicissitudini e cambi
di formazione, che trovate ampiamente raccontate nel loro sito, ricco
di particolari. Come avete potuto leggere nelle righe introduttive alla
recensione, il genere proposto dalla band non è facilmente
individuabile, ricco com'è di influenze che provengono dai più svariati
generi e periodi. Questo rende il prodotto estremamente accattivante e
fresco, anche se dal punto di vista commerciale probabilmente il non
poter essere etichettabile risulta un difetto. Difficile trovare una
casa discografica disposta a produrre un CD non facilmente collocabile
e non rivolto a nessun pubblico in particolare.
"Groovatron" apre "Dendrophobia", con un riff hard rock che fà
subito presa sulle orecchie dell'ascoltatore, ma gli episodi che si
susseguono all'interno della stessa composizione rasentano il prog, in
modo particolare nell'uso delle tastiere, mai banali e sempre ricercate
nei suoni. In particolare proprio le tastiere donano un tocco esotico
alle composizioni degli En Vayne, attingendo alla musica etnica
nord-africana, che sicuramente fa parte del bagaglio culturale di John
Tanios, egiziano di origini. La cosa è particolarmente evidente in
"Klezmer", dove il cantato di Bonnie, in questo caso una sorta di Cindy
Lauper isterica, crea un contrasto spiazzante. La voce è sempre ben
inserita nel contesto delle composizioni e buona la capacità di Bonnie
di dosarla e di interpretare le varie parti delle canzoni. "Bloody
Murder" è certamente la traccia meglio riuscita di tutto l'album, che
raggiunge il suo apice nella parte centrale, particolarmente
progressiva dove evidenti sono le influenze di Pink Floyd, ma anche di
Gentle Giant e di altre grandi bands prog degli anni '70, non ultimi i
grandi U.K., soprattutto nella scelta dei suoni delle tastiere. Molto
coinvolgente anche "Oceans", che alterna momenti tranquilli, quasi
sognanti, ad altri aggressivi e distorti; particolarmente belle le
linee vocali che vengono affiancate nel finale da fraseggi di tastiere
particolarmente ispirati. Due episodi più pop, ma non per questo di
qualità inferiore, sono "Alive & Breathing" e "One Of Us", che
attingono dai classici del genere degli anni '70, facendo largo uso
dell'organo Hammond, (di nuovo l'influenza del tastierista,
originalmente organista in Chiesa, è fondamentale) ma senza perdere di
vista il presente nelle melodie della voce. Particolarmente sofferta è
"Clover In Death Minor", malinconica in tutta la sua durata, che tocca
momenti di grande lirismo. Nella conclusiva "Set in Stone" tornano a
soffiare i venti del deserto egiziano e il riff della chitarra e le
partiture della tastiera attingono a piene mani dalla musica popolare
della terra delle piramidi. "Dendrophobia" risulta un disco piacevole e
ben costruito, strano ma bello, mai banale e ricco di sorprese. Il
fatto che non possa essere etichettato con precisione è, per me,
certamente un pregio.
(J.L.Seagull - Settembre 2007)
Voto: 7.5
Contatti:
Mail: envayne@gmail.com
Sito internet: http://www.envayne.com/