ENTOMBED
Wolverine Blues

Etichetta: Earache Records
Anno: 1993
Durata: 35 min
Genere: death'n'roll


"Wolverine Blues" è stato da molti considerato la pietra dello scandalo nell'intera discografia degli Entombed, questo perché, uscito in piena era grunge, sembra risentirne in talune sonorità, soprattutto per quel che riguarda il suono delle chitarre, sempre grezzo e violento ma anche marcatamente meno angosciante e claustrofobico. Avvisaglie di tutto questo ne potemmo già sentire nell'EP "Hollow Man", uscito qualche mese prima, dove si intravedevano grossi cambiamenti nello stile e nelle sonorità del gruppo svedese.
L'album inizia con "Eyemaster": un riff pesante e sfacciatamente rock'n'roll fà da apripista al cantato di L.G.Petrov, tornato all'ovile; del vecchio growling non vi è più traccia, ma urla laceranti ci introducono all'inferno. Hellid e Cederlung sembrano essere in forma sfornando ritmiche al fulmicotone ed assoli velocissimi ed ispirati.
In "Rotten Soil" la fa sicuramente da padrone il suono sgraziato e slabbrato del basso, che con una ritmica incessante dà quel qualcosa in più all'intero pezzo, così come il bridge poco prima degli assoli, a dir poco fenomenale e dall'impronta seventies. Eccoci quindi alla title-track dove, in alcune soluzioni armoniche e nella furia cieca del ritornello, tornano a far capolino i vecchi Entombed: suoni taglienti e ficcanti, atmofere cariche d'angoscia ed opprimenti.
Con "Demon" ci troviamo di nuovo di fronte ad un pezzo dalla non facile connotazione e dallo svolgimento veloce e dritto al sodo; le chitarre si fanno più pesanti, la voce è ancora più pulita ed un paio di stop and go prima dei ritornelli rendono ben chiaro dove i nuovi Entombed vogliono arrivare. Il primo, fulgido esempio della nuova strada sonora da loro intrapresa. Degli spari vanno ad introdurre "Contempt", il pezzo più cadenzato, pesante e sabbathiano e dagli assoli più belli dell'intero lavoro.
Eccoci quindi al binomio "Full Of Hell" e "Blood Song", a mio modesto parere due capolavori. Da segnalare assolutamente la strofa di "Full Of Hell", una tra le più coinvolgenti che L.G. abbia mai cantato, e le chitarre della seconda, che spaccano veramente il culo e dove la batteria ed il basso vanno a dare il meglio di sé. Gli anni settanta tornano a farsi sentire in "Hollow Man", soprattutto nel riff portante dalla vena quasi psichedelica ed ipnotica e dove il suono delle chitarre va a ricordare sicuramente talune band provenienti da Seattle.
La furia si impadronisce di nuovo di noi con "Heavens Die", altro pezzo old style, rabbioso, crudele, spaccaossa e dove i due chitarristi danno ancora buona prova delle loro immense capacità, trovando intrecci funambolici e dal gusto armonico decisamente retrò. "Out Of Hand" è il pezzo conclusivo, la violenza non è ancora sopita, ribolle ancora nel cuore dei nostri che non trovano altro sfogo che sbattercela in faccia, in maniera repentina e senza alcun compromesso; un vero pugno allo stomaco dalla matrice velatamente punkeggiante.
Ecco questo è "Wolverine Blues" nel bene e nel male. Come ho già detto in precedenza, il suono delle chitarre è veramente grunge, ma lo è più per la riuscita sonora che per una mera attitudine, che invece pian piano sta virando verso lidi più rock'n'roll e dalla venatura punk, che soprattutto nei lavori futuri diverrà il nuovo marchio di fabbrica dei cinque di Götheborg, tanto da farli additare da molti, ma non dal sottoscritto, come gli inventori del cosiddetto death'n'roll.
Non è sicuramente un capolavoro, ma un buon album di transizione con alcuni spunti di notevole fattura ed un uso del basso smaccatamente psichedelico e vagamente stoner.
(Pasa - Aprile 2005)

Voto: 7.5


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Sito internet: http://www.entombed.com/