ENTOMBED
Clandestine

Etichetta: Earache
Anno: 1991
Durata: 44 min
Genere: death metal


Devo dire che le aspettative da parte mia erano molte per questo secondo lavoro del combo svedese, dopo appena un anno dal capolavoro "Lefth Hand Path", e sicuramente non sono state disilluse, anzi, il salto di qualità che per certi versi mi sambrava impensabile ci fu eccome. Le atmosfere tenebrose e da film horror evocate dal primo album sono qui riproposte, forse in chiave leggermente più intimista, meno sfacciatamente dirette e pompose, ma più ricercate e pensate.
Si parte subito alla grande con uno dei brani storici della band, "Living Dead". E' un pugno nello stomaco, ritmiche serrate, grezze e fredde come una lama di rasoio; gli screaming sono sguaiati e brutali, il break centrale è melodico ed orecchiabile che va a lanciare l'incredibile assolo di Hellid, ficcante, chirurgico, veramente micidiale. Non c'è nemmeno il tempo di riprendersi ed ecco "Sinners Bleed" con il suo riff portante da antologia ed il cantato accostabile a pure grida di dolore; la risata spettrale che avvolge l'intero pezzo ci immerge in meandri di puro terrore senza alcuna via d'uscita. Grandi.
L'inizio classicheggiante di "Evylin" è strepitoso, il fraseggio acustico centrale fa da contraltare a ritmiche ed assoli che non possono non trascinarti in quelle fredde e desolate lande svedesi, rendendoti preda innocente di non so quale spirito maligno. Se un appunto si può fare è alla voce di Dordevic, nell'occasione sostituto di L.G. Petrov, molto animalesca ed istintiva ma a mio modesto parere anche molto meno personale. Altro pezzo violentissimo è "Blessed Be", dove le chitarre sembrano rincorrersi in un'incessante gara senza fine il cui apice è cotraddistinto da assoli intrecciati veramente ispirati. Ritmiche thrashy aprono "Strangers Aeons", dalla strofa cadenzata ed orecchiabile, ma che nel complesso sembra la meno ispirata del lotto.
Eccoci quindi al miglior pezzo dell'album, "Chaos Breed". Sin dall'inizio si intuiscono le potenzialità di questo brano: contiene ritmiche cadenzate, riff-rama melodico e surreale, strofe al limite delle capacità umane e ritornello assolutamente memorabile. Il riff centrale è da storia della musica e fa da apripista al più bell'assolo dell'album, poi si scatena la furia e non ce n'è più per nessuno, il tritasassi è in funzione. "Crawl" è un altro buon pezzo, ma in fondo risulta trascurabile. L'inizio di "Severe Burns" ricorda vagamente a livello d'atmosfere il finale di "Lefth Hand Path", di nuovo il freddo si fa strada in noi, ci immobilizza, ci rende inermi e fa in modo che la rabbia successiva non trovi alcun ostacolo in noi, impadronendosi della nostra anima pura. Il dolore sembra passare, forse ci è concessa una tregua, ma ecco che il tagliente assolo di Hellid ci lacera di nuovo le carni, in profondità, senza scampo, lasciando i nostri poveri resti in balia della furia.
Con "Through The Collonades" tutto è finito, le chitarre melodiche ci accompagnano nell'aldilà e un basso pulsante scandisce i nostri passi lenti. Chiuderemo i nostri occhi per vedere oltre il labirinto che circonda le profondità del nostro inconscio. Così recita il testo di questa canzone e così ti fanno sentire gli Entombed: il nulla è intorno a te, rimane solo un enorme senso di vuoto, paura, terrore, ed i cinque svedesi non fanno altro che mostrarne la faccia più vera.
"Clandestine" è certamente un gran disco. La produzione è nettamente superiore all'album precedente, soprattutto le chitarre hanno acquistato più corpo, più pesantezza, non perdendo comunque quelle sonorità tipiche del gruppo svedese: distorsione a "sega elettrica", assoli gelidi e taglienti. Quindi se si poteva fare un passo avanti rispetto a "Lefth Hand Path", gli Entombed ne hanno fatti almeno dieci. Micidiali. Grandissimi.
(Pasa - Dicembre 2004)

Voto: 10


Contatti:
Sito Entombed: http://www.entombed.org/

Sito Earache: http://www.earache.com/