ENSOPH
Project X-Katon
Etichetta: Cruz Del Sur Music
Anno: 2006
Durata: 65 min
Genere: electro-industrial gothic metal
A distanza di due anni dalla pubblicazione di "Opus Dementiae", gli
Ensoph sono tornati con un album nuovo ed attesissimo: "Project
X-Katon". Sin dalla copertina, si capisce che almeno una parte
dell'immaginario di questi veneti sia cambiato. Su uno fondo nero,
campeggia un simbolo argenteo composto da lampi, attrezzi chirurgici,
le immancabili maschere a gas ed un'immagine d'assieme dura e sobria.
Sembra ispirarsi alle vecchie iconografie della prima metà del secolo
scorso, di propaganda dittatoriale o, soprattutto, sovietica. La Russia
in particolare pare aver colpito l'immaginario degli Ensoph, come può
rivelare una veloce occhiata alla tracklist.
"Project X-Katon" è stato registrato allo studio The Outer Sound, sotto la supervisione di Giuseppe Orlando (Novembre).
La formazione degli Ensoph vede N-Ikonoclast alla voce, Xraphæl alle
chitarre ed alla programmazione, KKTZ al basso, Next-X@nctum alle
tastiere e Xenos alla batteria. Anna, che ora non fa più parte degli
Ensoph, partecipa comunque alle registrazioni col suo flauto. Si
segnala inoltre la presenza della cantante ospite A. Buosi degli
Scarecrow.
"In The Name Of Freedom" è una strana introduzione che accosta una
melodia russa a suoni tipicamente industrial. In primo piano, una voce
narrante.
La prima vera canzone si intitola "Condemned (In The Penal
Colony)", ed è aperta dal suono del flauto su un accompagnamento di
basso e batteria. Con l'intervento della voce pulita di N-Ikonoclast e
della chitarra ritmica, "Condemned" assume immediatamente i connotati
di canzone alla Ensoph. Nel corso degli anni, la band ha guadagnato
abbastanza esperienza dal proporre un suono personale ed
inconfondibile. La qualità di registrazione, impeccabile, mette in
evidenza tutti gli strumenti e garantisce un buon tiro al tutto.
Ovviamente, i veneti non tradiscono regalando all'ascoltatore melodie
di valore e di facile assimilazione. L'opener non si discosta molto
dallo stile dell'album precedente. Può essere considerato un tratto
d'unione tra il passato degli Ensoph ed il presente.
Presente che è ben rappresentato da "Kirillow's Bullet (Aleksjej
Nilyč: A Russian Trylogy Pt.1)", canzone vigorosa e vitale, che non
rinuncia né alla melodia né alle atmosfere dark. Rispetto al passato,
si sente come gli Ensoph abbiano fatto più attenzione alla resa su
disco delle proprie canzoni. Finalmente il suono è più sanguigno, e si
avvicina alla potenza sprigionata nelle esibizioni dal vivo (almeno, io
li ho visti solo una volta e posso testimoniare che pestino parecchio).
Vorrei fare un'osservazione. Noto nelle parti vocali, in particolare
quando il cantante si esibisce in vocals pulite, una (in)consapevole
cadenza alla ultimi Death SS. Non so se questo mio giudizio sia
influenzato dalla consapevolezza del buon rapporto tra i due gruppi,
fatto sta che talvolta alcune inflessioni nell'interpretazione, alcune
scelte melodiche mi sembrino vagamente alla Steve Sylvester (a
prescindere dal fatto che N-Ikonoclast sia dotato di una voce migliore
e dal timbro completamente diverso). Forse è solo una mia impressione,
ripeto: chi ascolterà questo CD trarrà le sue valutazioni personali.
Comunque "Kirillow's Bullet" (tra l'altro, il titolo è riferito ad un
nichilista de "I Demoni" di Dostoevskij) è un'ottima traccia, nella
quale spicca il grande lavoro di Next-X@nctum alle tastiere e la
cattiveria esecutiva del quintetto. Molto buona!
"D-Generation" (gioco di parole abbastanza abusato) mette in
mostra le immense potenzialità di questa band, servendo sul piatto la
classica mistura di darkwave, industrial, prog e anche (perché no)
black. Le scelte compositive sono, in questo caso, abbastanza
originali, soprattutto nelle fasi ritmica ed armonica. Più nella norma
il ritornello, con una voce femminile a doppiare quella del cantante.
In alcuni momenti, flauto e pianoforte salgono in cattedra, mentre
l'accompagnamento rimane in sordina. Altre volte, ci sono delle vere e
proprie esplosioni metalliche (ovviamente legate alle potenti plettrate
di di Xraphæl). Anno dopo anno, gli Ensoph riescono a creare
arrangiamenti sempre più convincenti. Invito l'ascoltatore a prestare
molta attenzione al lavoro svolto dai vari musicisti in "D-Generation",
ed in particolare alla naturalezza con la quale vengono accostati
elementi metal ed elettronici.
"Icons In The Dust" è la quinta traccia dell'album, e le
coordinate stilistiche di "Project X-Katon" sono già bene evidenti.
Ritmiche precisissime ed avvincenti, frutto di ottima tecnica e grande
intesa, fanno una grande figura ben decorate dai colori della tastiera
e dei samples. La voce è duttile come al solito ed espressiva.
L'elemento gotico è messo bene in evidenza, soprattutto nella seconda
parte della canzone, dalla melodia vincente. Catchy e ruffiana al punto
giusto, ma senza svendersi.
"Un Petalo Di Pietà" è il classico delirio di metà CD, tipico dei
lavori degli Ensoph (ricordo ad esempio "Salmo A Nessuno" in "Opus
Dementiae"). N-Ikonoclast dà sfogo a tutta la sua capacità
interpretativa, scandendo le parole in italiano di una filastrocca
inquietante, con una base ambient/industrial/elettronica molto oscura.
Traccia malata, ma estremamente efficace.
"Getsemani", che non nasconde vaghe inflessioni orientaleggianti,
è una buona prova legata tematicamente al brano precedente. Come già in
passato, il gruppo veneto si riferisce spesso e volentieri alla
tradizione cristiana, e ne sfrutta l'immaginario per i suoi fini. Non
deve stupire la frase "Ego Sum Via, Vita Et Veritas" che campeggia in
copertina. Comunque, il lettore può approfondire il rapporto
Ensoph/immaginario cristiano leggendo la mia vecchia intervista,
risalente all'epoca di "Opus Dementiae". "Getsemani" è soddisfacente in
ogni sua parte. Notevole l'assolo finale del tastierista, di chiara
impronta prog.
"The Source Becomes Desert" dimostra sin dalle prime battute
un'attitudine più vigorosa. Ad una strofa nervosa, succede un
ritornello arioso e di facile presa. La struttura della traccia si
evolve in seguito verso lidi differenti, ma che non incidono sulla
coerenza della composizione. Il tutto è impreziosito dall'assolo di
chitarra ad opera dell' "ospite" Giuseppe Orlando.
In "Holy Bleeds (Rodion Romanyč: A Russian Trilogy Pt. 2)"
l'elettronica ritorna ad avere sopravvento sul tutto, contaminando
pesantemente l'estetica del brano. Anche le vocals sono effettate,
talvolta, con un timbro robotico (tipo quello utilizzato dai Cynic,
ricordate?). A parte questo particolare significativo, la canzone non
tradisce gli standard di "Project X-Katon". Melodia e potenza vanno a
braccetto, con un occhio di riguardo alla melodia. Ah, il Rodion a cui
fanno riferimento nel sottotitolo sarebbe il Raskolnikov di "Delitto E
Castigo"...
"Pain, Pride And Regret", che vede anche Giuseppe Orlando alle
backing vocals, ribadisce la qualità del songwriting dei veneti. La
canzone è piuttosto cattiva, in grado di spaventare l'ascoltatore ma
attraendolo contemporaneamente in maniera perversa. La musica degli
Ensoph è sempre così ambigua, sia nelle sue melodie suadenti, sia nel
suo flirtare con i vari generi musicali.
"Leaving No Trace Behind (Ivan Karamazov: A Russian Trylogy Pt. 3)"
potremmo considerarla quasi una ballad, per quanto questo termine sia
impreciso. Mi spiego meglio. Si tratta di una delle tracce più morbide
dell'album, veramente accostabile e piacevole all'ascolto. La voce
femminile dà quel tocco di classe in più che non guasta. Un potenziale
singolo. Ah, devo spiegare di che libro sia protagonista Ivan
Karamazov?
"Project X-Katon" si chiude con la ripresa dell'introduzione "In The Name Of Freedom".
Terminato l'album, ecco tre tracce bonus: si tratta delle
radio-edit di "Condemned", "Icons In The Dust" e "Leaving No Trace
Behind". I titoli sono segnati sul promo, ma non sulla copertina
ufficiale del CD (io ho la versione digipack). Non vale la pena
commentarle, secondo me. Preferisco piuttosto scrivere due righe sulle
le tre canzoni presenti sul MCD "The Seductive Dwarf E.P.", allegato
alle prime 1500 copie di "Project X-Katon". In esso figura Steve
Sylvester come ospite e cantante.
Il MCD è aperto da "Sex Dwarf". Canzone piuttosto spedita, è
dotata di uno strisciante sex-appeal eheh! Il cantante dei Death SS si
esibisce in una prova piuttosto "confidenziale", priva di acuti nasali
come sarebbe stato più lecito attendersi. Complessivamente, un episodio
carino (dalla ritmica particolarmente danzereccia) ma che non mi fa
impazzire.
Molto meglio la reinterpretazione di "Sun Of The Liar", già
presente su "Opus Dementiae". Steve Sylvester ritorna su livelli
ottimi, e regala agli Ensoph una delle sue prove migliori. Davvero!
Il MCD è concluso con il remix di "Sex Dwarf" da parte di Xraphæl.
Ancora più dance dell'originale! Un lavoro simpatico, niente più.
"Project X-Katon" è probabilmente l'album più maturo partorito
dagli Ensoph. Un lavoro maiuscolo, che centra il bersaglio senza
perdersi in intellettualismi inutili o fini a sé stessi. Album dopo
album, il gruppo veneto dimostra di non crogiolarsi mai sui buoni
risultati ottenuti, ma di lavorare duramente per migliorarsi sempre di
più. Miglioramenti non solo tecnici, ma anche relativi all'equilibrio
del songwriting, alla capacità di focalizzare una meta e di
raggiungerla. Il loro stacanovismo sul palco, la loro volontà
incrollabile di suonare sempre e solo la musica che amano, li rendono
così speciali, così ammirevoli. Se tutti i gruppi italiani avessero la
metà della serietà, della passione e dell'umiltà degli Ensoph, avremmo
una scena metal invidiata in tutto il mondo.
Comprate "Project X-Katon". Punto e basta.
(Hellvis - Marzo 2006)
Voto: 8.5
Contatti:
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