EMPYRIA
Sense Of Mind

Etichetta: Scrape Records
Anno: 2002
Durata: 53 min
Genere: Prog Metal


Quando mi è arrivato il pacco con il CD degli Empyria ho avuto una forte sensazione di deja-vu. Quel nome non mi era nuovo. Quindi ho messo in moto il mio archivio cerebrale e, tra mille immagini, ho trovato quello che cercavo. Praticamente, mi erano rimasti impressi il logo e la copertina del primo album, uscito nel '96 per la T&T/Noise e recensito positivamente sulle pagine di Metal Shock.
Da "Behind Closed Doors", album di debutto, di cose ne sono cambiate parecchie. Una su tutte, l'etichetta, che dopo l'album citato li scaricò, sicuramente per scarse vendite. Il gruppo canadese però non si è certo arreso, sfornando altri tre album, usciti per piccole etichette o semplicemente autoproducendoli. L'ultimo uscito è proprio il nostro "Sense Of Mind" del 2002, accompagnato da un meraviglioso artwork, da sempre una costante per gli album degli Empyria.
Una cosa è certa, SOM non è un album dai ritornelli facili, tanto che i primi ascolti sono stati all'insegna del "ferma tutto e apri bene le orecchie", praticamente se cercavo di fare altro mentre ascoltavo l'album allora in testa non mi restava un solo riff o una melodia. Poi ascolto dopo ascolto il disco cresce e si inizia a memorizzare qualcosa, certo non stiamo parlando di un capolavoro, però dopo averci fatto l'orecchio si fa apprezzare.
Gli Empyria, si ispirano ai Fates Warning dell'era centrale, quella del salto da band prevalentemente di Heavy Metal epico a creatura Prog Metal, con album complessi come "No Exit" e "Perfect Simmetry", che segnavano l'ingresso nel gruppo di grandi musicisti come Mark Zonder e Ray Alder.
Il gruppo sicuramente potrebbe osare di più, nel senso che dovrebbe concentrarsi di più sugli arrangiamenti e specialmente sulle linee vocali, troppo spesso buttate così, quasi improvvisate e senza tanta ricerca armonica. Il cantante Phil Leite, chiaramente influenzato da Ray Alder e in piccole sfumature da Geoff Tate, predilige costantemente tonalità alte, che non sempre si sposano bene con il buon lavoro svolto dal resto del gruppo. E' un peccato, perché quando si mettono d'impegno riescono a scrivere ottime canzoni come "Ties That Bind" posta in apertura, la title track o l'ultima "Forever", che si chiude con un appendice strumentale molto suggestiva.
Non conosco le precedenti uscite, ma penso che con tre album alle spalle certe ingenuità dovrebbero non esistere più. Comunque, per i fan del prog SOM potrebbe anche essere un buon aperitivo, in attesa delle abbuffate che faremo con le nuove uscite dei grandi del genere.
(carma1977 - Aprile 2003)

Voto: 7


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