EMBERLAND
Emberland
Etichetta: Blacksmith Productions
Anno: 2006
Durata: 31 min
Genere: death'n'roll / death metal
Questo album omonimo è l'unica testimonianza che gli Emberland hanno
lasciato della loro breve esistenza, se si esclude un demo risalente al
2005, del quale non penso siano circolate tante copie. Il gruppo era
originario della Russia, vedeva coinvolti Dmitriy Bratishkin alle
chitarre e al basso, Eugeniy Golubev alla batteria e Aleksey Kozlov
alla voce e suonava un curioso intreccio tra death metal roccioso di
stampo americano e death'n'roll. L'impronta rock degli assoli,
l'influenza dei Pantera sul modo di comporre e la ricerca non certo
ossessiva della violenza a tutti i costi era ciò che distingueva gli
Emberland dalla folta schiera di gruppi death che popolavano e popolano
tuttora l'underground e li rendeva una band death'n'roll. L'esempio più
significativo l'abbiamo con la conclusiva "Mr. Earthmover", una
strumentale che pare ispirata addirittura ai Black Sabbath.
Caratteristiche comuni a tutte le otto canzoni contenute su
"Emberland" sono la voce animalesca e abissale di Aleksey, le ritmiche
martellanti -ma non troppo spinte e non certo esasperate-, i riff
rocciosi, ora decisamente semplici, quasi d'accompagnamento, ora più
complessi e vari. Il risultato è un album possente ma troppo ripetitivo
e monolitico, costruito per intero su poche idee riproposte di
continuo. L'andamento poco scorrevole dei brani, dovuto ad un intreccio
di riff privi di tiro e frammezzati da pause frequenti, fredda
ulteriormente gli entusiasmi.
Altro inconveniente notevole è la produzione. Le chitarre sono
sommerse da una tonnellata di gain che rende il suono grasso,
distortissimo e per nulla versatile, mentre per il genere proposto
sarebbe stato assai più conveniente un suono caldo, magari leggermente
ispirato ai seventies. Qui, invece, abbiamo tutto l'opposto: la
distorsione esagerata delle sei corde rende uniforme tutti i brani,
ammazzandone l'espressività. Neanche nei momenti più cattivi ("Broken
Mirrors", "Crushed By Fallen Sky", "Faceless Humanity") questo difetto
svanisce, a significare che il suono non funziona nemmeno per i brani
più legati al death metal e che, dunque, sarebbe stato da rivedere del
tutto. Anche i Konkhra, su "Spit Or Swallow", avevano le chitarre
parecchio distorte, ma le loro erano ben più secche e grattavano
decisamente di più. E, poi, le canzoni avevano molta più botta, ma
bisogna ammettere che lo stile era più aggressivo. D'altra parte, un
gruppo come i finlandesi Convulse, che nel 1994 con l'album
"Reflections" si era avventurato in territori death'n'roll, aveva
optato per una registrazione assai più naturale e meno satura rispetto
agli Emberland, con risultati migliori. Questi sono soltanto due esempi
di gruppi death'n'roll che avevano ottenuto una registrazione
equilibrata ed in linea con ciò che suonavano. Gli Emberland, avendo
un'impronta seventies nel loro stile, ma non così marcata come i
Convulse, avrebbero potuto scegliere un suono a metà strada, magari
provando ad adattarlo alle loro influenze death di stampo americano.
La batteria troppo meccanica contribuisce ulteriormente a rendere fredda e stancante la proposta del trio.
Probabilmente gli Emberland avevano le carte in regola di fare di
meglio in futuro: le capacità tecniche c'erano, bastava riorganizzare
le idee, rendere un po' più appetibili i brani e curare molto di più la
registrazione. Invece si sono sciolti e, a quanto pare, nessuno ha
collezionato esperienze musicali di rilievo da allora.
"Emberland" è un album che potrebbe stuzzicare qualche
appassionato del death'n'roll oppure qualche deathster di larghe
vedute, visto e considerato che la Russia non è certo una fucina di
gruppi di questo genere. D'altro canto, c'è molto di meglio in giro. A
voi la scelta.
(BRN - Gennaio 2009)
Voto: 5.5
Contatti:
Mail Emberland: emberland@mail.ru
Sito Emberland: http://www.blacksmithprods.com/b-emberland_eng.html
Mail Blacksmith Productions: blacksmith@hotbox.ru
Sito Blacksmith Productions: http://www.blacksmithprods.com/