EMANCER
Invisible

Etichetta: Golden Lake Productions
Anno: 2003
Durata: 49 min
Genere: symphonic prog/black metal


Questo disco non mi è piaciuto. Uno, avendo questa frase e la mia indicazione sul genere potrebbe anche fermarsi qui. E non avrebbe neanche torto. Però continuo a scrivere, per motivare queste mie affermazioni, magari qualcuno legge.
Innanzitutto, chi sono gli Emancer? Sono un duo norvegese (Gorbag alla voce, Mithrin a tutto il resto) giunto ormai, con questo "Invisible", al terzo album. Prima già avevano realizzato due demo col nome di Utumno, nome che ricordo di aver già sentito circolare negli anni '90 ma, siccome ne serbo un bel ricordo, deve trattarsi di un caso di omonimia. (ah! ah! battutina acida!)
E che musica fanno gli Emancer? Immaginate i Satyricon che si convincono di essere i Dream Theater ma senza il loro estro né la loro padronanza tecnica. Né la loro formazione, visto che qui si ha a che fare con una batteria elettronica, una tastiera onnipresente che alla lunga dà sui nervi (personalmente a me dà sui nervi molto prima, comunque) ed un basso e una chitarra, ovviamente. Tutti strumenti manovrati dalla stessa persona, per cui se non vi piace il suo stile siete fritti! Almeno coi Dream Theater, se non mi piacciono le chitarre, posso concentrarmi sul basso o, mi voglio rovinare, sulle tastiere!!
A dispetto di tutto ciò il suono è bello pulito, e gode di una registrazione invidiabile. Quindi il disco è molto ben ascoltabile, e tutto sommato di buona qualità: ben registrato e ben suonato. Il problema sono i contenuti. Brani non pomposi ma ampollosi. Composti da micro-parti molto apprezzabili che però nel tutto diventano davvero pesanti (e non nel senso di 'heavy'), al limite dello strazio, come nel caso di "On Borrowed Time". Ogni tanto salta fuori qualche riffone micidiale (quello di "Mass Destruction", ad esempio) che avrebbe fatto la sua porca figura nel repertorio di gruppi come Khold, Disiplin e compagnia bella, ma presto viene soffocato da tastieroni atmosferico-spaziali suonati con 11 dita e tutto va a farsi fottere. Ed una monotona batteria elettronica come accompagnamento certo non aiuta. Aridatece i Limbonic Art!!
Insomma un disco che mi sento di consigliare solo ai completisti del symphonic black che siano anche in grado di tollerare il symphonic trash (no, non ho scritto male).
Allontandoci dall'aspetto strettamente musicale, posso dire una parola di merito sui testi, di stampo fondamentalmente individualistico, sui quali non ho critiche: non saranno eccezionali, ma neanche mi fanno l'effetto di, chennesò, la copertina!! Non mi soffermo oltre sulle porcherie digitali che costellano l'artwork che sennò divento cattivo!
No, no, questo disco non mi è proprio piaciuto, spiacente.
(MoonFish - Settembre 2004)

Voto: 5


Contatti:
Sito Emancer: http://www.emanceronline.com/
Sito Golden Lake Productions: http://www.goldenlakeprods.co.uk/