ELIGOR
Ante Lucem

Etichetta: MKM Promotion Agency
Anno: 2006
Durata: 35 min
Genere: black metal


Ricordo di aver recensito ed intervistato gli Eligor parecchio tempo fa. Un gruppo onesto, in grado di creare atmosfere evocative, ma ancora un po' immaturo. Mi sono accostato a questo "Ante Lucem" dopo aver riascoltato "In Nomine", il loro vecchio lavoro datato 2003. Bene, cari lettori, non posso che fare i miei comlimenti alla band romana! "Ante Lucem" è un gran disco, e gli Eligor hanno fatto tanti di quei passi avanti che non sembrano più nemmeno lo stesso gruppo!
Lasciamo subito da parte i preamboli, e commentiamo questo bel disco. Naturalmente, in caso voleste saperne di più sulla biografia degli Eligor, vi invito a consultare le recensioni relative a loro presenti nel nostro archivio.
L'album d'esordio degli Eligor è stato pubblicato dall'ottima MKM Promotion Agency. In copertina, dai colori scuri, campeggia l'immagine di un vortice di luce, o di una figura ectoplasmatica, di fronte a quello che sembra l'arco di una cattedrale avvolto dall'ombra. Il libretto è di due pagine, con tutti i testi stampati (a caratteri un po' piccoli). L'album è stato dedicato al Alessandro Nesci, uno dei fondatori degli Eligor, della cui triste storia ho avuto modo di scrivere in passato.
La formazione vede Jacopo Teodori alla voce ed alla chitarra, il nuovo arrivato Enrico Rosso alla chitarra, Fossimer al basso ed alle backing vocals e Fancesco Ziello alla batteria, al piano ed alla chitarra acustica.
"Ante Lucem" si apre con la canzone "Ad Nihil", dall'ermetico testo in inglese. La musica è severa, sostenuta da un ritmo mai eccessivamente veloce, ma adattissimo a comunicare una forte tensione. I suoni sono molto potenti, con tutti gli strumenti in bella evidenza. La voce digrignata di Jacopo è più cattiva che mai, carica com'è di astio e disgusto. Il brano si sviluppa poi in una seconda parte più aggressiva, nella quale la chitarra abbandona gli arpeggi a favore di un riffing più propriamente black. La sezione ritmica si adegua, esprimendosi con rabbia contenuta, mai caotica. Rimane un sottofondo di melodia triste, come se questo sentimento stesse alla base della canzone. Una breve sezione strumentale, dai suoni più morbidi, ha il suo punto di forza nelle note soliste della chitarra accompagnate dall'arpeggio. Il finale riprende vigore, e chiude una canzone molto buona.
Nonostante le prime battute siano sorrette da un blastbeat furioso, presto "Altair" si assesta su territori più cadenzati. Le chitarre, molto distorte, tracciano melodie semplici e tristissime. Presto il brano si evolve, lasciando da parte la cattiveria a favore di passaggi più atmosferici, lievemente psichedelici. Gli Eligor danno prova di un grande talento nell'arrangiamento, e si dimostrano abili nel far "parlare" i propri strumenti. L'espressività raggiunge vertici notevoli, e si lega alla perfezione con le parole del testo, in italiano. Tra l'altro quasi tutti i testi italiani di quest'album (opera di Enrico), riprendono con insistenza le medesime parole, in un continuo richiamarsi l'un con l'altro. I significati sono sempre difficili da cogliere. Penso che l'autore lasci libera interpretazione agli ascoltatori, dato il continuo accostamento di termini stridenti e l'uso (forse un po' pesante e macchinoso) di termini aulici e di simboli. Lasciando comunque stare il testo, "Altair" gioca molto con i timbri strumentali, sfiorando quasi il gothic ad un certo punto. In realtà un riff di black puro, accompagnato da un potente blastbeat, cancella in breve tutte le sensazioni misteriose evocate dalla sezione precedente.
"Suspirium" è uno strumentale bellissimo. I riff, molto oscuri, sono di buona fattura. Le chitarre creano la melodia su un muro di distorsione, attraverso una valida combinazione di successioni armoniche, arpeggi e riff. L'esecuzione strumentale è impeccabile. L'arrangiamento è stupendo. L'ottima prova d'assieme coinvolge anche un basso che non si limita mai solo ad accompagnare, ed una batteria creativa. Francesco non picchia soltanto le pelli, ma le accarezza, esibendosi con scioltezza sia in accelerazioni che in decelerazioni puntuali. Il finale, atmosferico, è visionario: arpeggi, note di chitarre appena toccate sulle corde, riverbero e coda finale ambient. Questa coda finale mi ricorda in maniera impressionante i Negură Bunget.
"Lilith" è una traccia negativa, la cui prima parte è lenta e disperata. La voce continua a ringhiare disgustata. L'ottima qualità di registrazione rende il suono potente e dà un aspetto tutto nuovo alla musica degli Eligor. C'è da dire che comunque è cambiata. Questi Eligor sono diversissimi da quelli di "In Nomine". Non posso che complimentarmi per le scelte stilistiche operate dal gruppo. La canzone poi si incattivisce, accelera in maniera vertiginosa, prima di rallentare nuovamente, facendosi poi marziale per qualche battuta. La melodia rimane sempre contrita, e l'arrangiamento è arricchito dall'apporto del sintetizzatore. E' proprio attorno ai due minuti e mezzo di durata che parte un riff bellissimo, uno dei più belli che abbia sentito ultimamente. La traccia poi procede su binari melodici di qualità sopraffina. Una prova strepitosa!
"Golgotha" è un brano strano: non può essere considerato una vera e propria canzone. E' un episodio a metà strada tra il trip psichedelico, la dark ambient e potenti note metalliche. Chitarre arpeggiate, effetti sonori, lunghe note di sottofondo, sussurri distanti... le prime battute mi hanno portato in mente qualcosa di Paul Chain. Dopo un breve intervento di chitarra distorta, autrice di un potente e pesantissimo riff doom, "Golgotha" si trasforma in un viaggio inquietante tra le note di una chitarra solitaria, e lunghe note sintetiche di sottofondo. Questo lungo passaggio di ambient malata si rivela sinistro. Un episodio curioso, perfettamente a suo agio nell'economia dell'album.
"Et Lux Perpetua", col suo testo mezzo italiano mezzo latino, è risoluta e potente. Evocativa, nera come la pece, si rivela una gran traccia. A parer mio, è un brano relativamente diretto, reso particolare dall'arrangiamento saturo e dell'uso sapiente degli effetti sonori. Anche in questo caso la violenza va di pari passo all'atmosfera. Bella composizione, meno oscura di altre però sempre convincente. Una prova di grande personalità.
L'album si conclude con la title-track, uno strumentale particolarissimo, intepretato dalle note di un pianoforte spettrale.
"Ante Lucem" è un album molto convincente e veramente bello. Mi ha entusiasmato la maturità acquisita dalla band, la personalità con la quale gioca e costruisce utilizzando semplici stilemi black. Se tutti i gruppi nostrani si impegnassero a maturare come hanno fatto gli Eligor, saremmo ricchi di band notevoli! Grandi Eligor, i miei complimenti più vivi!
(Hellvis - Giugno 2006)

Voto: 8.5


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Sito MKM Promotion Agency: http://www.mkmpromotion.tk/