ELEGY
Labyrinth Of Dreams
Etichetta: MMT Music
Anno: 1992
Durata: 42 min
Genere: Progressive Metal / Class Metal
Finalmente ho l'opportunità di poter parlare di questo grande e
sottovalutato gruppo: gli Elegy.
Nati nei primi anni '80 come classica formazione metal, arrivano al debutto
solo nel '92 con lo splendido "Labyrinth of Dreams" che conferma il gruppo
olandese come una delle migliori realtà dell'allora risvegliata scena
progressive (nel '92 ci fu il grande successo di "Images & Words" dei Dream
Theater).
"Labyrinth of Dreams" si presenta come un album dalle svariate influenze,
non è il classico album progressive metal tutta tecnica e poco cuore ma anzi
le canzoni pur possedendo un'alta dose di tecnica, sono abbastanza lineari
e facili da memorizzare, grazie anche al grande lavoro svolto dal cantante
Eduard Hovinga e dal chitarrista Henk v.d. Laars.
Provate ad ascoltare "The Grand Change", la trascinante "I'm no Fool",
"Over and Out" o "Powergames" ed oltre alle evidenti influenze dei
Queensryche (Hovinga ha sempre dichiarato come primaria influenza Geoff Tate)
ed un pizzico dei Fates Warning di "Parallels" e "Inside Out", troverete la
freschezza e la dinamicità del class metal e dell'hard rock che rende il
tutto più compatto e scorrevole.
Discorso a parte merita la title track una power ballad dalle atmosfere
vagamente orientali, quasi voglia rappresentare la copertina raffigurante
due Geishe che osservano delle sfere uscire da un caratteristico tempio
giapponese.
Unico appunto che voglio fare riguarda la produzione leggermente sporca,
che a volte non riesce a valorizzare gli strumenti, come la batteria,
troppo secca e legnosa, e due canzoni: la veloce e quasi scanzonata "The
Guiding Light" e la strumentale "Mass Hysteria", che abbassano leggermente la
media costringendomi a non dare il massimo dei voti.
(carma1977 - Aprile 2002)
Voto: 9
Gli Elegy sono senz'altro una delle band più sottovalutate che abbia mai ascoltato, specie nella loro prima line-up con Eduard Hovinga e Henk v.d. Laars. Senz'altro non è questo il loro miglior album, i capolavori verranno dopo, ma pur pagando un po' di inesperienza e una produzione un tantino rozza resta comunque un disco discreto dal punto di vista del songwriting e soprattutto cantato e suonato benissimo, specie considerando il periodo di crisi del metal classico in cui è uscito.
(Frozen - Aprile 2002)
Voto: 7
E' veramente un ottimo disco questo "Labyrinth Of Dreams". Il sestetto olandese riuscì nella difficile impresa di proporre musica di - relativamente - facile presa con tecnica di altissimo livello. Gli intrecci delle due chitarre, che si rincorrono per tutta la durata del disco, sono paurosi e sono diventati un vero e proprio marchio di fabbrica per gli Elegy, almeno quelli del primo periodo. Infatti la cosa che stupisce di più è come in relativamente breve tempo gli Elegy abbiano saputo crearsi un proprio suono, non inventando nulla, ma risultando riconoscibilissimi già dopo poche note... e questa non è certo cosa da poco. Le canzoni sono tutte mediamente buone ("The Guiding Light" è in tantino inferiore alle altre, più "tirata via", mi pare...) così come la prestazione tecnica dei singoli. Il cantato di Hovinga può non convincere tutti, essendo sempre proteso ad andare "sempre più su", ma nel complesso a me piace. Le tastiere e il basso fanno un buon accompagnamento e non potrebbe essere altrimenti con due chitarristi del calibro di H. Laars e A. Van Brussel. Le parti di batteria, penalizzate come suono nella resa finale, sono suonate dall'ottimo Ed Warby (Gorefest, Ayreon...). Un grande disco... non so perché - o meglio, faccio finta di non sapere perché... - vennero inclusi nel calderone del prog metal, visto che le loro canzoni, per quanto non lineari, sono un ottimo incrocio tra l'heavy/power metal, l'hard rock americano - soprattutto in alcuni brani - e il neoclassicismo alla Malmsteen.
Qui di prog metal ce n'è ben poco, solo alcuni riferimenti... in quarantadue minuti di ottima musica.
(Linho - Marzo 2003)
Voto: 9