EITHEL FUIN
Source Of Darkness (MCD)

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2006
Durata: 31 min
Genere: black metal sinfonico


Gli Eithel Fuin vengono da Modena, e si sono formati nel 2005. La formazione vede Aimvhar V. (voce e programmazione), Shade (tastiera e programmazione), Seifer (chitarre) e Helvete (basso).
"Source Of Darkness" (nient'altro che la traduzione inglese del nome della band, in origine in linguaggio elfico) è il primo parto del gruppo, ed è stato registrato tra marzo e giugno 2006 in sala prove.
Il CD è contenuto in una copertina semplice ma piacevole, che mostra un coloratissimo spazio interstellare. All'interno del libretto, di due pagine, ci sono le foto dei musicisti più stralci di testo.
"Beyond Eternity" parte dopo un'introduzione piuttosto rilassata e soft. Questa canzone esemplifica bene la definizione, presente sui foglietti informativi allegati al MCD, degli Eithel Fuin come "melodic extreme metal band con forti influenze black metal". Gli elementi più estremi sono la voce di Aimvhar V., autore di ottimi passaggi sia in growling che in screaming, e le pesanti chitarre di Seifer. Molto più ruffiane invece sono le tastiere di Shade ed i vocalizzi femminili dell'ospite Josie. La sezione ritmica vede all'opera il puntualisimo Helvete ed una batteria programmata, che ahimè tende ad appiattire il suono d'assieme. Nel complesso, "Beyond Eternity" è un brano discreto, caratterizzato da melodie di facile presa capaci di comunicare più malinconia che sensazioni inquietanti.
La sezione iniziale di "Black-Fading Existence" svela, in maniera piuttoto palese, alcune delle radici da cui si è sviuppato il suono degli Eithel Fuin. Il black metal sinfonico tradizionale ha avuto un peso consistente ed innegabile, soprattutto quello della seconda ondata (dal '95 in poi). Rispetto al brano precedente, la melodia di "Black-Fading Existence" è meno incisiva, però il brano risulta comunque più estremo. Il muro sonoro lascia spazio, a metà brano, ad una parte meno pesante, nella quale si distinguono le vocals quasi declamate del cantante, ed una strizzatina d'occhio all'avanguardia del black.
"Lux Devicta Est" prosegue, grosso modo, sulle coordinate stilistiche già presenti in "Black-Fading Existence". Qualche richiamo tradisce suggestioni death melodiche, inghiottite subito dalla preponderanza di elementi black. Le scelte compositive sono molto semplici, talvolta prevedibili, ma comunque apprezzabili. Alla terza canzone del MCD, è già evidente che gli Eithel Fuin abbiano ancora parecchia strada da fare, prima che possano dire la loro nell'affolato panorama metal italiano. A mio avviso, però, i presupposti per far bene ci sono tutti: è importante che il quartetto cerchi soluzioni maggiormente personali, e magari sostituisca la batteria campionata con una batteria vera. Ah, una sezione della seconda parte del brano è molto influenzata dagli Arcturus, quelli di "Ad Astra" in particolare.
Molto rilassata ed evocativa è "Elegy For The Fallen", tutta basata sull'interpretazione dell'ospite Josie. La sua voce è accompagnata dal pianoforte e da un valido arrangiamento sinfonico. E sapete una cosa? La canzone mi piace, con la sua malinconia che va di pari passo all'epicità (mi ricorda qualcosa degli Epica). Consiglierei agli Eithel Fuin di prendere questa cantante in pianta stabile, perchè la loro musica rende parecchio quando la melodia è intonata da una voce femminile!
Le atmosfere sognanti della traccia precedenti sono spazzate via da "Upon The Sulphur Throne", un pugno in faccia piuttosto doloroso! L'attacco non è molto melodico, però la melodia non ci mette molto ad arrivare. E quando arriva, ecco la musica degli Eithel Fuin rifarsi magniloquente ed oscura, in linea con quanto ascoltato in precedenza. Una traccia discreta che sembra concludere il CD nel modo più ovvio, se non ci fosse una ghost-track. Nella fattispecie, una cover: "Enjoy The Silence" dei Depeche Mode. La realizzazione è piuttosto personale, e ben fatta. Gradevole.
Un MCD d'esordio discreto, questo degli Eithel Fuin. Ma dev'essere considerato come un punto di partenza, e non come un piccolo manifesto d'intenti. E' importante che il quartetto personalizzi la propria musica, evitando di limitarsi alle soluzioni più semplici. Quindi, forza ragazzi, per ora OK così. Dal prossimo CD però, mi aspetto molto di più!
(Hellvis - Gennaio 2007)

Voto: 6


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