EGART
Lords Of Change (promo)

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2003
Durata: 26 min
Genere: Heavy Metal


Mi ricordo che ebbi a che fare con i novaresi Egart l'anno scorso, quando mi fu recapitato il loro demo omonimo; quel CD aveva svariati problemi, soprattutto di registrazione e di tecnica strumentale. Non ultimo, il fatto che qualche pezzo fosse davvero banale. E mi ricordo anche che gli stessi ragazzi del gruppo concordarono in sostanza con quello che scrissi, promettendo un ritorno di ben altro spessore. E quella promessa è stata mantenuta!
Gli Egart non si sono limitati alle sole parole (come fanno i nostri amati politici), ma hanno messo l'anima dentro questo nuovo CD, e si sente! Prima di tutto, la registrazione ora è pienamente accettabile (merito del lavoro di Giulio Capone, batterista dei Bejelit), anche se proprio la batteria è un po' penalizzata... e siccome sono anche io batterista, cazzo se mi incazzo! Eh eh!
Poi, le canzoni sono finalmente assennate, con un capo e una coda; ma soprattutto son bei pezzi, tutti e 5 su una media di durata alta, intorno ai 6 minuti scarsi. Cosa ancora più gradita, i brani, pur così lunghi, non annoiano minimamente. Non ultimo viene il notevole miglioramento tecnico, soprattutto nelle parti soliste di chitarra, quelle che nel demo precedente avevano lasciato un po' a desiderare.
Il CD parte con una specie di intro sui 2 minuti, suonato e cantato, dove la voce lancia delle specie di proclami altisonanti. Dopodiché, viene lasciato alla tastiera il compito di introdurre "Lord Of Change", brano già presente nel precedente demo. Non c'è bisogno che vi dica come qui il pezzo sia ben altra cosa, molto più figo e potente. Sembra di sentire i Grave Digger con la tastiera più presente, e con un cantante dalla voce "appena" più aggraziata di quella cornacchia amplificata di Chris Boltendhal. Infatti Stefano Muccio si conferma un vocalist estremamente cazzuto, non a caso la sua voce era già emersa nel demo dell'anno scorso. Dovreste sentire come urla e ringhia contro quel povero microfono! Sentendolo dilaniare le sue corde vocali, mi è ritornato in mente Eric Forrest, cantante dei Voivod su "Negatron" e "Phobos"; in certi tratti la somiglianza di timbro, specie nelle parti raschiate più alte, è notevole. Il pezzo intanto prosegue con una parte centrale cadenzata, dove si inserisce un breve solo spaziale di tastiera.
La seguente "The Call" è forse il pezzo migliore del CD, perché può vantare dei riff molto fighi, ma soprattutto perché è una canzone che mi è sembrata la più personale, quella dove gli Egart non seguono nessuno e fanno di testa loro. Il ritornello è veramente una figata, e qui sembra davvero che canti Eric Forrest, salvo quale sconfinamento addirittura nel growl!
"Ethereal Melody" è invece la più calma e rilassata del CD, diciamo pure la ballad; bello l'effetto del pianoforte all'inizio, molto "noir". Fa un certo effetto sentire Stefano cantare pulito su questo brano, ma la sua voce è buona anche in questi momenti più melodici. Il pezzo è un po' meno ispirato degli altri, è comunque carino ma niente di più. Bello quell'assolo alla Bon Jovi! Ah ah ah!
L'ultima "Dark Age" è la più anthemica del CD, con dei cori che si memorizzano subito (è tutta la sera che me li canticchio!). Bel brano anche questo, rabbioso, nonostante sia forse il più "sputtanato", quello cioè che più di tutti strizza l'occhio al metal mainstream di questi ultimi anni. Particolare l'assolo di organo, il che mi sembra una bella trovata, perché spezza con la furia del metal con suoni usciti dagli Anni '70. Ottimo l'assolo di chitarra, mi complimento con entrambi i chitarristi (visto che non so chi l'abbia suonato!) per l'evidente miglioramento tecnico e di gusto dagli assoli malaugurati del vecchio demo!
Perciò, alla fine posso dire con sicurezza che gli Egart hanno mantenuto la promessa di tornare con qualcosa di più concreto tra le mani. Questo CD mi è piaciuto molto, e anche se confrontato con altri può dire la sua. Ci vorrebbe a mio parere ancora più fantasia nelle canzoni, più soluzioni personali e originali, perché c'è qualche concessione di troppo al metal fighetto che gira adesso.
Per adesso, bravi davvero, siete riusciti a cagare fuori veramente un bel CD. Alla prossima ragazzi!
(Randolph Carter - Novembre 2003)

Voto: 8


Contatti:
Mail: info@landofegart.com
Sito internet: http://www.landofegart.com/




La recensione di Randolph Carter mi ha spinto a procurarmi questo album degli Egart. L'ho ascoltato più volte e non posso che confermare quanto di buono ha scritto il mio collega. Questa band novarese ci sa fare: ha idee e un buon songwriting. Il loro stile tiene in debito conto la lezione dei classici del power e heavy ma i musicisti ci mettono molto del loro per creare canzoni piacevoli ed originali. Non me la sento di indicare una individualità perché gli Egart funzionano bene come assieme. Sono un sestetto affiatato che trasuda passione per quello che suona.
In "Lord Of Change" c'è ancora qualche piccola imprecisione esecutiva ma questo non significa che l'album sia poco professionale. Anzi, è più genuino! Forse la qualità di registrazione tende ad ammorbidire un po' troppo i suoni ma proprio la poderosa esecuzione dei musicisti mitiga questo difettuccio. Ascoltando questo CD mi è venuta una gran voglia di vedere gli Egart dal vivo. Penso che sia una buona cosa!
Questa band è in grado di trascinare l'ascoltatore, di farlo emozionare e divertire. La sua musica è riesce ad essere contemporaneamente spontanea e studiata, evitando in tutti i modi di cadere nel tranello di una banalità eccessiva. Se gli Egart continueranno a suonare con questa passione e non rinunceranno a seguire la propria strada, prevedo per loro un futuro roseo. Bravi ragazzi, continuate così!
(Hellvis - Gennaio 2004)

Voto: 8