ECNEPHIAS
Haereticus (MCD)

Etichetta: Nekromantik Records/Necrotorture
Anno: 2008
Durata: 26 min
Genere: death/black metal


"Haereticus" segna il ritorno sulle scene dei lucani Ecnephias dopo la buona prova di "Dominium Noctis". Abbandonati i colori dell'album del 2007, l'artwork di "Haereticus" ha optato decisamente per il bianco e nero. La copertina, davvero evocativa, riprende la figura intabarrata e mascherata già apparsa in "Infernalia" del progetto Abbas Taeter. Tale immagine misteriosa è situata, questa volta, all'interno di un anfiteatro spoglio. Il libretto, di otto pagine, riporta tutti i testi e parecchie foto del gruppo.
"Haereticus" si presenta quindi molto bene, di primo impatto. Il MCD è stato registrato allo Zork Digital Planet con l'eccezione delle linee di basso, incise all'Omnia Malis Studio.
La formazione, rinnovata, consiste oltre al mastermind Mancan (voci e chitarre), nel fido Sicarius Inferni (tastiera e pianoforte), Toru (basso) e Antonio Donadeo (batteria). Gli ultimi due musicisti si sono aggiunti di recente. Toru ha avuto esperienze con gli Infernal Angels, mentre Antonio è un musicista piuttosto noto, attivo nei Traitor, negli Stillness Blade e negli Exhumer. Ha anche suonato in tour con i Vital Remains.
Passiamo subito al commento del MCD.
Questo lavoro è aperto da "De Natura Deorum", un canto a cappella in latino, di chiara ispirazione medievale. Talvolta una seconda voce sottolinea alcuni passaggi, e nel finale voci sussurrate e distorte donano al tutto un aspetto inquietante e misterioso, che ci proietta nell'universo malsano di "Haereticus".
Ecco infatti partire la title-track, con il suo suono livido ed aggressivo. Il gutturale di Mancan è profondo e potente, ed il suono d'assieme è arricchito dal gran lavoro delle tastiere. Si viene a creare proprio una contrapposizione tra la violenza di basso e chitarra, e le note atmosferiche e puntuali della tastiera. L'elemento death metal è predominante, ma è fortemente ibridato col black metal, sopratutto per l'utilizzo delle melodie e per l'alone misterioso che permea tutta la composizione. La canzone poi rallenta, aprendosi in un bellissimo stacco melodico, caratterizzato dalla voce pulita e dall'uso azzeccato di un testo metà in latino e metà in italiano. A seguire, la composizione riprende il tema iniziale, e lo porta avanti fino alla sua conclusione. Ottima e perfettamente controllata la prova di Antonio alla batteria.
La melodia malinconica di una chitarra acustica, sostenuta dalle note di un pianoforte, apre "Deviations". Quando il gruppo parte al gran completo, la canzone assume connotati tradizionalmente black sinfonici, presto assorbiti da rallentamenti gotici ed evocativi. In questo brano, il lavoro di Sicarius Inferni è più consistente rispetto a quello svolto nel brano precedente. Ma è proprio la natura stessa di "Deviations" a rivelarsi più adatta al potenziale atmosferico della tastiera. Le ritmiche distese e moderate contraddistinguono infatti i passaggi più significativi della traccia. Attorno ai tre minuti, l'arrangiamento si fa scarno e dà vita ad un vero e proprio stacco, che introduce alla seconda parte di "Deviations". Una seconda parte caratterizzata da una melodia semplice e quasi commovente, nella quale Mancan alterna vocalizzi distorti ad altri puliti. Rispetto al passato, il suono è meno plasticoso e più reale, cosa che va a vantaggio del MCD e della musica degli Ecnephias.
"Eterno Silenzio" si apre con una desolata melodia per tastiera, subito sostituita da suoni inquietanti che fanno piombare l'intermezzo in territori dark ambient. La voce dell'ospite Carlotta Vitale recita in maniera convincente un testo in italiano.
"A Darkened Room" ha un suono pieno ed oscuro, possente e notturno. La melodia ha come al solito un ruolo fondamentale, e gli Ecnephias non ci fanno mancare passaggi corali puntuali ed azzeccati. La pesantezza del suono rende il brano davvero trascinante, e le frequenti aperture in blastbeat riportano alla mente, più di una volta, i vecchi Cradle Of Filth. Questo anche per le note sinistre ed immancabili di una tastiera decadente ed eccessiva. Ma gli Ecnephias, nel corso degli anni, hanno acquisito una personalità propria. Perciò alcuni stilemi, ripetuti nei vari capitoli della loro discografia, sono diventati un marchio di fabbrica: primo fra tutti, la melodia onnipresente espressa con sonorità violente. E, in secondo luogo, il desiderio di creare atmosfere sempre e comunque. Diventa chiaro quindi che la musica del gruppo lucano debba essere vissuta, ed è quasi un obbligo lasciarsi trasportare dalle sue sonorità e dalle visioni evocate dai testi.
"Hills On A Desert" è l'immancabile episodio doomeggiante tipico di Mancan e soci. La pesantezza iniziale è smussata dal dinamismo di basso e batteria, e dalla ricca orchestrazione creata dalla tastiera. Il ritmo lento spiana agli Ecnephias la strada per creare atmosfere ancora più coinvolgenti. Da sottolineare il suono caldo del gruppo, che dà alla loro musica un'innegabile sapore mediterraneo. Tale genere di sonorità è nel DNA della band, un po' come potrebbere esserlo in quello di gruppi quali Moonspell o Inchiuvatu (alcune similitudini sono presenti, infatti). "Hills On A Desert" ci mostra il lato più introspettivo e gotico della band, e non c'è un particolare fuori posto. Sicuramente uno dei brani più originali e rappresentativi dell'intero MCD. Un altro passo verso la definitiva consacrazione degli Ecnephias. Bellissimo.
Il medesimo suono caldo e sognante introduce i vocalizzi puliti di "Ave Maestro". Grande melodia, tanto riverbero e l'uso degli archi sono gli ingredienti di una ricetta vincente. Da notare anche le linee vocali del soprano Lilith. L'alone misterioso della musica è consistente, e l'utilizzo dell'italiano è lodevole.
"Haereticus" segna un primo punto d'arrivo per gli Ecnephias. Tante piccole imperfezioni del passato, a partire dalle banalità compositive arrivando alle produzioni non convincenti, sono state migliorate, se non addirittura superate. Al fianco di canzoni molto belle, ma derivative, tipo "Deviations", gli Ecnephias hanno piazzato questa volta composizioni davvero personali ed intense. Per citarne due, "Hills On A Desert" e la stessa title-track. Puntando con testardaggine su un certo modo di intendere e di interpretare la musica, Mancan e soci stanno raggiungendo risultati di spessore. Certo, la strada da percorrere è ancora lunga, ma se il gruppo avesse raggiunto il massimo già ora, il resto sarebbe solo declino. "Haereticus" è obiettivamente un bel prodotto: un MCD che trova il giusto equilibrio tra violenza ed atmosfera, perfettamente bilanciato in ogni sua parte. Le canzoni funzionano benissimo separate l'una dall'altra, ma il maggior godimento dell'opera è ottenibile soltanto se ascoltata tutta d'un fiato, magari con i testi sottomano. Pochi gruppi, in Italia, sono in possesso di un tale talento evocativo.
"Haereticus" merita un voto alto, così da incoraggiare il gruppo a migliorarsi ancora di più. Ma è anche un premio per il lavoro svolto dalla band negli anni, un merito per i costanti passi in avanti. Al lettore, consiglio vivamente di rivolgersi a questo gruppo: sosteniamo la band italiane, a maggior ragione se ci propongono una musica così bella.
(Hellvis - Gennaio 2009)

Voto: 8


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