ECHO US
Echo Us

Etichetta: Absolute Probability
Anno: 2005
Durata: 49 min
Genere: pop/prog elettronico


Ethan Matthews era il tastierista dei Greyhaven, prog band a me sconosciuta di fine anni '90. A seguito dello scioglimento del gruppo il nostro ha deciso di fare tutto da solo ed Echo Us è appunto il nome di questo progetto.
Va subito detto che quanto proposto nell'omonimo CD, in uscita in questi giorni, è ben distante da quanto solitamente si può leggere su Shapeless. Qui di metal non c'è nemmeno l'ombra e anche di rock direi che ce n'è ben poco. La base è prevalente elettronica e le canzoni si adagiano ora su morbidi tappeti di tastiera ora su basi incessanti di batteria campionata. Essendo Shapeless una webzine a contenuto prevalentemente metallico mi preme sottolineare ancora una volta come siamo lontani anni luce da gruppi che hanno cercato di fondere metal ed elettronica (ad esempio Ministry, Fear Factory o gli ultimi Treponem Pal). Anche album melodici che a suo tempo flirtarono timidamente con sonorità sintetiche, penso ad esempio ad "Actual Fantasy" di Ayreon, risultano essere distanti da quanto proposto in quest'album dal buon Ethan.
Musica elettronica dicevo, a tratti minimale aggiungo. Gli arrangiamenti infatti non sono pomposi e raramente ci troviamo di fronte a armonie o architetture complesse. L'ascolto di "Echo Us" si rivela così un viaggio ipnotico, oscuro, sognante, spirituale, rilassante.
La prima vera canzone dell'album, "Dreaming" s'insinua sottopelle grazie al suo strisciante e bellissimo tappeto di tastiere. La voce è registrata quasi in lontananza e questa è una costante del disco. Non so dire se sia una scelta vincente... Di certo questo aumenta il feeling "straniante" dei pezzi, ma gli stessi risultano più difficili da ascoltare; bisogna immergersi in queste sonorità per apprezzare, non basta un ascolto distratto, che anzi può essere decisamente fuorviante.
Il drumming su "Directed Study" è martellante ed intricato, anche se il suono mi pare abbastanza inadeguato. Ci sono troppi bassi nella pseudo-cassa, a mio avviso. L'impasto che ne esce fuori è un po' confuso, almeno nei momenti nei quali il ritmo la fa da padrone.
Il retaggio prog del nostro esce solo negli undici minuti di "Her Hearts Army / White Wednesday", non tanto per il suo breve inizio di organo, quanto per la sua struttura, frammentata e con molti cambi di atmosfera. Molto bella la parte centrale, con un giro che mi ricorda Jean Michel Jarre; il finale è una sorta di ambient "spaziale" e quasi apocalittico, vista l'assenza di ritmo e i suoni gravi e lunghi. Non per tutti i palati, ma comunque una proposta interessante, quantomeno da gustare a luce spenta distesi sul letto...
Il basso dell'ospite Kai Kurusawa sottolinea le soffici cadenze reggae di "Who Loves You", delicato synth-pop che viene direttamente dagli anni '80 ma che riesce ad avere ben poco di smaccatamente commerciale, visto che la voce non è per niente arrangiata per essere messa in primo piano e non declama una qualsiasi parvenza di melodia "accattivante"; anche in questo contesto Ethan riesce ad essere quasi misterioso e a mantenere una sua originalità, il che è da apprezzare.
Una voce così lontana e poco lavorata come questa ben si intona con il senso del disco, che sembra volerci ricordare che siamo niente in confronto all'universo che ci circonda: il misterioso mare "notturno" in copertina pare avallare questa tesi. Ethan sembra dirci che la nostra è solo una piccola e flebile voce rispetto al rumore e al silenzio che ci circonda... "To Save You" è cosmica ed intimista al tempo stesso.
"I Radiate I", dall'inizio orientaleggiante, è uno dei brani di maggior impatto ed alcuni spezzoni funzionerebbero senza problemi anche in un dance-floor. Certo che il tipo non ha nessuna intenzione di concedere qualcosa al facile ascolto e quindi non appena il corpo accenni a "mettersi in moto" veniamo spiazzati da aperture che hanno in comune ben poco con la parte precedente (e questo rimanda alle radice prog dell'autore); mi ripeto, non è musica per tutti i gusti ma se riusciamo ad entrare nell'ottica del musicista, come dovrebbe essere sempre a mio avviso, possiamo apprezzare anche proposte ostiche e tutto sommato "difficili" come questa.
Ancora anni '80 con "Black Thursday", con il suo synth che si appoggia su una parte ritmica costruita veramente ad arte (ottimi bassi sintetici, pieni e quasi melodici al tempo stesso!!). Veramente belli questi 4 minuti, direi da colonna sonora... sicuramente tra gli apici del disco.
A chiudere troviamo "In The Fall", che ad una strofa estremamente contratta contrappone un ritornello in cui sembra - sottolineo sembra! - che Ethan si lasci finalmente andare e provi a donarci qualcosa di più facile... ma non è così, perché nell'intenzione dell'autore, ormai è chiaro, non c'è nessuna intenzione di dar sfogo più di tanto a qualsiasi melodia per certi versi orecchiabile.
Che dire... un album strano, un album difficile... un album complesso ma realizzato piuttosto bene. Ammetto di aver dedicato moltissimi ascolti a questo "Echo Us" e ad oggi non sono riuscito a farmi un'opinione precisa. All'inizio mi sembrava un lavoro trascurabile ma ascolto dopo ascolto ho iniziato ad afferrare quanto Ethan Matthews voleva comunicare. Ho ricevuto questo disco ad inizio novembre e ancora oggi, ad ogni ascolto, ne traggo qualcosa di nuovo. Qualcosa che prima non c'era, come per miracolo, ora c'è tra i solchi di "Echo Us". Probabilmente se recensissi questo album tra un paio di mesi il voto sarebbe più alto; per ora mi limito a 7 in quanto ritengo che il nostro abbia ampi margini di miglioramento.
Probabilmente piacerà a chi apprezza i Tangerine Dream e la musica elettronica più "liquida" e ambient, anche se in definitiva il CD in questione non è avaro di trovate ritmiche. In ambito metal mi sento di consigliare l'album a chi ha voglia di rischiare. A chi spesso prova a comprare un album a scatola chiusa, l'ascolta e, se non l'apprezza, lo mette lì... salvo poi riscoprirlo mesi dopo e apprezzarlo senza indugio. Ecco, probabilmente un fugace ascolto di "Echo Us" potrebbe essere addirittura controproducente.
Comunque se avete apprezzato i lavori dei Chroma Key o certi brani di quello degli O.S.I. (ma anche i Tiamat di "A Deeper Kind Of Slumber" avevano ottimi inserti elettronici!!!) ritengo possiate apprezzare anche l'omonimo lavoro di Echo Us, creatura affascinante ma forse ancora un po' acerba di Ethan Mathews.
(Linho - Febbraio 2005)

Voto: 7


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