EBOLA
In Borrowed Plumes (MCD)

Etichetta: Copro Records
Anno: 2006
Durata: 25 min
Genere: metalcore


"In Borrowed Plumes" è la versione remixata e ricantata del precedente EP "Settimo Buio" del 2005, secondo lavoro in studio dei romani Ebola, gruppo nato nel 2003, e che oggi vede distribuito il suo lavoro in tutto il mondo dalla Plastic Head records, grazie alla firma del loro contratto con la Copro Records nel 2005.
La copertina colpisce immediatamente per il suo rosso vivo, come se fosse interamente ricoperta di sangue, purpureo colore che sembra quasi celare il corpo di donna in sottofondo; donna con ali di pavone, quasi fosse una dea, che sembra lasciar fuoriuscire da se la propria energia vitale. Unico neo, l'utilizzo del nero per i testi, colore che non riesce a mettere in risalto gli stessi, confondendoli col fondo: sottigliezze.
Si parte con "Dimenticare": l'assalto è senza compromessi, chitarre potenti e protagoniste; ritmica articolata e screaming lacerate e ruvide. Intermezzi cadenzati si alternano a riff più veloci ed a brevi stacchi grind; la potenza non sembra mai scemare, anche quando le chitarre si stoppano improvvisamente e la voce si fa pulita, sprazzi di sereno in mezzo a lucida follia. Il cantato in lingua madre sembra risentire in maniera evidente del modo di cantare di TEG, furioso, smodato e totalmente istintivo; cosa questa congeniale alle parti veloci e rabbiose, ma meno produttiva nei frangenti più cadenzati e sentiti. Buono il lavoro di Roberto e Francesco C. alle chitarre: precisi, affiatati e dalla spiccata personalità.
"Lemuria" è un brano in inglese; le sonorità ricalcano in pieno il pezzo precedente, aumentando notevolmente la velocità esecutiva e le partiture avvicinabili al grind. I riff di chitarra sono nervosi e taglienti, mentre il basso di Francesco A. ha un ruolo fondamentale, sia in fase di appoggio che durante i numerosi fraseggi eseguiti durante tutto il brano. Un break centrale acustico, lieve e sommesso, lasciato in pasto ad un bel giro di chitarra precede l'ennesima accelerazione, dallo spirito vagamente thrashy e con il basso sempre in evidenza. Sino alle parti cadenzate del finale, dove è giusto segnalare, dandogli il giusto merito, il bel lavoro di Maurizio alla batteria: doppia cassa velocissima, buone rullate ed ottimo groove.
Il terzo brano in scaletta è dedicato ad uno dei miei registi horror di culto, il grande e mitico Lucio Fulci, grande maestro ed autorevole figura nel sottobosco italico dei film horror di serie B. Si intitola infatti " Lucio Fulci Has Got A New Mania". Le chitarre si fanno leggermente più serrate, non vi è via di fuga, la furia prende il sopravvento e partiture velocissime annichiliscono e straziano senza sosta. Riff taglienti, dissonanti, ficcanti, che sembrano quasi penetrarti le carni; vocals rabbiose, ruvide e sgraziate che non fanno altro che abbrutire e incattivire il tutto. In un paio di occasioni, flebili momenti melodici si fanno strada nel "macello" sonoro dei nostri, ma solo per farci riprendere fiato e per dare nuovo slancio alla furia compositiva. Gran bel brano.
Lentamente, quasi fosse sussurrata, prende vita "Tragica" la quarta canzone; che dopo un inizio sommesso, delicato, con TEG che sembra quasi aver timore nel pronunciare le parole della strofa, si apre improvvisamente sul ritornello, ancora una volta pieno di rabbia e rancore, dove le chitarre riacquistano corpo e potenza, e dove le screaming tornano padrone. Bella la contrapposizione tra le strofe molto sentite, quasi decadenti, e i ritornelli, finale compreso, dove invece sono il furore e la velocità a prevalere; il tutto reso ancor più intenso dal riffing in sottofondo, continuo, ferale e dalla melodia decisamente accattivante.
Eccoci quindi all'ultimo brano, "Ancora Steso A Terra". Lontani feedback introducono il pezzo, che ancora una volta cresce lentamente, facendo prima spazio a lussuosi fraseggi di basso ed in un secondo momento a brevi soli di chitarra; la forte velocità contraddistingue il tutto e il suono così sottile e tagliente delle chitarre ricorda molto sonorità black prima maniera, quello più malvagio, freddo e violento. Il suono riprende i suoi connotati originali in un secondo momento, quando i tempi si fanno più cadenzati e le ritmiche più corpose e sostenute, alternandosi di nuovo con stacchi acustici e martellate grind. Così sino alla conclusione.
Insomma mi sono trovato nuovamente di fronte ad un buonissimo prodotto italiano, che non ha assolutamente niente da invidiare ai gruppi stranieri, anche più blasonati, se non per alcune piccole imperfezioni per quel che riguarda il suono in generale ed il mixaggio in particolare. A fronte di un buon suono delle chitarre, corpose, potenti e ben presenti, si denota in più occasioni la poca presenza ed il poco risalto dato alla voce, spesso coperta dal muro di suono e posta quasi in secondo piano; e mentre il basso gode di buoni volumi, la batteria sembra, spesso, inscatolata, soprattutto durante gli stacchi in doppia cassa, dove perde eccessivamente corpo. Nella sua totalità, poi, il suono non risulta corposo e pompato, come invece il genere necessiterebbe, anzi decisamente di ambiente, è come se partisse da molto dietro rispetto all'ascoltatore. Voglio precisare che ciò che ho detto sopra non vuol sminuire in alcun modo il lavoro degli Ebola, ricchi di personalità e positiva foga compositiva, ma vuole solo indicare le piccole pecche presenti in questo lavoro; pecche che però, giunti a questo punto, fanno la differenza tra un gruppo di caratura internazionale ed un gruppo ottimo, ma di seconda fascia. Lodevoli.
(Pasa - Dicembre 2006)

Voto: 7


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Sito Ebola: http://www.ebolarm.com/

Sito Copro Records: http://www.coprorecords.co.uk/