EA
Au Ellai

Etichetta: Solitude Prod.
Anno: 2010
Durata: 52 min
Genere: funeral doom/ambient


La copertina ha i colori caldi di un tramonto torrido, e su uno sfondo che sembra lava si vedono delle gru volare, alte, nella distanza. Il libretto si apre a fisarmonica su sei facciate, o totalmente nere, o decorate con quella che sembra la vista dall'alto di un paesaggio, in calde tinte rosso/gialle. Non ci sono testi, nè informazioni. C'è solo una dichiarazione, la solita, stampata sui libretti degli Ea sin dal loro album d'esordio: "Questo lavoro è basato sui testi sacri delle antiche cività. Questi testi sono stati scritti utilizzando la lingua morta ricreata sulla base dei risultati ottenuti dale ricerche archeologiche. Ea sono le voci degli antichi che ci hanno raggiunto attraverso i secoli". Un messaggio affascinante, che non perde mai il suo impatto. Ed un messaggio al quale gli Ea tengono particolarmente, visto che l'hanno ripetuto in ogni capitolo della loro discografia. Ovviamente, utilizzando un gutturale profondissimo, poco risulta intelliggibile dei loro testi. Perciò queste "voce degli antichi che ci hanno raggiunto attraverso i secoli" mi sembra più una frase ad effetto, capace di donare ulteriori suggestioni psicologiche alla musica ascoltata.
"Au Ellai" è il terzo full-length di questa misteriosa band, dopo "Ea Taesse" ed "Ea II". E per la terza volta, il gruppo ha pubblicato per la Solitude, a conferma di quanto l'ottima etichetta russa punti su di loro.
Con questo nuovo album, gli Ea hanno battuto terreni sicuri. Niente novità, niente sperimentazioni. Il gruppo ha nuovamente realizzato un disco monumentale, costituito da sole tre canzoni per un totale di 52 minuti di funeral doom mescolato con l'ambient. Le tre composizioni qui presenti hanno minutaggi, di conseguenza, piuttosto consistenti: "Aullu Eina" dura 24 minuti, "Taela Mu" 10 minuti e "Nia Saeli A Taitalae" 18 minuti. Questo, tra l'altro, segna un ritorno degli Ea ai territori del loro album d'esordio, "Ea Taesse". In "Ea II", infatti, il gruppo aveva spinto più in là la propria proposta, presentando due sole tracce lunghissime prive di titoli. Solo realizzando un album con una sola composizione, gli Ea avrebbero potuto spingersi oltre. Invece, questo progetto musicale ha preferito limitarsi a proporre canzoni dai minutaggi mastodontici, senza voler esagerare.
Per quanto riguarda stile compositivo ed arrangiamenti, gli Ea ripropongono quanto hanno fatto egregiamente in passato. Le ritmiche sono potenti e pachidermiche, spesso dilatate allo spasimo. Il gutturale dall'oltretomba del cantante fa capolino di tanto in tanto, mentre la melodia viene suonata principalmente dalle chitarre e, soprattutto, dalla tastiera. La tastiera svolge un grande lavoro, creando arrangiamenti sinfonici vuoi evocativi, vuoi pomposi, vuoi teatrali, vuoi sognanti. E sempre la tastiera continua a suonare quanto tutti gli altri strumenti tacciono, trasformando il funeral doom quasi immobile degli Ea in un ambient melodico capace di evocare sogni o incubi.
Tutta la musica di questa curiosa realtà musicale vive, soprattutto, di suggestioni musicali e psicologiche. Per godere fino in fondo un lavoro degli Ea, occorre entrare in contatto con la sensibilità musicale degli artisti. Occorre lasciarsi trasportare dalle note, dai timbri, dalle melodie, senza aver fretta, senza voler passare subito all'ascolto di qualcosa di diverso. Ogni disco degli Ea è un'esperienza da vivere al meglio, provandola col cuore e con le emozioni. Diversamente, le tracce sono così estenuanti da portare un ascoltatore non preparato alle soglie della noia (o anche oltre).
"Au Ellai" è dunque un nuovo disco di valore. Questa volta però mi si permetta di fare un appunto agli Ea. "Au Ellai" è anche un disco simile, troppo simile a quelli che l'hanno preceduto. L'abilità musicale è fuori discussione, così come l'ispirazione. A lungo andare però la proposta musicale degli Ea mi sembra piuttosto statica. In effetti, non si nota una grandissima evoluzione tra un lavoro e l'altro. La qualità è sempre elevata, però un disco come "Au Ellai" fa pensare che, con molta probabilità, il suo successore potrebbe contenere più o meno lo stesso tipo di musica. Ritengo perciò opportuno che, in vista del prossimo lavoro, gli Ea tentino di cambiare qualcosa. Non troppo, solo qualcosina. L'importante è che questa loro staticità artistica non finisca per esasperare, in futuro, i recensori più severi.
(Hellvis - Giugno 2010)

Voto: 7.5


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