DYOXEN
First Among Equals
Etichetta: Active Records
Anno: 1990
Durata: 36 min
Genere: thrash
I Dyoxen erano un gruppo canadese che ha pubblicato un solo album, questo "First Among Equals". La line-up era composta da Derek Rothweller Kerr (uno dei pochi neri che suonavano metal all'epoca), Steve Sinclair, Michael Sanders e Bret Stacey. Non so cosa suonassero questi ragazzi, visto che non ci sono info sul libretto. L'album era stato pubblicato dalla Active Records, una piccola etichetta che aveva lanciato vari gruppi di talento, come Atheist ed Obliveon. Il problema dei Dyoxen fu che il 1990 era l'anno dell'inizio del declino del thrash, c'erano montagne di gruppi thrash in circolazione, ed emergere era diventato ormai impossibile. Visti gli scarsi mezzi promozionali della Active, l'album passò quasi inosservato, ed il gruppo finì con lo sciogliersi.
Lo stile di "First Among Equals" è un thrash piuttosto tecnico, pieno di cambi di tempo e di riff intricati. La musica non è troppo violenta, a tratti siamo più sullo speed che sul thrash. Il risultato finale è piuttosto personale, anche se secondo me ci sono alcune somiglianze coi Megadeth del secondo e del terzo album. Le parti di batteria sono piuttosto varie ed intricate, qua e là ci sono le classiche parti in tupa-tupa del thrash, ma senza esagerare. Anche il basso (su toni medi e suonato senza distorsione) si divide tra i cliché del thrash (pura ritmica) e qualcosa di personale, un po' sulla scia delle interpretazioni di Steve Di Giorgio. Le ritmiche di chitarra sono belle incasinate, i riff diretti e cattivi sono piuttosto pochi, in generale è un album giocato sull'intreccio tra i due chitarristi. Ci sono molti assoli, tutti molto curati, così come anche alcuni stacchi senza distorsione (ad esempio su "Citizen Soldier", la mia preferita). La voce è pulita e su toni alti, non è grattata e non eccede con gli acuti.
La produzione è passabile, si seguono tutti gli strumenti senza problemi, ma i suoni sono un po' fiacchi. Insomma, la classica produzione dei gruppi thrash secondari, con suoni quasi live e non pompati. La confezione è il punto debole dell'album: la copertina sembra disegnata da un bambino delle elementari dopo aver avuto un incubo, fa piuttosto schifo. Il libretto del CD è veramente scarnissimo, ci sono i ringraziamenti e basta, niente testi e nemmeno le note sul ruolo dei musicisti.
Questo album è fuori stampa dall'epoca, ma con un po' di pazienza lo si riesce a trovare a prezzi accettabili nell'usato. Secondo me ne vale la pena. Pur essendo tecnico ed intricato, è un album che si lascia apprezzare sin dal primo ascolto, grazie anche a delle linee vocali semplici e dirette. Non è un capolavoro, è il classico album secondario fatto molto bene ed anche piuttosto ruffiano, tant'è che lo riascolto regolarmente.
(teonzo - Giugno 2004)
Voto: 8