DYNAHEAD
Antigen
Etichetta: autoprodotto
Anno: 2008
Durata: 50 min
Genere: thrash metal moderno
Parliamoci chiaro sin da subito: così come il revival del thrash metal
può aver stancato i sostenitori delle nuove sonorità, nel contempo la
saturazione del mercato con le migliaia di nuove band influenzate dal
metal moderno non si sta "comportando" in maniera differente, e di
cloni dei cloni senza niente da aggiungere ve ne sono a bizzeffe... si
potrebbe muovere la critica che è un appassionato di thrash a scrivere
ciò, e quindi difficilmente potrà essere imparziale ed oggettivo. Posso
semplicemente confutare con quanto andrò a riferire per il gruppo
oggetto di recensione, i Dynahead dal Brasile.
Inizialmente, a cd ricevuto e dopo un breve e ben poco attento
ascolto, ho accantonato "Antigen" come si fa con una lattina di birra
ormai vuota: nessuna necessità di ulteriori spiegazioni, suppongo.
Terminate le recensioni che attendevano da troppo tempo la parola
"fine", ecco ripresentarsi lo spettro dei Dynahead, puntandomi contro
un dito in segno di accusa; ebbene, decido di riprovare ad inserire il
cd nel lettore, ma lo faccio accingendomi a trovare un passatempo nel
mentre che le 10 canzoni, per un totale di 50 minuti abbondanti, si
andranno ad esaurire (spero) in breve tempo. Accade quanto di più
inaspettato possa avvenire per il sottoscritto; ripongo il passatempo
trovato nel frattempo, ed inserisco le cuffie nel lettore, per essere
sicuro di non perdere nemmeno il minimo particolare. "Antigen" è
indubbiamente un prodotto moderno, sicuramente gli stessi musicisti (in
particolare la mente del gruppo, il vocalist Caio Duarte) traggono la
propria ispirazione da un innumerevole elenco di band della scena
mainstream vissute o tutt'ora in attività, ma la musica che fuoriesce è
maledettamente ben congegnata, oltre che suonata impeccabilmente. Gli
spunti interessanti e particolari non mancano di popolare nemmeno uno
dei brani, e se da un lato appare l'ombra di Meshuggah e Nevermore,
ecco dall'altro uscire allo scoperto la passione per elementi
progressive, il tutto condito da una forte dose di melodia ed una
capacità di creare refrain dannatamente catchy senza per forza scadere
nella banalità. Se da un lato la voce di Caio Duarte sa essere
aggressiva e capace di colpire l'ascoltatore per la sua potenza,
dall'altro ecco l'anima raffinata uscire allo scoperto, con vincenti
armonizzazioni vocali e parti al limite del teatrale, da sempre punto
di forza del più noto Warrel Dane.
Tutto il cd si posiziona su livelli decisamente al di sopra della
media, e se da un lato sorge la necessità di ascoltarlo nella sua
interezza, per non incappare nel mio stesso errore di cui sopra,
dall'altro si possono spendere alcune brevi parole a descrizione di
alcuni dei capitoli dell'intero lotto: come non citare la spirale
generata dall'opener "Clockwork I", che molto ricorda il famoso
quintetto svedese precedentemente citato, la successiva sognante
"Layers Of Days", con pregevoli partiture soliste da parte delle due
asce della band, la corposa "Tactile Heaven", dalle atmosfere
malinconiche cariche di pathos, con i suoi forti richiami al metal
progressivo, "Join And Surrender", che seppur inizialmente potrebbe
risultare la classica minestra riscaldata dei riff resi ormai cliché da
band come Fear Factory o Nevermore, non manca di spiazzare con inserti
acustici, "Do You Feel Cleansed?", con il suo cambio repentino di
registro e la violenza sonora sprigionata, e la conclusiva "The Starry
Messenger", veloce e nel contempo inesorabilmente lenta.
Ecco che comincio a farmi una ragione delle parole di giubilo
spese in lungo ed in largo su tutta la faccia della terra a favore dei
Dynahead, che con un cd autoprodotto (ma pregno di tutti i sacri crismi
che il caso necessita, in primis una produzione cristallina che rende
giustizia a musicisti dalla tecnica sopraffina e raffinata) stanno
ottenendo una popolarità alle volte maggiore rispetto a quanto non
avvenga per formazioni con alle spalle note label (anche se, ad onor
del vero, troppe volte le etichette "di punta" lasciano le proprie band
in balia di sé stesse, disinteressandosi della necessaria promozione
del gruppo eseguita in maniera efficace e pensando prima al solo
merchandise...).
Morale della favola, che molto poco sa di recensione, e più di
storiella da narrare agli amici accanto ad un fuoco: un gruppo che
merita, sicuramente molto più dei classici "raccomandati" che
focalizzano le attenzioni delle major senza aver davvero quel qualcosa
in più rispetto a troppe band underground... un motivo per supportarli,
e per credere che i Dynahead, dopo 5 anni di esistenza piuttosto
anonima, ma ben spesi nel processo di affinamento del proprio
songwriting, possano essere una carta vincente per il metal brasiliano,
e più in generale per il metal mondiale...
(PaulThrash - Novembre 2009)
Voto: 8
Contatti:
Sito internet: http://www.dynahead.com.br/