DYNABYTE
Extreme Mental Piercing
Etichetta: Rotten Inc. Records
Anno: 2004
Durata: 41 min
Genere: elettronica con chitarre pesanti
I DyNAbyte si sono formati nel 1998. La line-up originaria vedeva Giallo alle vocals, Lj Dusk alla chitarra e John (anche nei Necrodeath, Cadaveria e Raza De Odio) al basso. Sin dall'inizio la band si è distinta per il suo stile elettronico e pesante al tempo stesso, figlio di padri famosi quali Fear Factory, Rammstein, Nine Inch Nails e Marylin Manson.
Il primo demo-CD è stato registrato nel 1999. Gli stessi DyNAbyte affermano di essersi ispirati a "Remanufacture" dei Fear Factory per la sua realizzazione.
Nel frattempo la band ha guadagnato il favore del pubblico, specialmente dopo una serie di concerti nell'area di Genova. Nel 2001 però Giallo ha deciso di lasciare i DyNAbyte ed il suo posto è stato rilevato dalla ben nota cantante Cadaveria (ex Opera IX, ora nel gruppo suo omonimo).
Con la nuova arrivata i DyNAbyte hanno inciso un altro demo-CD di quattro canzoni a scopo promozionale.
Nel 2003 il trio è stato messo sotto contratto dalla Nocturnal Music, ora Rotten Inc. Records. "Extreme Mental Piercing" è il risultato di questa collaborazione.
La grafica del CD è semplice ma efficace. In copertina compare l'immagine di una cellula e, a lato, la classica doppia spirale del DNA. Si noti l'aporia con l'immaginario computerizzato tipico del gruppo.
Il libretto è di dodici pagine contenenti testi e foto.
La qualità di registrazione è buona ma non superba. Sicuramente avrebbe potuto essere migliore.
"I'll Rise" è una delle canzoni più vecchie dei DyNAbyte - risale al 2000. E' strutturata in modo da contrapporre le parti più melodiche (addirittura delicate ed introspettive nelle prime battute) a quelle dure e taglienti. Anche l'interpretazione di Cadaveria è strutturata in tal senso. E' una violenza cibernetica, fredda. Il suono degli strumenti si confonde con gli elementi elettronici, ed anche la voce viene spesso filtrata. Il riffing è prevalentemente ritmico, a sottolineare l'adorazione della band per i Fear Factory (remixati).
"I'm My Enemy" enfatizza gli elementi melodici già evidenti in "I'll Rise". Il ritornello, ad esempio, è molto cantabile e si imprime bene nella testa dell'ascoltatore. Nel suo insieme, "I'm My Enemy" è meno aggressiva rispetto all'opener e mette in mostra un abile utilizzo della programmazione. Le vocals di Cadaveria sono per lo più pulite.
"I Stand Still" è una traccia nervosa. I battiti ritmici picchiano come grandine sulla pelle. E' inoltre mutevole. Si passa da una sezione melodica vagamente malinconica ad un improvviso ritorno alle sonorità più aspre. E' difficile rimanere coinvolti da una canzone come questa. I DyNAbyte si tengono a buona distanza dall'ascoltatore. Vi è una sorta di incomunicabilità emotiva tra i due, proprio come tra l'uomo e la macchina. Sì, ho utilizzato l'aggettivo "malinconica" ma questa sensazione è fittizia. E' come se un computer volesse fingersi un uomo imitandone i sentimenti.
La quarta traccia è la cover di un classico dei Led Zeppelin: "Immigrant Song". Ha tutte le potenzialità per diventare un singolo di successo. Personalmente non ho mai apprezzato le cover di canzoni troppo famose. Ma si sa che un rifacimento azzeccato può essere un buon viatico per la notorietà.
La trascinante "Face The Storm" alterna con successo la formula già collaudata di strofe tirate e ritornello melodico. La canzone ha una struttura abbastanza semplice e di sicura presa. I DyNAbyte non sputano certo sulle possibilità commerciali della loro musica, anzi! Da sottolineare nuovamente l'ottima prova di Cadaveria, che esibisce una notevole duttilità vocale e di interpretazione.
"In Another Context" è caratterizzata da una ritmica saltellante e moderata. Il suo sviluppo è abbastanza lineare. Ripropone in forma diversa i canoni stilistici dei DyNAbyte. Si lascia ascoltare.
Si ritorna su territori spiccatamente cantabili in "Final Condition", seppur supportati da un accompagnamento vigoroso. Qualche sezione intermedia è addirittura furiosa ma, nel suo complesso, "Final Condition" è rappresentativa del lato più "umano" del trio.
"178" è lo strumentale dell'album. L'ideale per concentrare la propria attenzione sulle raffinatezze della programmazione. La semplicità della forma non deve trarre in inganno. L'attenzione per il dettaglio è assoluta e a voler star dietro a tutti i piccoli particolari dell'arrangiamento c'è il rischio di perdersi.
"My Brain" ha tutte le caratteristiche per candidarsi come la "ballata" di "Extreme Mental Piercing". Beh, forse una false ballad. In alcuni punti la canzone fa male, ma in genere le atmosfere sono per lo più innocue e, udite udite, comunicative! Sia ben chiaro: le chitarre non vengono mai meno. C'è sempre una certa pesantezza di fondo. Ma è innegabile che il sound e l'interpretazione vocale sono più docili del solito
Ecco infine "DyNAbyte", forse la canzone più amata dai fan della band. Anche questo brano è datato 2000. E' una traccia dura, sicuramente ispirata dai Rammstein. E' tutta basata sull'impatto e sulla facilità d'ascolto. Un ottimo modo per chiudere l'album
Beh, "Extreme Mental Piercing" è un onesto CD di debutto. Qualche canzone è buona, qualcun'altra un po' meno. Credo che i DyNAbyte siano in possesso di ampi margini di miglioramento. Devono solo trovare una formula per rendere le canzoni più efficaci. Non è facile, però credo che il trio abbia tutti i mezzi per farcela.
Consiglio questo CD a tutti gli amanti delle sonorità elettroniche e industrial vagamente commerciali. Chiunque si aspetti di ascoltare musica tipo Necrodeath o Cadaveria, eviti pure di acquistarlo.
Vista la disponibilità e la volontà di fare qualcosa di nuovo, i DyNAbyte meritano di essere supportati. A questo proposito vi invito a comprare il CD direttamente dal sito della band. Il costo è di 15 euro incluse le spese di spedizione: un prezzo più che abbordabile.
(Hellvis - Ottobre 2004)
Voto: 7
Contatti:
Mail: info@dynabyte.it
Sito internet: http://www.dynabyte.it/