DYING FETUS
Destroy The Opposition

Etichetta: Relapse
Anno: 2000
Durata: 36 min
Genere: Brutal Death Metal


I Dying Fetus introducono una componente Hardcore nell'attitudine e nella musica, i testi ora sono "impegnati", come si suol dire. Non preoccupatevi, anche se un po' ridimensionata, la presenza del gore (budelli ed annessi) si sente ancora molto, ciò che l'album evoca sono proprio queste immagini, ma i testi non stonano lo stesso dato il nuovo influsso Hardcore. Bene.
Violenza, potenza e ancora violenza organizzata in canzoni veloci ma tecniche e dai mille cambi di tempo, dalle stutture articolate, massacranti, mai noiose, grazie anche a parecchi spunti chitarristici accattivanti pure per chi non mastica abitualmente roba di questo tipo. A tutto questo aggiungete che non è la "solita cosa", il gruppo in questa formazione (poi dilaniata) è molto personale, i riff non sono i soliti 4, nel disco non se ne trovano di simili, nonostante ce ne siano davvero tanti. Una macchina da guerra incredibile, terroristi sonori che sanno quello che vogliono.
Sopra tutto mi ha colpito il drumming di Kevin Talley, uno dei miei batteristi preferiti: devastante, preciso, fantasioso, e talmente pieno di variazioni, rullate e cambi di tempo che sembra non seguire uno schema particolare ma improvvisare in modo folle sopra songs già sentite; raffinato eppure sempre maledettamente violento, non c'è un momento in cui non vi sentirete minacciati dalla sola esistenza di quest'uomo.
Ci sono pure due voci impressionanti (del bassista e del chitarrista, ora unico superstite in formazione), una in growl basso e fangoso ed una più screamy ma in tonalità media; entrambe sono potenti e strozzatissime, si sente che i nostri ascoltano Grindcore per la cadenza e certe idee.
Le canzoni sono infarcite di assoli difficili, veloci e particolari (mi ricordano un po' i Dillinger Escape Plan ma forse è solo una questione di suono), canzoni come ho detto mediamente molto veloci, con due estremi: "Epidemic of Hate", dall'inizio cadenzato e pericolosissimo, e "Pissing in the Mainstream", tiratissimo episodio di neanche 2', puro strabordamento.
L'aspetto "confezione" è ottimo anch'esso (mamma Relapse, ti voglio bene!): produzione spettacolare e corposa, con chitarre distorte e sature ma chiare, in primo piano insieme alla batteria tutt'altro che di plastica; il libretto riporta tutti i (lunghissimi) testi e l'artwork è molto ben fatto, sviluppando il tema dell'anti-americanismo/capitalismo.
Quando ho messo su il CD, arrivato a metà della prima canzone avevo già le lacrime agli occhi: se amate la musica violenta ed intensa non ci sono scuse che tengano, comprare questo disco è una tappa forzata.
(bist - Aprile 2002)

Voto: 9.5