DUNGORTHEB
Intended To...
Etichetta: Perennial Quest Records
Anno: 2003
Durata: 40 min
Genere: death
Ed ecco qui l'album d'esordio dei francesi Dungortheb. Avevamo recensito mesi fa il loro ultimo demo, in cui davano prova di avere del talento sfornando 3 belle canzoni di death metal molto tecnico e con vari assoli melodici. Personalmente mi aspettavo molto da questo album, e devo dire che sono rimasto un pochetto deluso. Di certo le canzoni sono suonate molto bene, nulla da dire al riguardo, ma per me manca lo spunto vincente, quel qualcosa in più che fa la differenza tra un album buono ed uno ottimo. Cerco di spiegarmi: queste 8 canzoni non hanno difetti formali né esecutivi, ma non hanno nemmeno quel guizzo, quello spunto geniale che mi spinga ad esaltarmi. Ho la continua sensazione che i Dungortheb suonino così perché "devono", e non perché lo sentano veramente.
Le canzoni sono praticamente tutte composte da Jean-Marc Werly (chitarrista solista e proprietario della Perennial Quest Records) e da Hervé Joly (batterista), e si nota un po' troppo il loro amore per "Symbolic" dei DEATH (il nome dell'etichetta parla già da solo, ehehhe!). Parliamoci chiaro, non è di certo una colpa amare quell'album, visto che è anche il mio caso, ma per fare canzoni fighe bisogna anche metterci della farina propria, e qui ne sento la mancanza. Per tutta la durata dell'album ho sempre la sensazione che il gruppo stia cercando di imporsi questo stile, che stia in pratica facendo il compitino del tipo "ora proviamo a fare un Symbolic parte 2". E quando si parte con queste idee si finisce sempre col prenderle dal gruppo di ispirazione.
Le canzoni poi sono tutte piuttosto simili, in pratica c'è sempre la solita sequenza strofa cantata, assolo melodico, cambio di tempo, strofa cantata e così via. Tecnicamente nulla da dire al gruppo, le ritmiche sono piuttosto articolate e precise, gli assoli sono belli melodici e puliti, il basso è sempre in secondo piano ma fa un ottimo lavoro oscuro, e la batteria contribuisce a far muro con una doppia cassa quasi sempre presente. Il vocione in growl (da parte del bassista Gregory) è ben riuscito e con un ottimo impatto. Ma personalmente non mi basta la sola esecuzione tecnica in questo genere, dai gruppi cerco anche una propria personalità ed una ricerca di creare un proprio stile riconoscibile. E devo dire che qui non ho proprio questa impressione: prima di tutto le parti di batteria, seppur suonate bene, sono monotone ed alla lunga mi annoiano, soprattutto quella doppia cassa triggerata suonata in maniera ossessiva; poi anche tutto il resto della musica mi sembra che manchi di ispirazione, visto che le canzoni filano via senza lasciarmi il segno.
La produzione è buona ma non ottima: la chitarra ritmica ha il suono un po' impastato, mentre quella solista ha un suono un po' troppo pulito e squillante, che fa perdere un pizzico di impatto alle canzoni. A questo va aggiunta la batteria triggerata, che alla lunga trovo un po' monotona visto che il sample usato per la cassa non è il massimo. La confezione invece è ottima, il libretto ha un'ottima grafica e ci sono tutti i testi (introspettivi e filosofici, tanto per ribadire che si ispirano in tutto e per tutto a quanto fatto dal grande Chuck).
Che dire in conclusione? Probabilmente sono stato duro con questa rece, ma essendo un grande appassionato di questo tipo di musica sono anche molto esigente, e pretendo sempre che i gruppi abbiano una propria personalità oltre ad essere tecnici. Ma so che esistono anche persone con gusti diversi dai miei, e che se ne fottono dell'originalità o del fatto che ci sia una doppia cassa sempre sparata e poco varia. Quindi se siete maniaci del death tecnico e ve ne fottete dell'originalità allora questo album vi può soltanto far godere. Io mi tiro fuori dal coro e dico che l'esordio dei Dungortheb è fatto bene ma non mi ha esaltato, così come non mi aveva esaltato "Pathetic Being" dei polacchi Sceptic. Ecco, se avete adorato quell'album (come è successo a molti miei amici) allora andate sul sicuro con questo "Intended To...". Purtroppo per i Dungortheb questa rece è finita in mano mia e si devono accontentare di un "semplice" 7.5.
(teonzo - Marzo 2003)
Voto: 7.5
Contatti:
Mail: jean_marc.werly@club-internet.fr
Sito Dungortheb: http://dungortheb.free.fr/
Sito Perennial Quest Records: http://perennialquest.free.fr/