DRUGS OF FAITH
Drugs Of Faith (MCD)

Etichetta: Selfmadegod Records
Anno: 2006
Durata: 16 min
Genere: hardcore/grindcore


I Drugs Of Faith sono nati nel 2002 in Virginia, Washington DC; l'idea iniziale era quella di suonare punk ed esibirsi essenzialmente dal vivo. Nello stesso anno pubblicano il loro primo demo ed un paio di brani per una compilation, cosa questa che li aiuta notevolmente a farsi conoscere ed a far circolare il loro nome nell'underground territoriale. La band negli anni è sempre stata formata da amici, o da amici degli amici, come loro stessi ci tengono a sottolineare, dal 2005 comunque la line-up è stabile, con una potente formazione a tre; Richard, voce e chitarre; Shane alla batteria, e Taryn al basso. E' di quest'anno, infine, l'uscita del loro primo vero lavoro in studio, il MCD omonimo che ho avuto occasione di ascoltare, una personale forma e rivisitazione di un certo hardcore fuso con il rock ed il grindcore.
"Never Fail" apre le danze, i suoni sono ruvidi, grezzi, impastati, l'incedere è lento e cadenzato; ma è solo mera illusione, dietro all'attacco di voce la velocità aumenta e con essa la violenza e l'impatto. La ritmica è devastante, le chitarre dissonanti e cupe, mentre la voce di Richard è urlata e sgraziata. Un buon inizio.
Il pezzo che segue, "The False War", è strutturato principalmente su di una base ritmica ed un giro di chitarra tipicamente punk, ma dall'attitudine decisamente più estrema, un vero e proprio pugno in faccia, la cui violenza è scandita dalle grida inesorabili del vocalist, sguaiato ed inespressivo, ma decisamente indiavolato.
"No Sense Of Occasion" non cambia di una virgola il trend proposto dai nostri, anzi ne inasprisce le particolarità e gli eccessi. Qui la velocità è infatti superiore, gli stacchi sono molto più lenti e pachidermici, appesantendo il brano sia ritmicamente che a livello di suoni. Da notare anche, come i riff portanti abbiano una carica melodica maggior ed un deciso appeal, risultando in un certo qual modo, utilizzando un'espressione leggermente forzata, orecchiabili.
Nel brano che segue le atmosfere sembrano cambiare notevolmente: pezzi veloci, ai limiti del grind, lasciano spazio a ritmiche decisamente più thrashy dove il cantato va ad appoggiarsi ed a prendere forma. Notevole ancora il lavoro della base ritmica e soprattutto del basso, sempre presente e preciso.
"Burning", il quinto pezzo, ci avvolge subito con riff lenti, ruvidi, pesanti, sabbathiani; giusta introduzione alla furia successiva lasciata in mano alla nuda e cruda velocità ed irruenza sonora, frenata solo nel finale dal ritorno incalzante delle lente cadenze. Anche in "Fuller's Prediction" a giocare una carta vincente sono i repentini cambi di atmosfera e velocità, che non lasciano tempo all'ascoltatore di adeguarsi, ma che anzi lo travolgono e lo portano via con sé.
Il brano che segue sembra il giusto compendio a quanto detto sino ad ora: partiture tipicamente grind si alternano ad altre molto più thrash oriented, pezzi ultra veloci lasciano spazio a pesanti cadenze, stacchi nervosi e potenti che si sciolgono in riff più "melodici" e punteggianti; quel che non cambia in maniera assoluta è il modo di cantare di Richard, monocorde, molto urlato e decisamente sgraziato, salvato solo, a mio modo di vedere, dalla breve durata dei brani che ne contengono un poco la mancanza di una pur minima versatilità.
Eccoci giunti all'ultimo brano di questo mini d'esordio, "Eyes Closed". Una lunga introduzione musicale ci porta al macello centrale del pezzo, dove di nuova la furia e la rabbia si prendono per mano e devastano il tutto. I suoni sono decisamente slabbrati, ai limiti di un certo stoner, quello meno psichedelico ma più selvaggio, il basso decisamente grave riempie totalmente l'ambiente, mentre la batteria, il cui suono risulta sempre e comunque secco e ficcante, trova soluzioni ritmiche ai limiti del vero, tanta è la velocità d'esecuzione di certi passaggi.
Devo dire che personalmente amo molto gruppi come i Soilent Green, gli Aghoraphobic Nosebleed, o i vari Norma Jean (quelli del primo lavoro ), The Locust o The Chariot, e questi Drug's Of Faith, in molte occasioni mi ricordano tali gruppi e sonorità. Le doti tecniche sembrano esserci, la giusta attitudine anche, così come non penso e spero, gli manchi la convinzione nei propri mezzi; una quindicina di minuti non possono però valorizzare a pieno le loro potenzialità e metterci così in grado di dar loro un giudizio pieno e oggettivo. Quindi appetibili sì, dall'ascolto non troppo ostico o complicato, ma da dover ascoltare assolutamente su di una distanza maggiore, anche non di molto, perché uno dei maggiori limiti e difetti di questo genere è la monotonia, la poca longevità musicale dei brani e delle soluzioni strumentali proposte; cosa che per ora, comunque, non sembra riguardare il gruppo statunitense. Un ultima cosa, il punto debole del tutto è sicuramente la voce, non sempre all'altezza della situazione e troppo piatta e monotematica nelle soluzioni melodiche, risultando in più occasioni fuori contesto. Da riascoltare.
(Pasa - Settembre 2006)

Voto: 6.5


Contatti:
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Sito Drugs Of Faith: http://www.drugsoffaith.com/

Sito Selfmade God Records: http://www.selfmadegod.com/