DRILL 187
The Faceless Majority

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2002
Durata: 45 min
Genere: modern thrash


I Drill 187, da Raleigh, North Carolina, potrebbero rappresentare l'antitesi perfetta al pop plastificato di mtv. Un'antitesi perfetta, così perfetta, da correre il rischio di diventare, loro stessi, uno dei tanti prodotti ad hoc da fiancheggiare alle spiacevolezze di mtv. C'è la rabbia, c'è l'adrenalina, c'è la potenza, tutte quelle caratteristiche che si oppongono alle boy band e alle vergini (!?) ignude nella rotazione da lavatrice delle charts, quel virtuale porsi speculari, che li rende precisamente appetibili per l'altra faccia della platea, ma in questo caso, forse, non è un male.
Il sound dei Drill 187 è nipote del thrash made in Bay Area, passa attraverso l'ammodernamento d'inizio anni novanta (Machine Head, chiaro) e approda infine al nu metal a stelle e strisce che imperversa in ogni dove. E' quel sound ricco di groove, denso, quadrato, gravido di melodia, sostanziosa, accattivante, laccato il giusto, è quel sound all-american che fa impazzire i kids d'oltreoceano. Verrebbe da definirlo un prodotto confezionato per l'Ozzfest, invece si tratta di un'auto-produzione, di scelte autonome, per cui più che essere studiato a tavolino, è il parto della cultura musicale del momento al di là dell'oceano, che corrisponde quasi millimetricamente a ciò che lubrifica il carrozzone di zio Ozzy (o meglio, di sua moglie Sharon). Questione di cromosomi, ce l'hanno nel sangue insomma, ma in questo caso, forse, non è un male.
Le loro radici affondano nel metal classico, negli anni ottanta, e non c'è da stupirsi, quanti germi guadagnan lì la loro ragion d'essere, ma è nei novanta che l'essere teenager ti porta ad incocciare il walkman con "Burn My Eyes", "Cowboys From Hell", senza dimenticare i Fight di Rob Halford. Ed è per merito di queste personalità illustri che s'insinua la voglia di essere duri, ma evoluti, rocciosi, ma freschi, di dare in pasto ai propri vicini una legnata di decibel incazzosi, per poi farli flirtare con quel tocco di melodia in più, che non fa temere il peggio. Ma oramai quel sound è assimilato nell'inutile etichetta-vaso di pandora "nu metal", e sta vivendo il punto di sua massima popolarità, tanto che a breve, probabilmente, il cielo volgerà al grigio, in modo che solo chi merita (perché di band meritevoli ce ne sono) rimanga a galla.
E se da un parte "Scrape It Off", "Despise" e "Identity One" giustificano un contrattino-occasione, "Snakebite" non può che far tornare alla mente i Sepultura con Robinson dietro la consolle (oppure i Soulfly, fate vobis), l'ottima "Shine" ci ricorda quanto sia ingombrante il carisma di un Chino Moreno, "Syphon" si dà in regalo qualche ideuzza dai Disturbed, ed infine "Mankind" che fa il verso ai Pantera: un compendio di quanto fatto dalle migliori (o quasi) realtà in ambito modern thrash e nu metal, ma non solo, sia chiaro. E' quella classica prima prova che da una parte paga dazio, si sostiene sui grandi nomi, dall'altra rovista (e scova) le sue soluzioni, la sua personalità, e non può che farsi davvero appetitoso per gli aficionados di queste sonorità, mentre verso gli altri "The Faceless Majority" risulterà il prodotto di "un buon gruppo che non se la cava mica male". Perché il cantato è brillante, in bilico tra un melodico di buona intensità (piace il timbro) e uno screaming 'a la Chuck Billy' con i sintomi dell'hardcore, versatile ed ispirato, perché il chitarrismo, a metà tra "The Burning Red" e "Vulgar Display Of Power", si eleva dalla mischia con diversi riff indovinati in tutto e per tutto.
Un dischetto che si fa apprezzare soprattutto nella prima parte, compatto, aggressivo, sferzato il giusto dalla melodia, e quindi ricalca se stesso, forse con troppa solerzia, cedendo lievemente alla distanza. Un dischetto che vuole spaccare, alternando quel picchiare un po' anonimo che livella, e quello knock-down che mostra lo stampo irregolare delle nocche. Ma anche un dischetto che si fa attrarre, il vigliacco, perché ti strizza l'occhio senza darti il culo, e che andrà a situarsi in un bacino d'utenza ampio e già preparato al tandem d'attacco cattivo/melodico, offrendo un boccone di qualità a quel contesto. "The Faceless Majority" recitano? Beh, a quanto pare, la maggioranza negli States ha anche la faccia dei Drill 187, ma in questo caso non è detto che sia un male.
(Orion - Ottobre 2002)

Voto: 7


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