DREAM THEATER
When Dream And Day Unite
Etichetta: Mechanix Records
Anno: 1989
Durata: 51 min
Genere: prog metal
I Dream Theater sono un gruppo che indiscutibilmente ha cambiato il
mondo del metal. L'uscita di "Images And Words" (1992) provocò un vero
e proprio sconquasso nei mesi a venire. Tutti, più o meno, furono
colpiti dalla proposta dei cinque ragazzi americani: dagli amanti di
sonorità melodiche ai death metallers. La critica accolse benissimo il
come-back del Teatro Del Sogno" ed il tasso tecnico/compositivo
(allora) elevatissimo contribuì a creare una sorta di rispettabilità
nei loro confronti da parte di tutti. I gruppi "famosi", dagli Iron
Maiden ai Napalm Death, non lesinavano apprezzamenti nelle interviste
sui giornali specializzati e tutto questo tam-tam, unito al passaparola
degli appassionati, contribuì a creare il fenomeno Dream Theater. Che
poi nel tempo siano nati fan ottusi che vedevano loro-e-solo-loro
(chi ha detto Manowar?!)... beh, è un altro discorso. Di certo la stima
che si guadagnarono con il secondo album era tutta meritata, a mio
avviso.
Qualcuno, poi, affascinato dalle intriganti trame di "Images And
Words" scoprì che il gruppo aveva rilasciato qualche anno prima un
esordio (addirittura con un altro cantante!) a nome "When Dream And Day
Unite". Qualcuno lo comprò e lo apprezzò pure, qualcun'altro lo guardò
come si fa con le vecchie foto, un sorriso, un buffetto all'amico/amica
e si rimette nel cassetto. Di certo quelli non erano i veri drim-tiater, quelli "tecnici" delle immagini più le parole. Quelli erano i drim degli inizi, bravini ma niente più, Petrucci addirittura era una pippa (sic!), per non parlare del cantante, Dominici (che fosse di origini italiane?!). No, no... quelli non erano i veri drim-tiater, pardon... Dream Theater.
Se uno avesse conosciuto il Teatro Del Sogno solo con il secondo album,
magari anche perché finirono nelle playslist di fine anno di quasi
tutti i giornalisti o perché il video di "Pull Me Under" un po' girava
(poco, ma girava), oppure se uno era troppo piccolo all'epoca e li ha
scoperti con gli album successivi la colpa non è di Portnoy e soci.
Dire che "When Dream And Day Unite" è un dischetto insignificante è
quanto di più lontano dalla realtà possa esserci, a mio avviso; a dire
che si trattava di un esordio discreto ma distante dai fasti che
verranno è oltremodo errato. Proviamo a calarci i quegli anni.
All'epoca si parlava di techno-metal, per riferirci a gruppi come
Quensr˙che, Fates Warning o Heir Apparent. Techno-metal, ho detto.
C'era anche il techno-thrash. Il 1989 fu un grande anno, musicalmente
parlando (anche se, ahimè, c'è chi sostiene il contrario). Sul versante
tecnico, ma in territori thrash/speed, uscirono delle vere e proprie
perle, come l'esordio bomba degli Annihilator o i ritorni di Watchtower
(con l'impressionante "Control And Resistence") e Toxic ("Think This" è
uno dei manifesti del techno-thrash). Su quello più melodico, visto che
li abbiamo citati, non possiamo dimenticare l'ottimo "Perfect Simmetry"
dei Fates Warning e "One Small Voice" degli Heir Apparent (un autentico
capolavoro, a mio avviso).
Bene, quando "When Dream And Day Unite" usci la scena di
riferimento era questa, più o meno. Inizialmente infatti l'album venne
inquadrato come "techno-metal": in effetti la loro proposta era in un
certo senso vicina a quella dei Queensr˙che. Chitarre distorte ma anche
arpeggi frequenti, voce pulita, melodie non sempre immediate ma
comunque sempre presenti, una certa ricerca di fondo. Poi, ad un
ascolto più attento, ci si accorse che la musica dei Dream Theater
pescava sia dai Metallica che dagli Yes, dagli Iron Maiden che dai
Gentle Giant, senza dimenticare influenze "pesanti", e mai negate, da
parte dei fondamentali Rush e Kansas. Prog metal quindi suonava bene...
e prog metal divenne (solo in seguito, attenzione). "When Dream And Day
Unite" rimase chicca per pochi e merce in svendita sui più svariati
cataloghi di musica per corrispondenza (sezione sotto le 5000 lire),
salvo poi essere giustamente riscoperta con l'uscita dei lavori
successivi.
Quei pochi però che hanno ascoltato i Dream Theater in ordine
cronologico difficilmente potranno dire di essere rimasti indifferenti
di fronte a un esordio di questa portata. Non mi interessa stabilire
chi sia meglio tra i Dream Theater o i Queensr˙che, non mi interessa
notare come la produzione di questo disco non fosse a livelli di
eccellenza. Vorrei solo rimarcare che "When Dream And Day Unite" è uno
dei dischi più belli degli anni '80 e che a mio modesto parere non ha
niente da invidiare alle loro opere successive. D'accordo,
miglioreranno tecnicamente, svilupperanno un suono più personale quanto
si vuole... ma calato nella realtà del 1989 "When Dream And Day Unite"
era un disco strepitoso. Assolutamente strepitoso. Chitarre potenti,
melodie celestiali, giri di tastiere su tappeti di doppia cassa, voce
cristallina e pulita, gran gusto compositivo e soprattutto bellissime
canzoni, a partire dall'eccellente "A Fortune In Lies" fino alla
conclusiva "Only A Matter Of Time".
Ho appena citato "Fortune In Lies". Ecco, quando sento nominare le
parole Dream Theater nella mia testa si materializzano le prime note di
questa stupenda canzone, aperta dai rintocchi di un sorprendente Mike
Portnoy. Assoli di chitarra e scale vertiginose di basso fanno da
incipit a un riff thrasheggiante, su cui si stagliano le meravigliose
tastiere di Kevin Moore, uno dei musicisti che ha contribuito alla
rivalutazione dello strumento, almeno in campo metal (in effetti erano
ben poche le metal band ad avere un tastierista fisso in formazione...
Dopo i Dream Theater, tutt'altra storia!).
Ricami di basso sul ritornello, martellamento di batteria per
quasi un minuto, assoli di chitarra tecnici e ispirati (basati anche su
licks e melodie di facile presa) per un brano semplicemente eccellente.
Dominici si rivela cantante sicuramente all'altezza della situazione.
"Status Seeker" è il brano più orecchiabile del disco, o almeno
quello dalla costruzione più ordinaria (anche se non mancano orpelli e
lacchezzi vari da parte di tutti gli strumentisti). Il ritornello è di
quelli che rimangono in mente al primo ascolto, per quanto sia
costruito e lavorato in maniera impeccabile. Rimarchevole, in questo
come in tutti gli altri brani dell'album, il lavoro del bassista John
Myung, che più che giocare sulle basse frequenze (cosa che farà nel
proseguo della carriera) si adopera nel costruire scale e linee sempre
in sintonia con gli altri strumenti, riuscendo allo stesso tempo a
rimanere perfettamente distinguibile nel tessuto sonoro.
Con la "The Ytse Jam" il gruppo ci ricorda che prima dell'attuale
denominazione era attivo con un altro nome (provate a leggere il titolo
al contrario); curiosità a parte c'è da dire che in neanche sei minuti
i nostri sono riusciti a creare un piccolo "classico" nelle canzoni
strumentali. Stacchi precisi, assoli al fulmicotone e musicalità da far
paura. Classe, in una sola parola.
Uno stupendo arpeggio apre "The Killing Hand", che poi si evolve
in un riff dall'incedere hard-rockeggiante di breve durata. Da lì in
poi è un susseguirsi di parti diverse, ora ariose ora più veloci. Un
brano piuttosto pomposo, pieno di stacchi e di cambi d'atmosfera che
mette a dura prova il buon Charlie Dominici, che per altro ne esce
bene. Bellissimo l'assolo finale di Myung. A questo punto si cambia
lato, ma vi assicuro che sentire quattro brani di questa caratura -
stiamo parlando di oltre quindici anni fa! - non era cosa da tutti i
giorni.
Il lato B si apre con "Light Fuse And Get Away" e si riparte da dove ci
eravamo fermati. Prog metal ai massimi livelli, guidato da un
portentoso Portnoy dietro le pelli. In evidenza il lavoro di rifinitura
di Kevin Moore, decisivi per il risultato finale. Una cosa
assolutamente atipica per l'epoca (e magari anche impensabile, per
molti) era il riuscire a coniugare tempi veloci e in doppia cassa con
partiture assolutamente piene di melodia... bene, i Dream Theater ci
riuscivano alla grande e forse per questo piacquero anche a gente che
di solito si cibava di altri generi, anche molto distanti. Molto bella
la costruzione dei soli, l'insieme non perde mai di tiro e gli oltre
sette minuti volano in un baleno.
Il seguente "Afterlife" è uno dei miei pezzi preferiti di sempre nel repertorio del gruppo. L'inizio è qualcosa di simile a speed-metal with keyboards.
La struttura non è particolarmente intricata, anzi.. diciamo che si può
intravedere la forma canzone. Il ritornello è assolutamente magico,
l'assolo di tastiera sembra riecheggiare alla lontana "Hotel
California" degli Eagles. Eccellenti. Non mi sento di aggiungere altro.
"The Ones Who Help To Set The Sun" gioca molto sugli armonici di basso
e chitarra, almeno nella parte iniziale, per poi passare a una
massiccia strofa in controtempo e ritornello con tappeto di doppia
cassa. Ovviamente sono sempre frequenti gli intermezzi strumentali
pieni di numeri da capogiro da parte ora di uno ora dell'altro
strumentista.
L'album si chiude con l'ottima "Only A Matter Of Time", ennesimo grande
pezzo, dall'incredibile apertura alla strofa dal passo "accattivante";
echi di Rush e del miglior hard rock e prog anni '70 fanno capolino più
volte in quella che è sicuramente una delle vette dell'album.
Album che si chiude dopo un crescendo e che lascia impietriti, una
volta calato il silenzio. Ripeto, se l'ascoltate oggi per la prima
volta è un conto, se l'avete vissuto in tempo reale probabilmente
capite meglio il senso delle mie parole.
"When Dream And Day Unite" fu un fulmine a ciel sereno e folgorò
quanti ebbero la voglia e la curiosità di avvicinarvisi. Un disco
assolutamente avanti, composto da professionisti della musica, a
dispetto della giovane età. I Dream Theater del 1989 erano Mike
Portnoy, strabiliante batterista capace di partiture articolate suonate
con grande potenza e tiro, John Petrucci, chitarrista tecnicamente
mostruoso e assolutamente creativo e dotato di gran gusto, John Myung,
bassista straordinario per gusto tecnica e approccio allo strumento,
Charlie Dominici, cantante fin troppo bistrattato e a parer mio
veramente bravo e Kevin Moore, tastierista che contribuì in maniera
rilevante a dare quel qualcosa in più a un gruppo dalla proposta
affascinante ma innegabilmente difficile.
Se dovessi indicare qual è l'album dei Dream Theater al quale sono più
affezionato indicherei senza ombra di dubbio questo strepitoso esordio.
D'accordo, poi andranno oltre... "Images And Words" aprirà una nuova
era, per loro e per il metal in generale, ma credetemi, ai Dream
Theater di fine anni ottanta non mancava assolutamente niente, almeno
da un punto di vista musicale. Forse mancava un po' di spinta
pubblicitaria, e in questo la Atlantic (etichetta per la quale
firmeranno) farà il suo buon lavoro in futuro. Io ricordo solo qualche
intervista, una loro foto in copertina su un HM di fine 1989 e qualche
critica entusiastica da parte di alcuni recensori. Probabilmente i
tempi non erano ancora maturi per la loro affermazione.
Ribadisco comunque che "When Dream And Day Unite" è un grandissimo
disco e meriterebbe a mio avviso ben altra considerazione da parte di
chi l'ha scoperto "solo in seguito".
N.B. A onor del vero devo aggiungere che ho avuto modo di sentire
alcuni pezzi tratti da bootleg del 1989 e se per quanto riguarda la
parte strumentale non c'è niente da dire da un punto di vista vocale,
ahimè, Dominici mostrava alcuni evidenti limiti di tenuta. Su disco
però tutto filava liscio e l'album in questione va annoverato
sicuramente tra i migliori metal album (d'esordio) di tutti i tempi.
(Linho - Gennaio 2007)
Voto: 10