DREAM THEATER
Six Degrees Of Inner Turbulence
Etichetta: Elektra
Anno: 2002
Durata: CD1 54 min, CD2 42 min
Genere: prog
I Dream Theater puntano ancora più in alto rispetto il loro ultimo studio album, e realizzano
un qualcosa che difficilmente si può descrivere. Un opera coraggiosa e sfrontata, due cd, per un totale di circa 110 minuti di musica.. e che musica ! Si incomincia alla grande con la tiratissima "the glass prison" ( se state attenti a quello che combina quel funambolo di
Portnoy...vo dovete mettere le mani nei capelli ! ), 13 minuti di delirio sonoro che si intrecciano tra una parte tiratissima ( i riff alla pantera....e non sto scherzando! Sentite un
pò la distorsione di John...) e un ritornello incredibilmente melodico. Invece "blind faith" la possiamo descrivere come la classica song dei nostri eroi, ma si va a differenziare per il grandissimo ritornello e la meravigliosa interpretazione di un ispiratissimo Rudess.
Sicuramente una canzone classica (per loro), ma estremamente significativa nei suoi 10 e rotti
minuti. "Misunderstood", invece è una canzone lenta e riflessiva, dove sentiamo un intensissimo La Brie dar sfoggio di tutte le sue qualità vocali. Sottolineo anche qui un eccellente lavoro di Rudess, che con Petrucci, va a firmare un intreccio di chitarre e tastiere ipnotico. Di "the great debate" ne potremmo parlare all'infinito, dall'inizio con la voce filtrate di James all'apertura che ricorda in maniera inquietante "run to the hills".....La canzone si sviluppa
tra parti estremamente atmosferiche a repentine accelerazioni che ci mostrano un Petrucci in stato di grazia. L'ultima canzone del primo cd appena l'ho sentita mi ha subito ricordato "Confortably Numb" dei Pink Floyd, e posso dire con certezza che "disappear" è la versione dei
Dream Theater del classicissimo dei Pink Floyd.,ovverosia, una canzone lenta ed estremamente triste. Il secondo cd è una concept song lunghissima ( divisa in otto movimenti......vi ricorda mica qualcosa ? ) che da il titolo all'album, ovvero: "six degrees of inner turbulence". Si
parte in maniera maestosa con la sinfonicissima overture, dove abbiamo i nostri eroi veramente al top dell'ispirazione, offrendoci degli assaggini, che poi ritroveremo nei movimenti successivi, ovviamente ampliati...e di molto ! La prima "vera" canzone è "about to crash" ed è quanto di più vicino ai Rush i nostri americani abbiano scritto. Una canzone semplicemente stupenda, che difficilmente dimenticherete, sin dal primo ascolto. La canzone poi sfuma in "war inside my head", dove le melodie Rush-oriented scompaiono in favore di un pezzo aggressivo e tirato. Si continua sulla stessa linea con "the test that stumped them all", veloce intricata ( sentitivi la fine della canzone...) e maledettamente potente. Cambio totale di rotta con la melodica "goodnight kiss", dove una tenera melodia disegnata da James La Brie viene sottolineata dall'onnipresente Rudess. Non solo Rudess sugli scudi, ma anche Petrucci, con un solo veramente
da incorniciare. Anche qui, la canzone sfuma in un'altra: "solitary shell", che potremmo definire come la nuova "silent man". Anche qui abbiamo una prova eccezionale di Petrucci ( sentite l'andamento della chitarra ) e Rudess che si scambiano convenevoli a tutt'andare. Il tutto condito dal solito meraviglioso testo e da un La Brie semplice, ma efficace. Quando ho sentito il riff di "about to crash (reprise)" mi sembrava di sentire Steve Vai, forse l'influenza del funambolo Ibanez-dotato ha dato qualche nuovo input a John. Comunque anche qui ci troviamo di fronte ad una grandissima canzone, ne più ne meno. Si chiude alla grande questo tour de force con "Losing tin / grand finale" che mette la parola fine a "six degrees of inner
turbulence", sicuramente nella maniera più azzeccata possibile. I Dream Theater hanno alzato il tiro, come ho già detto, hanno composto un disco difficile e intricato ( il sottoscritto ci ha messo una settimana di ascolto intenso per riuscire ad apprezzarlo in maniera completa...o quasi. ), nettamente superiore a "Metropolis pt.2". Su "Metropolis pt. 2", c'erano si grandissime canzoni, ma erano tutte derivate ( come stile ) da altri gruppi storici (Rush su
tutti.....), ovviamente modernizzati in chiave Dream Theater. Su "six degrees..." invece, abbiamo un nuovo modo di intendere il Prog metal, più potente, incavolato, ma sicuramente tecnico e mai scontato. Ascoltatelo attentamente e mi darete ragione, scoprendo tante piccole chicche, che solo dopo tantissimi ascolti vengono alla luce, per meglio apprezzare un lavoro che sicuramente segnerà la strada per tutti coloro che vorranno spodestare i Theater dal loro trono.
(Noldor - Gennaio 2002)
Voto: 10 e lode