DRAIN THE DRAGON
Demon Of My Nights
Etichetta: Graves Records / Alkemist Fanatix
Anno: 2008
Durata: 45 min
Genere: death metal melodico / metalcore
"Demon Of My Nights" è l'album d'esordio dei veneti Drain The Dragon,
pubblicato dalla Graves Records e distribuito dalla Alkemist Fanatix.
La copertina è molto bella, grazie all'artwork colorato e fumettistico
targato Corefolio: una bambina è seduta sul letto, e getta uno sguardo
titubante alle sue spalle, verso una finestra. All'esterno, un mostro
sta leccando i vetri, e sembra intenzionato a violare la camera da
letto della bambina. Sempre sullo sfondo, in blu, ci sono tante
figurine antropomorfe, e non si capisce se siano bambole, e fantasmi di
bambini. Si tratta comunque di un disegno inquietante, realizzato
ottimamente. Lo stesso tratto agile caratterizza le immagini di sfondo
del libretto, anche se i colori sono smorzati così da rendere più
agevole la lettura dei testi, riportati integralmente.
La formazione che ha inciso questo disco si nasconde dietro a
pseudonimi, e consiste in Bokkia (voce), Beret (chitarra, cori),
Brecchia (chitarra), Taurus (basso) e Sbiridiu (batteria). "Demon Of My
Nights" è stato registrato negli studi Westlink Recordings di Pisa,
sotto la supervisione di Ale Paolucci. E si può proprio affermare che
tale scelta si sia rivelata vincente, infatti la qualità di
registrazione è ottima, molto nitida e potente. Grazie ad essa, è
possibile apprezzare ogni singolo dettaglio degli arrangiamenti, il
vero fiore all'occhiello di un quintetto formatosi nel 2003, e con
all'attivo soltanto uno split con i Last Flight intitolato "Escape To
Exit" (2006).
Che disco è questo "Demon Of My Nights"? Si tratta di un
full-length ineccepibile nella forma, contenente dieci tracce più
un'introduzione per un totale di 45 minuti di musica. E che musica ci
propongono i Drain The Dragon? Semplice, un death metal melodico di
chiara derivazione svedese, ampliato nelle sue forme espressive grazie
ad influenze più o meno disparate, che lo assimilano alla scena
metalcore dei giorni nostri. E proprio le scelte artistiche e
compositive ci dimostrano come i Drain The Dragon siano figli del loro
tempo: anch'essi infatti sono stati illuminati dall'esplosione
folgorante del death melodico cosidetto di Gotheborg, che ha impresso
sui loro gusti prima e sul loro stile poi un marchio indelebile. Una
vicenda comune a tanti gruppi italiani e non, e che negli ultimi anni
ha assunto proporzioni davvero gigantesche, al punto che già ora si
avvertono dei segni di cedimento. Eh sì, come ormai succede da decadi,
quando un genere (e le sue derivazioni) tira, allora le case
discografiche battono il ferro caldo in maniera ossessiva ed
insistente, saturando il mercato fino a che il tutto collassi. E'
successo col power, è successo col black, è successo col nu-metal, e
piano piano sta accadendo al death melodico svedese, al metalcore e via
discorrendo. E' un dato di fatto. Proprio l'insistenza nel proporre
band molto simili, nel mettere sotto contratto gruppi privi di valore,
porta inevitabilmente alla fine commerciale di un genere. E la cosa
finisce anche per stancare noi recensori, alle prese con uscite sempre
uguali. Troppo spesso, infatti, l'underground si adegua alla musica
mainstream senza rendersi conto che senza talento non si può andare da
nessuna parte. A meno che non si abbiano dei grandissimi calci in culo,
o ci si trovi al posto giusto nel momento giusto.
I Drain The Dragon sono inguistamente un gruppo underground, se si
dovessero prendere in considerazione tanti gruppi che suonino un genere
simile, ma decisamente più scarsi. Ho ascoltato dal vivo o su internet
o su CD un numero incalcolabile di gruppi simili, ma la maggior parte
valeva decisamente poco. Tutti a riproporre la stessa minestra, spesso
riscaldata, tante volte insipida e in qualche caso proprio schifosa.
Vista la qualità media dei gruppi sotto contratto, quindi, e anche dei
gruppi relativamente famosi, non vedo perchè i Drain The Dragon non lo
debbano essere. Dalla loro hanno tutto: una voce estremamente
aggressiva e duttile, una tecnica notevole e puntuale, una violenza
ritmica davvero entusiasmante e tante idee degne di nota. Gli
arrangiamenti sono sempre preziosi e ben realizzati, con le chitarre
gemelle a richiamare spesso i Maiden, e quindi le radici heavy (sebbene
filtrate dalle generazioni successive di artisti). Si segnalano
frequenti cori in shout, di origine hardcore e marginalmente thrash; il
dinamismo ritmico richiama parecchi sottogeneri del metal, dal death
propriamente detto alle cavalcate thrash, ai blastbeat black. Talvolta,
il growling di Bokkia scende a profondità abissali, con vocalizzi
decisamente brutal. La tecnica è tanta, come ho scritto, e l'attitudine
è quella giusta. Ed anche il songwriting non è dei peggiori, tanto più
che canzoni quali la furiosa opener "Same Hands", "Bestiary Fear In My
Bed", "Decay" e le due "Rise Of Madness" (ascoltate l'una di seguito
all'altra) sono pienamente godibili, ricche di spunti interessanti e
sicuramente adrenaliniche. I punti deboli sono pochi, guardando il
disco da una prospettiva commerciale e d'impatto. Quello che veramente
mantiene la musica dei Drain The Dragon nella norma sono le melodie e
le successioni d'accordi. Ecco, questo è ciò che più mi rattrista,
perchè è un difetto diffusissimo. Quando una band vuole inserirsi nel
medesimo solco musicale scelto dai Drain The Dragon, inevitabilmente
riprende i medesimi stilemi melodici, giocati prevedibilmente sulle
stesse successioni armoniche. Questa cosa è talmente diffusa che,
ormai, si potrebbe dire che qualora si volesse suonare death melodico,
sia d'obbligo seguire determinate strutture prestabilite, senza variare
di una virgola. Perchè qualora una melodia esulasse dalla sacra
sequenza d'accordi che partono in minore, si sviluppano in maggiore per
finire nuovamente in minore, beh... allora si correrebbe il rischio di
esplorare territori troppo diversi, e bisognerebbe fare ammenda
ritornando sui propri passi, promettendo di non infrangere più i dogmi!
Sò che ho utilizzato un tono fortemente ironico, però mi sento
frustrato nel constatare che un gruppo abile, talentuoso, capace e
creativo come i Drain The Dragon non sia riuscito a scollarsi di dosso
quelle influenze pesantissime che rendono così banali tanti loro
colleghi. Se soltanto gli artisti riuscissero ad infrangere i limiti
del genere, senza tradirlo ma nemmeno senza assecondarlo in ogni
canzone, ecco, credo proprio che farebbero faville. Perchè la stoffa
c'è. Dunque, a conti fatti, che dire di questo "Demon Of My Nights"?
Niente, che è un bel disco. Molto più vivace e stuzzicante di tanti
altri dischi simili, realizzati da artisti più famosi. Se per caso
foste accaniti sostenitori del genere, e cercaste un gruppo vigoroso e
tecnicamente bravo, accostatevi pure a questi Drain The Dragon. Però,
rimane fermo il mio punto di vista: il death metal melodico ed il
metalcore hanno bisogno di nuova linfa, nuove idee, e di lasciarsi alle
spalle tutti i vecchi clichè che, ormai, cominciano a stancare un po'
tutti.
(Hellvis - Marzo 2009)
Voto: 7
Contatti:
Mail Drain The Dragon: drainthedragon@gmail.com
Sito Drain The Dragon: http://www.myspace.com/drainthedragon
Sito Graves Records: http://www.gravesrecords.com/
Sito Alkemist Fanatix: http://www.alkemist-fanatix.com/