DOGS'N'BONES
Lost Gone Wild

Etichetta: My Graveyard Productions
Anno: 2008
Durata: 50 min
Genere: hard rock/street/US metal


C'era grande attesa attorno ai Dogs'n'Bones, dopo l'esordio col botto ottenuto con "Dirty Fucking Loud". E il gruppo bresciano non si è fatto attendere, tornando con questo "Lost Gone Wild", disco che sin dalla copertina si annuncia ruvido, cazzuto e trascinante. Questa volta, l'artwork ci presenta una bella pupa maggiorata a cavallo di una moto: un clichè che fa sempre il suo effetto, soprattutto se disegnata col tratto caratteristico di Francesco Biagini. Il libretto, di dodici facciate, è molto professionale: contiene tutti i testi, tante foto dei musicisti e le varie informazioni relative alla registrazione ed alla realizzazione di "Lost Gone Wild".
La formazione è sempre la stessa: Mauro "Seven" Maccarini alla voce, Simone "Old Boy" Oldofredi alla batteria, Manuel "Hellcat" Gatti (che, per trasparenza verso i lettori, è anche un recensore saltuario della nostra zine) al basso e Andrea "Dr. Rock" Tinnirello alla chitarra. E visto che squadra che vince non si tocca, anche per questo nuovo disco i Dogs'n'Bones si sono rivolti a Dario Mollo ed al Damage Inc. Studio di Ventimiglia (SV).
Cosa c'è di più classico del rombo di una motocicletta, per aprire un disco che si annuncia carico di energia? Bene, "Life Like Never Should Be" inizia proprio in questo modo, con il gruppo pronto ad entrare in scena, trascinato da un riffing di chitarra severo e teso. E sapete una cosa? "Life Like Never Should Be" mi ha un po' sorpreso, perchè ha in sè un germe di malinconia, che era invece assente nello spumeggiante "Dirty Fucking Loud". Lo stesso Seven si limita a cantare su un registro medio, senza liberarsi in sprazzi di energia. L'arrangiamento è perfetto come al solito, di chiara derivazione americana, con la chitarra di Dr. Rock costantemente in primo piano. Ed anche i cori sono piazzati al punto giusto. Sia come sia, "Life Like Never Should Be" è un'opener inconsueta, pervasa com'è da questo senso di... chiamiamola nostalgia? "Ritornerò e ancora una volta mi tornerai sempre in mente / Ricordo il tempo di quando avevamo tutto, non smettere nuovamente di amarmi / Una vita come non dovrebbe mai essere, sto per bruciare...: il testo stesso di razza come i Dogs'n'Bones.
La rabbia torna a mordere come ai vecchi tempi con "Forever Wild". Il riffing iniziale, potentissimo, trasuda metal da ogni poro. L'utilizzo del minore, così spinto in questo brano, dona un aspetto serio ed minaccioso al tutto. Insomma, sembra che nel giro di pochi anni i Dogs'n'Bones si siano trasformati da ragazzini spensierati, a dei veri duri! "Forever Wild" procede senza spingere sull'acceleratore più di tanto, con una decisione che non deve rendere conto a nessuno. Anche qui l'arrangiamento è maiuscolo, con Dr. Rock ed Hellcat in gran forma, ed un Old Boy trascinante e deciso. La prova di Seven è vigorosa, e le sue parole sono credibili: "Cammino da solo nella morte della notte / Nessun letto dove dormire, nessun amore questa notte / Nessun Dio da pregare, nessun Dio da maledire / Sono solo con me stesso / E sarò per sempre selvaggio".
Il riff di chitarra che apre "Gonna Get You" è da antologia: that's heavy metal! E la canzone procede su questi binari, anzi, forse dovrei scrivere lungo questa autostrada! Eh sì, in questo caso lo stile musicale è più adatto ad una lunga corsa in moto lungo strade infinte. La voce del cantante è lievemente effettata, la qual cosa dona un aspetto più distaccato e meno confidenziale alla sua prova. Il songwriting, come al solito, è lineare e catchy. I Dogs'n'Bones sanno sempre dove vogliono andare a parare. Non si perdono in inutili perdite di tempo: hanno un ottimo senso dell'equilibrio. Molto buona la sezione con l'assolo di chitarra.
Rock'n'roll potenziato in "Someday": l'energia esecutiva è sempre ad alti livelli, in grado di far scorrere il fuoco nelle vene dell'ascoltatore. Il merito va anche alla buona qualità di registrazione, che dona al tutto un suono esplosivo, ma rende evidenti anche tanti particolari: si ascoltino ad esempio le "coloriture" di chitarra, di netto sapore a stelle e strisce, di Dr. Rock. Anche in quest'occasione, il gruppo si distingue per il suo talento melodico, legato sì alla tradizione ma che riesce sempre a colpire il segno. Ed il disco acquista grinta canzone dopo canzone.
"Five Days" è un gran bel brano, non eccessivamente esplosivo, che tocca i suoi vertici più suggestivi in occasione dei cori. Eh sì, lo stile del gruppo si è raffinato, cosa che talvolta tende a mettere un po' da parte la schiettezza e la spontaneità dei tempi di "Dirty Fucking Loud". Ma un gruppo deve anche crescere, e non può permettersi di riproporre sempre la stessa musica per tutta la sua carriera. "Five Days" rappresenta un passo in avanti da tutti i punti di vista, alla ricerca di una maturità completa ed indiscutibile: l'arrangiamento è studiato nei minimi dettagli, ed anche i brevi passaggi strumentali, potenti e di chiaro stampo metal, arricchiscono la composizione senza farne perdere l'immediatezza. Chiunque ascolti questa canzone non potrà che esclamare: "Questi non sono i soliti Dogs'n'Bones!".
Segue una canzone sfacciata, "God Bless". Questa composizione potrebbe andare a braccetto con "Someday" per la sua capacità di comunicare libertà, e un desiderio di spazi aperti. Questo almeno per quanto riguarda la strofa, seguita poi da un bridge rallentato che crea un discreto effetto suspence prima del ritornello. Anche qui troviamo degli ottimi incroci vocali, che però non riescono a dare quel qualcosa in più: in effetti, il ritornello non risulta particolarmente memorabile. E' buono, sì, ma non è tra i migliori che il gruppo abbia concepito. Curioso il finale a toni smorzati, intimista.
"Living Like A Rockstar" è quasi una dichiarazione di intenti: "Ehi, dai, voglio sentirti gridare perchè, questa notte,/ vivremo come rockstar". Il ritornello, con tanto di coretto spensierato, proietta una luce fucsia che tinge di glam i nostri Dogs'n'Bones. E finalmente si ritorna ad essere allegri e liberi, desiderosi di divertirsi e di vivere alla giornata, così come viene, nel divertimento più sfrenato. Forse non tutti abbiamo vissuto notti da rockstar, ma tutti le abbiamo sicuramente desiderate. Ed anche se la canzone è in possesso, durante il ritornello, di un ritmo zoppicante, riesce sempre a coinvolgere. Anzi, sapete una cosa? Ogni volta che metto il CD nel lettore mi ritrovo a girare per i locali di Los Angeles, oppure mi sembra di essere in sella ad una moto, e di percorrere lunghe autostrade perdute. Eh, è questo il potere dei Dogs'n'Bones! Una gran cosa: il gruppo è credibile, e l'attitudine è indiscutibile.
Un attacco potente e sguaiato spiana la strada alla frenetica "Too Late To Hate", una delle canzone più tirate di tutto il CD. C'è poco da descrivere qui, se non che l'energia comunicata è travolgente! Un brano tutto da ascoltare.
"Ain't A Bad Way To Live" è una canzone ottimista, che sprizza gioia da tutti i pori. Qui il rock trova un ottima espressione, e devo ammettere che mi piacciono molti i dialoghi tra la chitarra di Dr. Rock ed il basso di Hellcat. I testi sono semplici come al solito, ma efficaci: in linea con il genere. Anche questo è rock'n'roll, e i Dogs'n'Bones ce l'hanno nel sangue. Tra l'altro, piccola parentesi che non ha nulla a che vedere con questa canzone, sembrano messe da parte quelle tentazioni da punk collegiale che, di tanto in tanto, hanno vivacizzato il loro disco precedente. Chiusa questa parentesi, "Aint A Bad Way To Live" è, a parer mio, una delle canzoni più belle del gruppo.
I Dogs'n'Bones tornano a fare i duri con la maschia "Easy To Say Goodbye", che si libera dal suo tono cupo solo in occasione del ritornello. Il riffing è nel classico stile della band, sudato ed arrabbiato. Seven gigioneggia dietro al microfono, sotenuto da un arrangiamento impeccabile. Molto bella la sezione che introduce l'assolo, e l'assolo stesso. Ascoltare questo CD più volte è un vero godimento, perchè ogni volta si scoprono nuovi particolari. Nei primi ascolti è facile lasciarsi trascinare dalla musicalità spiccata dei brani, tralasciando l'attenzione negli arrangiamenti. A poco a poco però, la bellezza di certe soluzioni comincia a far presa sull'ascoltatore, al punto che talvolta si rimane in attesa del particolare giusto suonato al momento giusto!
"Coming Home" è praticamente attaccata alla canzone precedente, e punta tutto sul groove, poichè il ritmo non è eccessivamente veloce. Anche questo è un brano con i controcoglioni, ben realizzato e che punta tutto su un suono pieno, potente e capace di parlare al cuore degli ascoltatori. L'energia comunicata è tanta, vera e non si può rimanerne indifferenti.
L'ultima canzone del CD si intitola "Out Is War". E anche in questo caso il gruppo non si risparmia, anche se ci regala un ritornello molto melodico, che permette alle nostre menti sovraeccitate di rilassarsi. E il CD si chiude in un tripudio di rock potente e sanguigno, che non fa che convincerci sempre di più sul valore di questi Dogs'n'Bones.
Ma il CD non finisce qui: c'è anche una sezione multimediale, molto professionale. In essa troviamo la bonus-track "Free". Si tratta di una canzone allegra e spensierata, dall'ottima melodia. Il dessert ideale per lasciarci leggeri dopo un pranzo tanto prelibato e complesso. E qui si rifanno vivi, in un certo senso, quegli echi di punkettino americano, anche se solo a livello di idea, di suggestione.
In più, c'è anche il video di "Forever Wild". Si tratta più che altro del montaggio di varie scene in studio di registrazione. Peccato che non siano vestiti da veri rocker! Dr. Rock non è poi così rock in questo video. Già meglio Hellcat con la maglietta degli AC/DC.
Con "Lost Gone Wild" si è persa un po' dell'innocenza che ha caratterizzato "Dirty Fucking Loud", ma al tempo stesso il gruppo ha acquisito una padronanza ancora più consistente della sua musica. I Dogs'n'Bones sono uno dei gruppi di spicco della scena hard rock/metal italiana. Spero vivamente che ottengano sempre più consensi, perchè li meritano, ma anche perchè potrebbero spianare la strada ad altre band simili. C'è bisogno di rock'n'roll in Italia. Ce n'è sempre stato. Meno male che esistono dei gruppi come i Dogs'n'Bones.
(Hellvis - Agosto 2008)

Voto: 8


Contatti:
Mail Dogs'n'Bones: info@dogsnbones.com
Sito Dogs'n'Bones: http://www.dogsnbones.com/

Sito My Graveyard Productions: http://www.mygraveyardproductions.com/