DIVINITY DESTROYED
Eden In Ashes

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2003
Durata: 32 min
Genere: prog metal con qualche growling sporadico


Sembra incredibile che questi Divinity Destroyed siano gli stessi dell'omonimo EP, già recensito su Shapeless! Fatto ancora più sbalorditivo è che "Eden In Ashes" e "Divinity Destroyed" sono stati registrati nello stesso periodo, nel medesimo studio e con la line-up immutata! Eppure questi due lavori, ambedue pubblicati nel 2003, sono diversi come di più non potrebbe essere. Il gothic tinteggiato di heavy dell'EP si è tramutato in vero e proprio prog metal nel full-length. I componenti della band hanno spesso citato i Dream Theater come fonte di ispirazione primaria. Ascoltando "Divinity Destroyed" questa influenza non era così rilevabile: in "Eden In Ashes" essa traspare invece in maniera evidente.
Ecco quindi che il quintetto del New Jersey non appare più soltanto come un gruppo di musicisti ispirati ed intelligenti. I componenti della band sono individui calcolatori, ottimi pianificatori della loro carriera musicale. La semplicità formale dell'EP omonimo scompare e lascia il posto a composizioni complesse da ascoltare e riascoltare.
"Eden In Ashes" è il secondo full-length della band (per le notizie biografiche rimando alla recensione di "Divinity Destroyed"). La line-up consiste in Mark Ward (voce/chitarra), Dan Leonard (batteria), Tom Ward (chitarra/voce), Sgt.Proft (basso/voce) ed Emily Heerema (tastiere). Quest'ultima attualmente non fa più parte del gruppo ed è stata sostituita dal fratello Jonny.
L'aspetto grafico del CD è assolutamente impeccabile. In copertina vi è una prateria che spazia all'infinito con una figura maschile al centro. Il colore dominante è il grigio ad eccezione del cielo rosso arancio. Il libretto è professionale: otto pagine con testi e foto. La qualità di registrazione è molto pulita, come già scritto nella recensione di "Divinity Destroyed".
L'album si apre con "Sweet Heresy", forse la canzone più simile all'EP precedente. Sembra proseguire il discorso intrapreso in precedenza. In questo brano di stampo heavy/gothic il gutturale ha un ruolo fondamentale. Supporta in maniera ottimale la voce pulita. La melodia ha un non so che di celtico, di popolare. L'arrangiamento è come al solito impeccabile e l'esecuzione è violenta. La tastiera di Emily riversa fiumi di note sul procedere spedito delle chitarre, dimostrando quanto il virtuosismo dei musicisti possa essere piacevole se messo al servizio del gruppo.
"Threnody" è un brano caratterizzato da un'ottima melodia e da un tempo tagliato tipicamente prog. I passaggi strumentali sono sempre più raffinati e i musicisti fanno sentire il "tocco" anziché la potenza. E' incredibile notare quanto la complessità compositiva sia aumentata. I cambi di melodia e di tempo non si contano. I Divinity Destroyed dimostrano che la musica è per loro una materia plasmabile con l'ispirazione e il mestiere. La tecnica è un mezzo che amplia le potenzialità di un gruppo ma non è necessario che sia utilizzata in ogni circostanza. Credo che questo quintetto sia la dimostrazione pratica di questa affermazione.
"Borealis" è molto più malinconica di "Threnody", nonostante il titolo possa far supporre il contrario. Anche in questo caso la band dimostra di poter usufruire di una grande ricchezza di suoni e di atmosfere. La voce di Mark non è estesa come vorrebbero i canoni del prog-metal, ma il ragazzo se la cava benissimo lo stesso.
Un flauto e tante percussioni annunciano "Nothing But A Shadow", una delle canzoni più particolari di "Eden In Ashes". Lo stile si è fatto etnico e la canzone è strutturata nel classico crescendo della band: inizio soft e finale più aggressivo. La musica degli indiani d'America mescolata con qualche tocco orientale è alla base di questa composizione.
Lo strumentale "Borealis", per sola tastiera, è l'episodio meno interessante del CD. Sa tanto di filling ma può essere utile per rilassarsi un attimo in mezzo a tutta questa complessità. Comunque, è molto breve.
Con "Empty The Sky" si ritorna su territori più vigorosi. Tante volte il prog tende a coinvolgere poco chi non ama il genere. Questa traccia possiede invece un buon tiro, che non può lasciare indifferenti.
"Crestfallen" inizia invece come il più classico dei brani gothic. La traccia è tranquilla, molto deprimente. L'arrangiamento è decisamente ispirato alla musica classica. Dopo una sezione strumentale "Crestfallen" sfocia in "Disciple", il brano conclusivo dell'album che gode della partecipazione di Randal dei Beyond The Flesh alle vocals. "Disciple" è l'esatto opposto della canzone che l'ha preceduto. La traccia è aggressiva e ritornano le vocals in growling. Un brano di notevole spessore che conclude in "Eden In Ashes" in maniera positiva.
Sono contento di aver recensito i Divinity Destroyed perché si tratta di un gruppo degno di nota. Il suo merito maggiore è quello di cercare formule espressive sempre nuove. Il suo percorso musicale è in continua evoluzione e per questo va supportato. Consiglio i lettori di Shapeless di acquistare questo CD, soprattutto chi apprezza il prog metal. Il prezzo è di 10,00 US$ più 2,00 US$ per le spese di spedizione.
Segnatevi il nome dei Divinity Destroyed: speriamo che presto qualcuno si accorga di loro e li metta sotto contratto!
(Hellvis - Febbraio 2004)

Voto: 7.5


Contatti:
Divinity Destroyed
P.O. Box 1686
Toms River, NJ, 08753
USA
Mail: divinitydestroyed@hotmail.com
Sito internet: http://www.divinitydestroyed.com/