DISSOLVING OF PRODIGY
Louceni Se Svetem Pozemskym

Etichetta: Crystal Productions
Anno: 2002
Durata: 49 min
Genere: death/doom/folk metal


Eccola, è arrivata. Quella parte della stagione che tanto temevo mi è finalmente piombata sulle spalle. Quell'estate afosa che ti toglie la forza di fare alcunché. C'avrò messo mezz'ora solo per buttare i polsi su questa tastiera. La mia esperienza di dattilografo mi permette di non faticare troppo nel muovere le dita per pigiare i tasti, e questa è una bella cosa. Una cosa meno bella è il riconoscere che mi sto lamentando del caldo ora, quando invece sono certo che presto peggiorerà!! Mah... Quasi mi verrebbe voglia di trasferirmi in Repubblica Ceca, magari là è più fresco. Poi ormai sono quasi di casa, visto che ultimamente non faccio che ascoltare i gruppi di casa Crystal. Ed in particolare questi Dissolving Of Prodigy, che cantano pure nel loro idioma locale.
Il disco che mi è stato sottoposto dovrebbe essere il loro secondo (e per favore non chiedetemi di trascriverne un'altra volta il titolo!) e, sempre dovrebbe, dovrebbe essere datato 2002. La band consiste di cinque capelloni, più una dolce e leggiadra pulzella, tale Johanka Teryngerova, che ha imprestato la sua voce a questi brutti ceffi e che, giustamente, non si è neanche fatta fotografare insieme a loro! Il genere che propongono è un death/doom alla inglese, tipo primissimi My Dying Bride, ma più doom, nel senso che non attaccano mai a correre come invece agli inglesi a volte capitava. Il tutto con forti influenze di musica tradizionale nordica. Almeno per come ci giunge a noi metallari attraverso il filtro di tutti i gruppi che a quelle sonorità facevano più o meno riferimento, penso agli agli Storm ma soprattutto ai Bathory di "Hammerheart" e "Twilight Of The Gods".
Infatti il disco si apre con il brano "Stara Zeme", che parte con note di chitarra classica che rievocano scenari folk anche vagamente Skycladiani, per poi inerpicarsi su mattonate doom niente male. Suggestivi gli interventi di tastiera, imitazione di flauto che però sembra più un'imitazione di armonici di chitarra! Peccato che però la tastiera (la mia amata tastiera) è proprio lo strumento che compromette il rendimento di altri brani. Ad esempio la seconda "Mohylové Hroby" sarebbe stato un graticico brano doom, se non ci fosse stata quella tastiera a fare finte sviolinate orchestrali per tutto il pezzo. In fondo le scelte melodiche non sono neanche malaccio, ma sono i suoni scelti che sono pessimi!! Penso che i preset non siano stati ritoccati nemmeno per un minuto, ed è un peccato. Diciamo che però, nell'imitazione di organo nell'inizio di "Rujana", si fa una figura più dignitosa. Il brano in questione narra della distruzione del tempio di Svantovit nell'isola di Rujana nel 12° secolo... No, non ho imparato improvvisamente il ceco: nel booklet ci sono le preziosissime traduzioni in inglese di tutti i testi! "Divci Valka" è uno dei brani che meglio rappresenta il folkeggiare doom (o il doomeggiare folk) dei Dissolving Of Prodigy, e l'unisono di chitarre e tastiere nel riff portante è addirittura gradevole, ed a tratti ricorda anche gli Amorphis più MTV. E dunque salta fuori il vero e più evidente difetto della band: la voce. Un growl sofferto e rantolato che, ahimé, non ha nulla di robusto: ricorda più la voce di certe vecchie crust-punk band tipo Amebix che un growl adeguato al death/doom che conosciamo... In "Pocta Morane" fa la sua prima apparizione la pulzella di cui dicevamo più sopra, e fanno ritorno i riferimenti alla mitologia slava: in questo caso il brano è un tributo alla divinità femminile della morte... Peccato che il brano non sia un granché, e la voce della gradita ospite è fin troppo piatta. "Bohu Nemily" è invece il brano più aggressivo del lotto (sempre nei limiti del doom), ed in certi versi anche il più bathoriano, stavolta dedicato a Radegast, dio slavo del fuoco, del sole, delle messi e dell'ospitalità. E continua a sorgermi un interrogativo: mitologia slava e riferimenti alla tradizione musicale vikinga? Che c'azzecca? Magari ci sono delle similitudini che io ignoro, e quindi io sono il solito stronzo. O magari un po' puzzoni lo sono, questi Dissolving Of Prodigy! Mito e storia del popolo slavo è un tema che, come avrete notato, ritorna spesso (ed affatto a sproposito, vista la lingua e la provenienza dell'ensemble in questione), e la sua ennesima apparizione è nel brano "Zrcadlo Nasich Skutku", che stavolta è dedicato al Re Samo, primo (ed unico?) unificatore delle tribù slave nel VII secolo. Putroppo, oltre quelli nominati, di brani degni di nota non ce ne sono, a parte l'outro strumentale "Jedenact" che, nonostante la pianolina un po' squallida (mi ripeto: stavolta mi lamento solo per la scelta dei suoni!...) non è affatto male.
Alla fine, facendo un po' di conti, è chiaro che questo album, se considerato come un album doom, potrebbe essere gradito ma sicuramente non verrà ricordato. Un altro discorso invece vale per chi è appassionato di sonorità folk in contesti di metal estremo, e/o per chi si interessa di miti e storia delle civiltà pagane europee. In questo senso i Dissolving Of Prodigy hanno realizzato un prodotto molto interessante, per la coraggiosa scelta del canto in ceco, ma anche perché tonnellate di blackster norvegesi ci hanno insegnato tutto dei miti nordici, ma poco sappiamo delle tradizioni slave, a parte quello che ci ha tramandato Rocco Siffredi.
Comunque questo disco non va un granché oltre la sufficienza, perché nonostante l'impegno e l'interesse culturale, i risultati artistici non mi sembrano così soddisfacenti. Esecuzione e produzione piatta, su brani che non mi hanno mai fatto alzare un sopracciglio.
Se non erro i Dissolving Of Prodigy dovrebbero avere in produzione un nuovo album proprio ora. Sarei curioso di ascoltarlo subito, eh!?!
(MoonFish - Giugno 2005)

Voto: 6.5


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