DISGUISE
Late

Etichetta: Hardebaran Management & Promotion / Andromeda
Anno: 2007
Durata: 46 min
Genere: black metal sinfonico



Ricordo di essere rimasto sorpreso dall'ultimo lavoro dei pugliesi Disguise,"Human Primordial Instinct" del 2003. In esso, la band ha dato prova di grande carattere, personalità e creatività: tutte qualità che mi hanno fatto ben sperare sul loro futuro.
Credo di aver riposto bene le mie speranze perchè questo "Late", loro ultimo lavoro, si rivela interessante e ricco di spunti, intenso e coeso in ogni sua parte. Lo stile è ancora più oscuro che in passato, ed anche la copertina abbandona i colori a favore del bianco e nero. Due persone vengono ritratte sedute una di fronte all'altra, in quello che sembra un magazzino abbandonato. Nel libretto, di dodici facciate, ci sono i testi, una foto del gruppo in facepaint e tutte le note relative alla registrazione.
Anche questo nuovo lavoro è un concept album, e come il precedente è diviso in tre parti. La prima, intitolata "Unconsciousness: Dawn Of Perception", ci spiega che il male è connaturato all'uomo, e tutti i tentativi di cambiare questa situazione si rivelano vani e frustranti. Ecco quindi il senso delle parole declamate in "Ending", il prologo dell'intero lavoro: "... e così si è giunti al crepuscolo dell'umanità. L'istinto primordiale ha esaurito il suo tempo. E' il male che genera male, circolare dialettica, pesante fardello. E' l'uomo che genera morte. Non c'è più tempo...".
Il testo di "Decreasing Pleasure", la prima canzone della sezione d'apertura, sembra essere stato scritto da un serial killer. E' la lotta psicologica di un'individuo che sa che ciò che sta facendo è male, ma che non può, non vuole tirarsi indietro. E' un desiderio di morte, che riporta il soggetto del testo ad un primo piacere provato, ma mai più raggiunto. Ed è proprio la nostalgia di questo piacere ideale, che spinge a creare violenza.
L'assalto dei Disguise è distruttivo, con un riffing che ricorda i vecchi Immortal: vorticoso, violentissimo, senza compromessi. Vastator Mentis mette in mostra il suo consueto repertorio vocale, che va dal growling profondo, alle urla più torturate, ai vocalizzi puliti. Davvero ottima la qualità di registrazione: l'Alpha-Omega studio è una garanzia. Non ci sono paragoni tra questo disco ed il lavoro precedente, per quanto riguarda la produzione!
Presto entrano in scena le tastiere di Carnifex, creative e sempre pronte a creare melodie sghembe e particolari. La band suona il consueto black metal ricco di spunti death, e nel caso attuale anche di avantgarde: il bel dialogo tra tastiera e chitarra è tipico di quel genere. La traccia poi riparte con una cavalcata testarda, aggressiva e distante dallo spirito decadente delle sezioni precedenti. La sezione ritmica è davvero pesante, e la canzone si conclude con un tono severo ed inquietante. Davvero un'ottima opener, che mette subito in mostra le qualità del gruppo. Qualità a dire il vero un po' ridimensionate dai frequenti richiami ad altre band, che ad un orecchio esperto saltano subito all'orecchio. Può capitare che si pensi che un certo passaggio sia simile alla band X ed un altro alla band Y, e questo sembrerebbe andare a discapito di un vero e proprio stile-Disguise. Per fortuna, il songwriting e gli arrangiamenti eccellenti fanno sorvolare su questo difetto.
"Involved" prosegue i ragionamenti iniziati nel brano precedente, con il soggetto che cerca una ragione di questo comportamento violento ed irrazionale. Intuisce che c'è una sorta di destino manifesto nelle sue azioni. Anche in quest'occasione, i Disguise non si risparmiano in quanto a potenza, sebbene la melodia sia più presente e distesa. Le successioni armoniche si alternano a riff veri e propri, e la violenza lascia spesso spazio alla tastiera, sempre pronta ad arricchire il tutto con la sua versatilità espressiva. Il tutto non tradisce la grande tradizione del black metal. Vastator si esibisce anche in vocalizzi alla Attila Csihar: come definire meglio l'utilizzo di un timbro tanto caratteristico?
La seconda parte del concept, "Insight: Revelation Of Forced Path", ci spiega che l'umanità sia arrivata ormai ad un punto di non ritorno, e nulla di ciò che ha fatto potrà mai essere cambiato. Questo ci riporta alle parole del prologo. L'uomo è nato per distruggere, e questo lo rende allo stesso tempo un assassino ed un suicida.
"Better Unborn" è una riflessione sulla bellezza della morte alla nascita, la placidità di una fine raggiunta al momento stesso dell'inizio. Introdotta da un blastbeat spaccatimpani, la canzone sembra un ibrido tra il nichilismo degli Aborym e la follia di Morgul, in particolare dove interviene il pianoforte. Questo per quanto riguarda la sua prima parte. La traccia, come al solito, si evolve per i sentieri più diversi. Questo perchè i Disguise amano la creatività, e non la staticità. E, come sempre, cercano di mettere quanta più carne al fuoco, senza però perdere di vista il senso della composizione. Tra l'altro, sono contento di constatare quanto sia aumentato il tasso tecnico. La traccia sorprende in occasione di un passaggio melodico, su base lenta: è un bene che i Disguise sperimentino, perchè così riusciranno a portare qualcosa di nuovo in una scena abbastanza stanca. La fantasia e la tecnica, comunque, non vanno a discapito dell'impatto o dell'aggressività. L'attitudine c'è tutta, e il gruppo non disdegna passaggi più facili, ma utili a rendere il tutto più potente.
"Dead For Brought Death" ci dimostra come l'uomo sia anche il carnefice di sè stesso. Sapete cosa mi ha ricordato l'attacco, serrato e velocissimo, che apre le battaglie? I Melechesh! Davvero... secondo me, i Disguise si sono ispirati proprio a quel gruppo. Ovviamente, ogni termine di paragone salta quando la traccia si evolve, con passaggi tecnici (ottimo lavoro di basso) e possenti sezioni di gruppo. La qualità di registrazione esalta la bravura dei musicisti, che non si negano assoli, momenti di alternanza tra melodia e aggressività quasi stridenti, e bizzarrie d'arrangiamento. Senz'altro, "Dead For Brought Death" è una delle migliori composizioni di "Late": bellissimo il climax finale, che prelude all'esplosione che porta la traccia alla conclusione.
Il terzo atto del concept. "Circle: Continuous Repetition Of Acting", ci dimostra come tutto torni, e che dando morte si riceve morte. L'essere umano è un portatore di morte e di male, e non può fare altro che ricevere tutto questo.
"Identical Beginning To The End" è la spaventosa conclusione che un uomo può dar vita ad un altro uomo, malvagio come lui, in una perpetua continuazione di questo male nel tempo, nella storia. Black puro ed incontaminato, con riff memorabili e spunti melodici negativi e disperati. Un assalto all'arma bianca pregno di disperazione, di consapevolezza dell'inevitabilità del destino. Molto evocative le sezioni più lente, giocate su arrangiamenti sofisticati. In generale, comunque, questa canzone rimane un terremoto sonoro.
"Into The Black Void (Sea Of Vacuous Hulls)" si apre con i soliti vocalizzi alla Attila Csihar, che alla lunga lasciano un po' perplessi, perchè sono davvero molto simili e possono comunicare un diffuso senso di emulazione un po' fine a sè stesso. Questa composizione è meno distruttiva della precedente, e privilegia ritmiche vigorose ma non spasmodicamente veloci. Il testo ci comunica un'accettazione della situazione alla base del concept: sia che si cerchi di reagire o di soccombere, il risultato sarà sempre il medesimo. Il pesante contributo delle tastiere, sostenute dal resto della band, tra cui spiccano le chitarre massiccie, riprende le influenze avantgarde sentite in precedenza. E, come già sentito in precedenza, le alterna a sezioni più semplici e dirette. Una canzone di buon livello, che richiama alla mente molti gruppi (chi ha detto Emperor?) ma che comunque risulta incriticabile.
A chiudere CD e concept, ecco la title-track. Nel testo, la consapevolezza dell'inevitabilità del proprio male, spinge l'individuo ad abbandonarsi ad esso, in quanto forza superiore ed imbattibile. La composizione è violenta, selvaggia, in alcune parti molto tradizionale. Solita bravura esecutiva dei musicisti, che non dimenticano mai che il black sia anche istinto, getto. Tavolta, i gruppi tendono a raffinare eccessivamente la propria musica, allontanandola dal suo spirito originario. La tensione è alle stelle, ed in alcuni frangenti il suono sfacciato del basso mi ha ricordato qualcosa dei Carpathian Forest. Bella e straniante la sezione con il pianoforte in primo piano, e le esplosioni sonore del gruppo a scandire un ritmo trattenuto, pronto ad esplodere nel blastbeat successivo. La complessità ritmica va a braccetto con una notevole linearità di songwriting, punto di forza dei Disguise.
Il CD contiene anche una sezione multimediale, contenente i testi, il concept, un po' di foto ed un video: una versione dal vivo di "Better Unborn" eseguita dal gruppo all'Agglutination Festival del 2004.
Lavoro dopo lavoro, i Disguise si confermano alla ricerca di una personalità sempre più incisiva, e sembrano rifuggire la banalità come la peste. La ricerca dell'originalità non riesce, ahimè, a nascondere le svariate influenze che hanno formato il background musicale dei musicisti, ma la qualità musicale smussa questo difetto.
"Late" è un nuovo passo in avanti per questi prodi pugliesi, autori tra l'altro di concept mai banali o buttati lì a caso, ma sempre attenti a scandagliare l'animo umano, nel modo più oscuro e pessimista possibile.
Senza alcun dubbio un'uscita potente, adatta a tutti gli amanti del black. Sostenete questo gruppo perchè fa onore alla scena italiana.
(Hellvis - Giugno 2007)

Voto: 8


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