DISGUISE
Human Primordial Instinct

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2003
Durata: 45 min
Genere: black metal sinfonico


I Disguise si sono formati nel 1998 a Barletta. La loro line-up consiste in Vastator Mentis (voce), Dei Nuntius Mortis (chitarra), Carnifex (tastiera), Vexator (basso) e Aiwass (batteria). Dopo aver registrato alcuni brani e partecipato a numerosi concerti con act italiani quali Aborym, Novembre, Natron e Sadist, la band ha inciso un MCD intitolato "Impetus Mali / Mors Fidei" (2001). Le recensioni sono state positive. Lo stesso anno i Disguise vincono il concorso Total Rock organizzato da Metalhammer. Nel 2002 la band registra "Human Primordial Instinct", loro CD di debutto ed oggetto di questa recensione.
"Human Primordial Instinct" è un concept album. Il tema trattato è quello dell'essere umano prigioniero di se stesso. L'uomo è in costante affanno perché, consciamente o meno, deve soffocare i suoi istinti primari. Non soltanto da un punto di vista razionale ovvero del vivere civilmente in una società. Etiche, morali e religioni limitano in ogni modo possibile il libero arbitrio. L'istinto rimane quindi costantemente incarcerato in una gabbia invisibile ma molto resistente.
La prima parte del CD si intitola "Mens Obscurata Dole" e tratta della mente umana che agisce secondo le direttive di altri, incapace di scegliere da sola. La chimera è l'ottenimento di vantaggi che forse non si godranno mai. Come scrivono i Disguise nella loro presentazione: il grande errore dell'uomo sta nell'agire per inerzia.
Questa prima sezione è composta da tre brani. Il primo si intitola "Infectious Disease". La tecnica della band è ineccepibile e la qualità di registrazione è ottima ed efficace. Il brano è tirato dall'inizio alla fine, in classico black metal style, con qualche strizzatina d'occhio al death (ma solo in fase di riffing). La voce di Vastator Mentis è potente e al tempo stesso espressiva, in grado di muoversi su più registri. Le tastiere di Carnifex sono presenti ma non predominano mai né appiattiscono il suono. Il testo accusa tutti i parassiti che si accontentano di ciò che hanno e non osano rischiare per ottenere qualcosa in più.
Diverso è il bersaglio contro cui inveisce la successiva "Excited By Slavery": la Chiesa. Globalmente è un brano più teso rispetto a "Infectious Disease", carico di astio e minaccia. Vastator Mentis regala all'ascoltatore una grande prova interpretativa. E' però il lavoro di squadra dei Disguise che rende notevole la composizione. Il suono degli strumenti è pieno, nitido, e la batteria di Aiwass non perde un colpo. Le soluzioni armoniche e melodiche sono derivative ma la realizzazione è così convincente che il difetto passa in secondo piano. Che personalità, questi Disguise!
"Void Existence" chiude la prima parte del CD. Il testo esprime pietà verso chi cerca la strada più facile e tranquilla. Una via che conduce a morire senza aver mai vissuto. Un vero schiaffo morale verso chi si piange addosso ma non prova nemmeno a reagire, perché in fondo gli va bene così. In questa canzone il contributo delle tastiere è più massiccio rispetto a prima. Pur nella sua linearità, la composizione presenta una molteplicità di aspetti che saltano all'orecchio solo dopo alcuni ascolti. Piccoli particolari che fanno la differenza e che a volte tendono a confondersi tra il martellare continuo della band. Veramente molto interessanti.
La seconda parte dell'album si intitola "Nostra Humana Resurrectio". Dopo le accuse della sezione precedente viene ora illustrata una maniera di vivere alternativa. Occorre ritrovare le proprie radici e spogliarle da un modo di pensare vecchio di millenni. Naturalmente è un percorso che va fatto singolarmente. Nessuno può imporre la propria strada ad altri perché ogni individuo ha una propria natura.
"Scared Of Leaving Deceit" apre questa sezione con un inno al male, un'esortazione a sopraffare gli altri. Soddisfare la propria brama di potere. Ma come si può essere padroni degli altri se non si è padroni di se stessi? Questa traccia ha un piglio deciso nonostante il vago senso di frustrazione che aleggia sulle note. Il suono è molto carico e la ritmica, seppure indomabile, non maschera il procedere cadenzato e minaccioso di chitarre e tastiera.
"Reborn In A New Skin" è un inno alla consapevolezza ritrovata. L'andatura goffa del brano precedente ha lasciato spazio ad una struttura più fluente e, quindi, naturale. I riff ibridi si sono trasformati in puro black. La chiarezza stilistica riflette quella testuale, il tema dell'uomo che non sta più nella placida indecisione ma ha scelto il proprio destino.
La title-track riflette sull'ipocrisia di ciò che viene considerato il Bene. Questo perché la società attuale tende ad avvicinarsi ad un estremo che uniformi anziché ad uno caotico, quale il Male. In realtà, e questa riflessione l'aggiungo io, gli esseri umani vivono nel mezzo. Pochissimi hanno fatto il Bene o il Male con la lettera iniziale maiuscola. Lo scrittore gallese Arthur Machen ha detto molto in proposito. In questa canzone vi è una convivenza caotica tra le parti sinfoniche e quelle di chitarra. L'effetto è straniante ma al tempo stesso incredibilmente coinvolgente. Sembra che i vari elementi sentiti in precedenza convergano nell'arrangiamento di questo brano, dotato tra l'altro di una violenza spaventosa.
La terza parte si intitola "Settima Proposizione" e l'unico brano che la compone è "Il Resto E' Conseguenza". Si tratta dell'ultima proposizione contro il cristianesimo formulata da Nietzsche nel suo "Anticristo". In pratica i Disguise affermano di aver detto la loro ma ora la gente deve scegliere la propria strada indipendentemente da ciò che ha ascoltato. Proprio per non cadere nell'errore di seguire percorsi prestabiliti. "Il Resto E' Conseguenza" non è una vera e propria canzone. La chitarra ripete allo spasimo gli stessi due accordi e in sottofondo si sentono vari samples, percussioni, urla e qualche sporadico intervento del cantante. E' un brano suggestivo e disturbante al tempo stesso. Sette minuti di delirio sonoro che permettono all'ascoltatore di riflettere sulle parole e sulla musica udite in precedenza.
Lettori di Shapeless, questo sì che è un gran bel disco black! "Human Primordial Instinct" è un lavoro estremamente promettente. I Disguise non suonano nulla di innovativo ma, come ho scritto in precedenza, la personalità con cui lo fanno li rende ammirevoli! Inoltre la qualità delle canzoni è elevata: sono ben suonate e perfettamente equilibrate.
Che dire di più? Amanti del black, accaparratevi questo disco! Costa solo 10 euro spese postali incluse. L'artwork è professionale (a parte il refuso "Istinct" anziché "Instinct") e, soprattutto, la musica è di ottimo spessore. Un debutto coi fiocchi! Grandi Disguise, continuate così!
(Hellvis - Dicembre 2003)

Voto: 8.5


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