DIS.DA.IN
World Technocracy
(MCD)
Etichetta: Super Records Label
Anno: 1998
Durata: 18 min
Genere: cyber thrash / crossover
I Dis.Da.In erano un gruppo toscano che esordì direttamente con questo
MCD. E' tanto che non sento parlare di loro, credo non esistano più.
"World Technocracy" però ogni tanto si trova in giro (e anche a prezzi
irrisori...) e quindi vale la pena parlarne.
Innanzitutto diciamo che i cinque Dis.Da.In. (Disconnected Data Input)
facevano o fanno parte di altri gruppi dell'underground toscano
(l'ottimo batterista Nicola, ad esempio, suona nei bravi Nativist,
crossover/nu-metal band con due album all'attivo). Non si tratta(va)
quindi di musicisti di primissimo pelo; e ciò si sente nei 4 pezzi del
MCD.
La produzione, molto potente e pulita, è effettuata nei noti
Zenith Studio di Lucca e la trovo molto adatta per il genere, in quanto
aiuta l'ascoltatore a calarsi in una dimensione... robotica.
I gruppi che hanno influenzato in maniera più pesante i nostri a
mio avviso si trovano sia nella scena metal che in quella hardcore, o
comunque a cavallo di esse: citerei, giusto per dare dei riferimenti,
Fear Factory, Meshuggah, Sepultura, Soulfly, Machine Head, Korn,
Snapcase...
L'ascolto scorre fluido per tutta la durata dei brani e se c'è da
notare come non ci siano grosse cadute di tono, dall'altra parte non
riesco a trovare neppure troppe idee che facciano gridare al miracolo.
L'ipnotica intro "Cybermind Groove" serve a calarci nell'atmosfera
mentre tocca al bel riff di "Planet Earth Dance" dare il via alle...
ehm... danze. Il pezzo alterna sfuriate thrash in doppia cassa a
momenti più riflessivi e pacati, con basso e voce sofferta... un po'
come sono soliti fare i Korn anche se il contesto musicale è abbastanza
differente. Però mi piacciono i giochi tra le due chitarre e gli effetti
usati in fase di produzione. La batteria è in primo piano e ciò non è
un male, visto che le sue parti sono veramente valide.
"Subhuman" era forse il loro cavallo di battaglia. Inizio particolare e
leggero; tanta cattiveria dopo. I riff sono molto spezzati, ci sono
tanti cambi di tempo e le partiture sono tutt'altro che semplici.
Ascoltando attentamente questo brano ci si accorge di quanto la band
fosse abile anche in fase di arrangiamento; concepire un brano dalla
struttura così frastagliata e - soprattutto! - riuscire a dargli un
certo tiro non è cosa da poco.
"Stellar Voyage N. 3" inizia cadenzata ma poco dopo ci sono dei
"giochini" di cassa spaventosi. Molto probabilmente si è fatto ricorso
a trigger vari ma bisogna riconoscere che in ambientazioni come queste
la cosa non danneggia affatto l'ascolto, anzi... Tali effetti sono di
valido ausilio ai Dis.Da.In per creare atmosfere e scenari futuristici
o non umani (semmai a mio parere l'utilizzo di trigger è indecoroso per
altri tipi di metal ma questo è un altro discorso).
La conclusiva "Induction" si caratterizza per alcuni bei momenti
melodici nel vero senso del termine. Ottimo l'assolo di chitarra
sovrapposto ad un arpeggio lavorato con effetti leggermente stranianti.
Insomma, spunti buoni nel disco ce ne sono. Non sarà un MCD in
grado di rivoluzionare la musica ma non possiamo non apprezzare le
ottime qualità e la convinzione che spingevano questi Dis.Da.In. C'è da
rimarcare semmai il fatto che il CD sia stato registrato nel gennaio
1998. In definitiva neanche troppo tardi, considerata l'evoluzione del
genere.
Un buon gruppo, un buon MCD.
(Linho - Marzo 2005)
Voto: 7