DIMENTIANON
Seven Suicides
Etichetta: Paragon Records
Anno: 2003
Durata: 32 min
Genere: black metal con parti doom
Lo scorso anno è arrivato il momento di pubblicare il primo album anche per i Dimentianon, dopo un promo datato 2002, e numerose release uscite sotto il monicker As Forgotten, la precedente incarnazione della band. Il quintetto si fa portavoce di un black caotico ed aggressivo, che incorpora qualche sferzata verso il doom e il death più essenziali.
"Seven Suicides" comprende appunto sette canzoni, nelle quali il tema della morte è ricorrente: titoli come "Self Inflicted Abuse", "Soulless Extinction" e "Dead + Forgotten" dovrebbero darvene un'idea. La parola chiave per descrivere la loro musica è caos, vista la qualità di registrazione degna di un demo da quattro soldi. Se di per sé la proposta musicale dei Dimentianon non è delle migliori, la resa sonora di "Seven Suicides" penalizza il risultato finale ancor più. La batteria ha un suono fastidioso, con i volumi dei tom, dei piatti e della doppia cassa regolati malissimo. A volte si stenta a sentirla, altre volte è in netto primo piano, ma costantemente rovinata da dei suoni troppo secchi e cartonati. Anche le chitarre sono impastate, grezze e marce all'inverosimile. Neppure la voce si salva, anche se forse è quella che ne risente meno. Insomma, al contrario di tanti casi in cui ci troviamo di fronte ad una produzione grezza, che però sa avvalorare la proposta musicale di una band, questa proprio non riesce a rendere i pezzi violenti e brutali come, immagino, i Dimentianon avrebbero desiderato.
Per quanto riguarda le canzoni, il discorso non cambia più di tanto. Di accettabile ci sono dei riff carini qua e là e qualche accenno al black svedese ultraveloce in stile Marduk. Si trovano, però, anche rallentamenti seguiti da ripartenze caotiche, assalti brutali e confusionari e qualche momento rilassato, fatto di arpeggi delicati e fugaci. Il tutto messo assieme senza averci pensato più di tanto. In particolare, certe accelerazioni sono troppo forzate e c'entrano gran poco con le ritmiche cadenzate che le precedevano. Le canzoni, in sostanza risultano troppo slegate e prive di un filo conduttore. Per quanto riguarda il lato tecnico, non saprei dire con certezza come sanno suonare questi cinque ragazzi. Non sembrano incapaci, ma con una registrazione del genere è quasi impossibile dirlo.
Di bello, alla fine, rimane solo l'artwork lugubre, molto efficace nella sua semplicità. Peccato che non basti a risollevare le sorti di un debutto deludente e sottotono, che non lascia intravedere grandi possibilità di miglioramento.
(BRN - Novembre 2004)
Voto: 5
Contatti:
Sito Paragon Records: http://www.paragonrecords.net/