DIES ATER
Odium's Spring
Etichetta: Twilight Zone / Twilight Vertrieb
Anno: 2007
Durata: 38 min
Genere: black metal melodico dagli spunti gothic
I tedeschi Dies Ater avevano fatto discutere nel 2004, per la
pubblicazione del MCD "Out Of The Dark". Se il lettore fosse curioso di
avventurarsi negli archivi di Shapeless Zine, potrà trovarne la
recensione e scoprire come il gruppo avesse abbandonato il black metal,
a favore di uno stile più commerciale ed accostabile al gothic. Già il
fatto di aver utilizzato una canzone del cantante austriaco Falco come
title-track, dovrebbe dirla lunga sulla nuova direzione artistica
scelta dal gruppo. In copertina, poi, i musicisti si presentavano senza
corpsepaint, con i capelli raccolti e vestiti in modo elegante.
Sono tracorsi tre anni, il gruppo è passato dalla Black Attakk
alla Twilight Vertrieb, si è aggiunto un chitarrista (Ebonizer) e sono
tornati corpsepaint e capelli sciolti. Già la copertina di questo nuovo
full-length, "Odium's Spring", prende le distanze dall'artwork snob di
"Out Of The Dark", mostrandoci il volto di Impurus, truccato e di
profilo, dalla cui bocca esce una lingua nera ed attorcigliata. Il
libretto, di sedici facciate e giocato su tinte ocra, contiene tutti i
testi e i ritratti dei musicisti, dei quali l'unico non truccato è il
tastierista Ole Caust. Gli altri sono tutti ritratti con tanto di corna
diaboliche sulla loro testa. L'artwork è di Philip S. Neundorf, ben
eseguito anche se il suo stile non mi fa certo impazzire.
L'album è stato registrato nel maggio del 2006, ma ci è voluto un
po' prima che venisse pubblicato. La formazione che ha inciso la musica
consiste in Nuntius Tristis (voce e chitarra), Ole Caust (tastiere),
Torgrim (basso, voce), Ebonizer (chitarra) e Impurus (batteria).
"Crimson Blood" è un'introduzione orrorifica piena di riverbero e
suoni strascicati, che ci introduce in un clima notturno e carico di
inquietudine. La voce narrante, effettata, pronuncia qualche frase
difficilmente comprensibile, prima dell'esplosione black di "Dark
Strike". Cavolo, che mazzata! La partenza è sorretta da un blastbeat
letteralmente devastante, che spazza via le atmosfere evocate
dall'introduzione. Il suono delle chitarre è pieno e potentissimo, e le
voci sono rabbiose. La tastiera è sì presente, ma si limita ad un ruolo
di coloritura, con interventi puntuali e sempre azzeccati. Il vero
macello lo fanno le due chitarre ed il basso, il cui suono d'assieme
raggiunge vertici di intensità assoluta. Merito anche dell'ottimo
lavoro di Andy Classen, nel suo One Stage Studio di Berlino. La musica
qui proposta è, ovviamente, lontana anni luce da quella ascoltata nel
MCD "Out Of The Dark". L'intermezzo centrale, con tanto di campane, ha
il merito di ricordarci il potere evocativo delle sezioni ambient. La
traccia picchia, non lascia scampo, se non per qualche passaggio più
cadenzato e quasi catchy. Sicuramente una canzone d'apertura di tutto
rispetto.
"Hail Old Times!" ha una partenza quasi rock, con quel suo
incedere spedito e di facile presa. Evidentemente, l'escursione su
altri generi compiuta in "Out Of The Dark" ha lasciato il segno, anche
se in questo CD la musica dei Dies Ater pare decisamente più rabbiosa.
"Hail Old Times!" alterna sezioni di black metal fiammeggiante, a
passaggi più ruffiani, dalla melodia accattivante. Il risultato finale
è strano, all'apparenza sconclusionato: ritmi e melodie gothic/rock che
accelerano in sfuriate black, che in seguito rallentano in sezioni più
cadenzate e malate. Il fatto è che tutto funziona, e che una sezione
scivola nell'altra con naturalezza, senza forzature. Originali, e dal
buon piglio commerciale. Certo, "Hal Old Times!" potrebbe sembrare
scritta da un altro gruppo se confrontata con "Dark Strike". L'unica
cosa in comune è il suono d'assieme.
"Die Gier Nach Eurem Untergang" ci riporta su territori più
tradizionalmente black metal: violenta ma malinconica. La tastiera
enfatizza determinati passaggi con il suo piglio sinfonico. La traccia
non brilla in originalità: molte scelte dell'arrangiamento, infatti,
risultano abbastanza scontate. In più, il massiccio uso della melodia
tende a mitigare l'impatto del brano, tanto che i Dies Ater non
appaiono così cattivi. Alcune sezioni più strane strizzano l'occhio
all'avantgarde, ma sono solo momenti. Nel suo insieme, "De Gier Nach
Eurem Untergang" è una composizione decisamente tradizionale, piacevole
ma senza sorprese.
La title-track inizia in modo oscuro, non potente, con il ritmo
che carica a poco a poco. Viene comunicata una certa tensione, che
trova un suo sfogo nell'apertura melodica, che se da un lato rimane
subito in testa, fa sfumare in un secondo le atmosfere inquietanti
della strofa. L'arrangiamento è molto ben realizzato, così come
l'esecuzione è impeccabile ed il tiro notevole. Andy Classen sà come
far rendere i gruppi che si affidano a lui, ma i Dies Ater sono anche
un gruppo estremamente competente e professionale. La canzone si
avventura in terreni decisamente gothic, con tanto di vocalizzi puliti,
ai quali seguono come al solito conflagrazioni di violenza metallica.
In questo caso, vale lo stesso discorso fatto per "Hail Old Times!": ci
troviamo di fronte ad un ibrido molto strano, che funziona nonostante
le incredibili differenze delle sezioni accostate. Con tutte le prese
di distanza da "Out Of The Dark", i Dies Ater hanno comunque conservato
le nuove sperimentazioni, e le hanno inserite nel loro collaudatissimo
songwriting black. Il gruppo è alla ricerca di formule espressive
inedite, e tante volte riesce nel suo intento di creare qualcosa di
originale. Altre volte, invece l'accostamento di stili così differenti
tende a far calare la tensione esplosiva delle sezioni puramente black.
"The Arrival" è un altro brano a metà strada tra il black ed il
gothic. Un black melodico di buon livello, suonato in maniera
fantastica. In questo caso, però, sembra che il gruppo si sia limitato
al compitino perchè, a parte alcuni passaggi più curiosi, quando si
butta sul black dà sfogo a tutta una serie di clichè che un gruppo di
questo livello dovrebbe evitare. Se proprio si dovesse suggerire una
strada da battere, consiglierei al gruppo di acquisire originalità
nelle melodie, ma di insistere su questo accostamento tra atmosfera e
violenza. L'aggressività del gruppo è grandiosa, ma la capacità di
creare atmosfere di Ole Caust è altrettanto valida. Occorrerebbe
trovare il giusto equilibrio tra la due cose: e non è impossibile.
Molto curioso il riffing ritmico moderno di "Created To Persist",
che suggerisce come i Dies Ater non abbiano solo black metal nel loro
bagaglio di ascolti. Se non suonasse come una bestemmia, si direbbe
quasi che il gruppo abbia voluto provare a mescolare il suo già strano
ibrido musicale con spunti di metalcore! Incredibile vero? Eppure,
questa è l'impressione che mi dà "Created To Persist", che però si
libera in duemila variazioni che toccano gothic, avantgarde e altro. Il
gruppo pare voler costruire una canzone folle, senza però riuscire a
staccarsi da una struttura molto severa. Confermo che la canzone
funzioni nonostante tutto, anche se, ma questa è una mia opinione,
alcune sezioni tendono a castrare il tiro e la tensione di altre.
"Die Gewissheit Zu Siegen" non aggiunge nè toglie nulla a quanto
ascoltato in precedenza. I pregi ed i difetti dei Dies Ater sono
immutati. Il potenziale commerciale di questa musica non si discute,
anche se si è incattivita moltissimo rispetto all'ultimo MCD. La
qualità di registrazione e la cura negli arrangiamenti è stupefacente.
Talvolta viene a mancare un po' l'originalità: non serve inserire
duemila variazioni in una canzone se poi i ritornelli sono prevedibili!
Con le potenzialità di questo gruppo, e la sua esperienza, sarebbe
lecito aspettarsi di più. Però forse questo è ciò che i musicisti
vogliono proporre con i Dies Ater, conservando le idee più folli e
fuori dalla norma per gli altri gruppi nei quali suonano. Impurus e Ole
Caust, infatti, suonano anche nei Legion Of Sadism, che già ho
recensito per Shapeless, e nei Cryogenic.
"Still Rising" è una lenta coda finale, che chiude l'album in modo
severo e cupo, facendolo piombare nella stessa oscurità dalla quale
aveva preso vita. Si tratta di uno strumentale black costituito da
successioni armoniche di discreta qualità.
I Dies Ater sono indiscutibilmente bravi, e questo nuovo disco
brilla grazie ad un songwriting intelligente e ad una produzione
ineccepibile. Però non sono riusciti a convincermi al 100%, così come
anche in passato. "Odium's Spring" mi ha sorpreso dapprima per il
deciso ritorno sul black, il quale però è stato mescolato con le ultime
evoluzioni stilistiche della band. E sebbene le canzoni, come ho
scritto più volte, funzionino, tante volte si fatica a trovare il
bandolo della matassa, vale a dire che non si capisce dove il gruppo
voglia andare a parare. La carne al fuoco è tanta, a volte pure troppa.
E se a volte la struttura delle canzoni risveglia il nostro interesse
per la sua originalità, altre volte ecco partire un ritornello banale
che ridimensiona il tutto.
Secondo me ,"Odium's Spring" potrebbe essere considerato un album di
passaggio. Buono, accattivante, ma dallo stile un po' confusionario e
non sempre all'altezza dell'esperienza del gruppo. Vale comunque la
pena dell'acquisto, in caso apprezzaste il black metal melodico, perchè
i musicisti ci sanno fare. Anzi, qualcuno di voi potrebbe trovarlo
davvero figo. A mio modo di vedere, però, i Dies Ater possono dare di
più. Il prossimo album, ne sono sicuro, rappresenterà un deciso passo
in avanti.
(Hellvis - Febbraio 2008)
Voto: 7
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