DIAMOND HEAD
Death And Progress

Etichetta: Bronze (recensita la ristampa della Sanctuary del 2001)
Anno: 1993
Durata: 39 min
Genere: hard rock


Dopo svariati anni che si erano sciolti, i Diamond Head decisero di riprovarci. Il loro nome era rimasto in giro per via della pubblicita' che Lars Ulrich dei Metallica continuava a fare loro. Un modo per sdebitarsi del fatto che molti spunti iniziali dei Metallica provenivano proprio dalla band inglese? O semplicemente Ulrich ci godeva a fare il benefattore per un gruppo che "non ce l'aveva fatta"? Non lo so. Fatto sta che Sean Harris e Brian Tatler (voce e chitarre rispettivamente) entrano nuovamente in studio con la nuova base ritmica composta da Karl Wilcox alla batteria e da Pete Vuckovic al basso: sicuramente queste aggiunte erano superiori ai componenti originali Ducan Scott e Colin Kimberley, all'epoca fatti allontanare dalla band su pressione della MCA che non li riteneva (forse giustamente) all'altezza dei due frontman.
Abbandonato l'heavy metal irruente dei primi anni, e la sperimentazione esasperata di "Canterbury", i DH provano a farsi il mercato americano e puntano in prevalenza su un hard rock di qualita'. I testi sono lontani dal fantasy ricorrente nella loro giovinezza, e ora calzano a pennello sul sound levigato da radio americana. Sono belli, ma personalmente preferisco di gran lunga i testi dei primi lavori. L'album e' buono. Personalmente lo trovo uno dei migliori album di hard rock moderno sia come qualita' media sia per alcuni pezzi che a me piacciono molto come "Starcrossed" (scritta e suonata assieme a Tony Iommi dei Black Sabbath), la bellissima e ruffiana "Run", l'hard rock'n'roll "Dust".
Trovo invece senza infamia ne' lode "Truckin'" (cui collabora Dave Mustaine), tremendamente irritante "Paradise". Gli altri pezzi sono tutti buoni ma senza sfondare: "Calling Your Name", "I Can't Help Myself", "Wild On The Streets", "Damnation Street", "Home". Non e' un album che contenga pezzi da sfondamento, e il buon livello del disco da solo non fu sufficiente per riportare i Diamond Head nelle classifiche, cosi' come il megarientro sul palco di qualche giorno dopo (al Milton Keynes Bowl, d'apertura ai Metallica: V. recensione di Evil Live) non fu l'occasione sperata per tornare nel cuore del pubblico metallaro. La band capi' che non c'erano cazzi, non sarebbero mai riusciti a sfondare nella grande scena musicale, pur avendo talento da vendere. Quindi si sciolsero di nuovo, e a tutt'oggi Tatler e Harris non hanno piu' prodotto nuovi lavori; pur essendosi riuniti di recente per una serie di concerti acustici in Gran Bretagna, non pare sia in luce alcuna nuova reunion a scopi discografici.
La ristampa inglese di questo CD contiene il solito pieghevole con i testi dell'album, commenti vari, recensioni, biografia, etc, per due facciate belle dense di roba. Ne consiglio l'acquisto a tutti gli amanti dell'hard rock da strada, questa e' roba solida che sicuramente piacera' loro. Chi invece e' rimasto fossilizzato sul sound di "Lightning To The Nations" rimarra' deluso e quindi e' meglio che eviti questo disco.
(Mork - Agosto 2002)

Voto: 7.5