DIAMOND HEAD
Canterbury
Etichetta: MCA
Anno: 1983
Durata: ?? min
Genere: vari
Questo e' l'album con cui una band irrequieta mostro' al mondo
come i confini di un genere sono fatti per essere superati quando
suoni per te stesso prima che per gli altri... pubblico compreso.
Tatler e Harris sono persone che amano la musica e seguono i
capricci incontrollati della loro musa ispiratrice ovunque essa
li porti, a costo di spiazzare il pubblico e la critica. E anche
la fortuna, vista la sfiga che questo gruppo ha sempre avuto e che
li ha portati poi a deporre le armi relegandoli al ruolo di gruppo
da culto che si esibisce di rado e incide ancora meno.
Apre l'album "Makin' Music", una canzone easy listening piuttosto
americaneggiante che si lascia ascoltare con piacere, anche
se lontana anni luce dall'irruenza heavy di pezzi come "Am I Evil"
o "Suckin' My Love". Comunque non un pezzo che entrera' nella storia.
"Out Of Phase" e' un altro brano rock, che all'inizio pare una
canzone semiacustica ma che poi piglia ritmo e continua in stile
rock'n'roll elettrico. Fin qui niente di rimarchevole comunque,
dai Diamond Head mi aspetto sicuramente di piu': sicuramente mi
aspetto qualcosa di diverso dalla norma. E infatti ecco che la
terza canzone mi spiazza completamente: "The Kingmaker" e' uno strano
pastone di spunti e influenze diverse, tanto da non farmi capire dove
la canzone voglia andare a parare. In parte arabeggiante, la parte
cantata lascia il posto a qualche minuto puramente strumentale che
mi riporta alla mente Jimmy Page e John Paul Jones nei tempi d'oro.
Solo che forse gli Zep erano piu' omogenei, questi invece mi sembrano
degli inizi di qualcosa che non riesce a trovare forma compiuta e
vengono buttati dentro la canzone alla rinfusa per vedere cose ne
esce. Comunque il pezzo e' indubbiamente suggestivo e in fondo mi piace.
"One More Nights" continua la serie delle canzoncine rock gradevoli, ma
tre su cinque su una sola facciata sono come mettere troppi cucchiai
di zucchero nel caffelatte... Immediatamente pero' arriva il riscatto.
Da una canzone anonima a una di serie A senza soluzione di continuita':
"To The Devil His Due" e' un classico della band. Ancora sento pesanti
gli Zeppelin in questa song, e credo che gli stessi Diamond Head ne
fossero perfettamente consapevoli e abbiano in fondo voluto offrire
un tributo della loro ammirazione ai loro idoli musicali. Pezzi come
questo fanno la felicita' di un rocker come me.
Arriva la facciata B. "Knight Of The Swords" e' un altro pezzo
orecchiabile ma la qualita' qui e' ottima, ci sono molte variazioni di
ritmo e parecchi spunti in questi pochi minuti, che fanno intravedere
quanto il gruppo sentisse il bisogno di liberarsi dai vincoli del
rock prevedibile per sorprendere l'ascoltatore assemblando influenze
diverse ad ampio spettro. A differenza di "Kingmaker", questa canzone
e' perfettamente riuscita e chi ama Queen e Zeppelin trovera' pane
per il proprio palato. Stesso discorso con l'affascinante e raffinata
"Ishmael", altro pezzo arabeggiante (e sempre le solite influenze...
"Kashmire", anyone? ;) che porta la band nei ranghi d'elite del rock.
Questa e' gente con i controcoglioni e una bella raccolta che contenga
pezzi come questo e' roba da far cascare la mascella a qualunque
ascoltatore senza i paraocchi. Si continua con la ruffiana "I Need
Your Love", che pare piu' una canzone dei Def Leppard che non dei
Diamond Head, ma e' molto ben scritta ed eseguita e quindi chiudo
un occhio e passo oltre, alla title track. "Canterbury" comincia con una
intro al pianoforte piuttosto semplice ma suggestiva, per poi partire
in quarta con un la canzone vera e propria, che e' un discretto pezzo
rock rimarchevole solamente per gli ultimi secondi del finale.
Insomma, un disco non inquadrabile. A me piacciono i tanti spunti
che contiene, e i numerosi tentativi di fare sempre qualcosa di
diverso. E' l'insieme che non mi convince, anche se almeno tre canzoni
sono dei classici minori del rock e queste da sole giustificano la
ricerca di questo disco nelle varie fiere del vinile.
(Mork - Agosto 2002)
Voto: 7.5
L'album non è male, però trovo che manchi
qualcosa sul piano della grinta e della spontaneità, mancano i riff hard e si
privilegia il lato più soft, concordo con Mork sul fatto che il disco non sia
facilmente inquadrabile. Con la musica Metal non ci azzecca
niente, però il disco è abbastanza godibile per gli amanti dell'hard rock meno
sfrenato.
(metalchurch - Agosto 2002)
Voto: 7.5