DHUL QARNAYN
Jilwah
(Singolo)
Etichetta: Shaytan Productions
Anno: 2008
Durata: 27 min
Genere: ambient orientale, oscuro e rituale
Dhul-Qarnayn è il progetto musicale solista di Learza "Omar A.",
un'artista del Bahrein. Attivo nei Qeyamah dal 2003 al 2006, a partire
dal 2007 Learza si è dedicato anima e corpo al suo nuovo progetto, con
il quale ha pubblicato un buon numero di lavori. Il nome Dhul-Qarnayn
significa "Quello Dalle Due Corna", ma può essere interpretato anche in
altri modi, a seconda delle sue trascrizioni. E' chiara comunque
l'impronta satanica del progetto, sottolineata anche nel sito internet
di Learza, che definisce i Dhul-Qarnayn come "un patto di sangue ed anima"
tra lui e Satana. Per questo motivo, Learza è anche il solo membro di
questa realtà musicale, nonostante nel corso degli anni ci siano stati
dei tentativi di allargare la formazione. Inoltre, Learza stesso ha
suonato in altre band (Serpent's Briar, Set, Kusoof, Qafas, ØØPart), ma
alla fine ha deciso di dedicarsi completamente ai Dhul-Qarnayn. Tra
l'altro, questo nome è associato nel Corano ad un regnante che ha
costruito un muro in grado di separare Gog e Magog, due paesi mitici
simboleggianti il male, dal resto del mondo. Alcuni musulmani hanno
visto la figura di un profeta in questo personaggio, altri una
raffigurazione del male.
Dalla sua formazione, Dhul-Qarnayn ha pubblicato tre demo, due
singoli, tre split e due MCD. I demo sono stati, ovviamente, le prime
pubblicazioni: "Black Torment Within the Void" ha visto la luce nel
2006, "Abysmal Black Art of Devotion" e "Shirk" nel 2008. In
quell'anno, oltre all'oggetto di questa recensione, hanno visto la luce
lo split con gli americani Forgotten Monastery "Awakening The Hate" e
quello con gli arabi Al-Namrood ed i tunisini Ayyur "Narcotized".
Il 2009 è stato poi ricco di pubblicazioni. Innanzitutto, è stato
pubblicato il MCD di tributo a Burzum "Det Bur Ulv", il MCD "Beyond
Human Malice", il singolo "Rising Eastern Legions" e lo split con i
thailandesi Plaguebringer "The Faithless Laceration Of Light".
Stilisticamente, la musica di Dhul-Qarnayn si assesta tra il black
metal ortodosso e l'ambient. Le stesse foto di scena di Learza sembrano
più ispirate alle gelide lande del nord che al caldo paradiso del
Bahrein. E sebbene Learza non senta di dover spartire molto con la
cultura del suo paese, ha voluto pubblicare, nel 2008, questo singolo
"Jilwah". Nello stesso foglio di presentazione della Shaytan
Productions, "Jilwah" viene indicato come "pubblicazione ambient per una volta orientale".
Di conseguenza, la musica contenuta in "Jilwah" non rappresenta lo
stile classico di Dhul-Qarnayn, ma si tratta di un'escursione al di
fuori dei soliti territori.
Visto che "Jilwah" contiene un'unica composizione ambient di più
di 27 minuti, penso sia necessario che il lettore comprenda, prima di
tutto, il significato di questa pubblicazione. Dunque, la parola
"Jilwah" (o meglio Al-Jilwah) significa "La Rivelazione". Di che
rivelazione si tratta? Beh, la risposta ci viene dalla copertina di
questo singolo, che ci mostra la figura in nero di un pavone, la cui
coda è stilizzata dai raggi che decorano lo sfondo del disegno. Il
pavone è il simbolo più caratteristico della setta degli yezidi (o
yazidi), i cui ultimi rappresentanti vivono sparsi tra l'Iraq ed il
Caucaso. "Al-Jilwah" (in originale "Kiteba Cilwe") è uno dei libri
sacri dello yezidismo, scritto poco prima della morte del loro profeta,
lo sceicco Adi Ibn Mustafa (avvenuta nel 1162), su ispirazione proprio
di questo angelo dalle sembianze di pavone, Melek Taus. La religione
yezide è talmente particolare da essere sempre stata avversata
dall'Islam sia sunnita che sciita, tanto più che non ci si può
convertire allo yezidismo, ma si può solo nascere da yezidi. Non sono
consentiti matrimoni interreligiosi, e non è concesso a nessuno di
assistere ai loro riti più sacri. Ciò nonostante, si sa che oltre al
"Libro Della Rivelazione", gli yezidi sono in possesso anche di un
secondo libro sacro, ovvero il Mishefa Res, il Libro Nero.
Chiunque abbia sentito parlare degli yezidi, saprà bene che sono
stati più volte soprannominati come "gli adoratori del diavolo". La
spiegazione di questo soprannome è semplice, e deriva dalle loro
credenze. Gli yezidi credono in un dio unico e supremo, la cui opera è
terminata con la creazione. Melek Taus, l'angelo in forma di pavone, è
la classica figura di ribelle, un angelo che è decaduto ribellandosi a
Dio. Pentitosi poi del suo errore, ha deciso di ricreare la terra
distrutta riempiendo delle giare con le sue lacrime, con le quali ha
spento successivamente le fiamme dell'inferno. Ecco, l'adorazione di
questa figura secondaria, di questo "demiurgo", ha fatto sì che i
musulmani tradizionali considerassero questo Melek Taus come un
diavolo, perchè è proprio di Iblis (il diavolo dei musulmani) quello di
affiancare altre divinità ad Allah, onde portare l'umanità alla
perdizione.
Mi scuso con i lettori quindi per questa lunga spiegazione, ma è
impossibile comprendere "Jilwah" senza avere una minima idea di cosa
sia lo yezidismo, perchè "Jilwah" è proprio una meditazione sui
concetti sopra accennati.
Si tratta di una lunga composizione ambient, costituita da vari
quadri accostati. Non c'è una ritmica di sottofondo, ma solo
un'alternarsi di sequenze ipnotiche, dall'incedere rituale, ed
indubbiamente mediorientali. Le sonorità sono calde e sognanti,
vagamente malinconiche e decisamente misteriose. Ci sono sì delle note,
e vengono utilizzati degli strumenti tradizionali. Si avvertono
campionamenti di voci, anche in inglese (forse quella iniziale è
addirittura di Crowley, ma non vorrei sbagliarmi), più veri e propri
canti solisti a cappella, dalla caratteristica cadenza araba. E' quasi
impossibile descrivere questa composizione passo a passo, proprio per
via della sua natura. "Al-Jilwah" può essere descritta al meglio solo
tentando di comunicare al lettore, una serie di sensazioni. Ecco, dal
mio punto di vista, ho trovato questa traccia molto evocativa. Di
sicuro, il rifarsi al folklore musicale del medioriente è già un punto
di partenza intrigante, soprattutto per l'ascoltatore occidentale.
Inoltre, il garbo compositivo di Learza ha fatto sì che nessuna sezione
dominasse sulle altre, ma che il brano fosse un continuo fluire di
canti, di melodie, di suoni, di campionamenti, di note, in grado di
affascinare l'ascoltatore, mettendolo a suo agio e comunicandogli
sensazioni senza dubbio esotiche. Ovviamente, è praticamente
impossibile capire i testi, a meno che qualcuno non abbia studiato
lingue mediorientali. Però il fascino di questa composizione, così al
di fuori dei soliti canoni, non può che essere impressionante ed
intrigante. E' il mistero che fa tutto, unito alla curiosa religione
degli yezidi.
Dal punto di vista critico, Laerza pecca un po' nel copia incolla,
e la cosa porta a vere e proprie pause tra una sezione musicale e
l'altra. Ma è un peccato veniale.
Dunque, che dire? "Al-Jilwah" è una pubblicazione particolare, non
metal e diversa da quanto Dhul-Qarnayn è solito proporre. Però può
essere una valida scoperta per gli amanti dell'esotico. La Shaytan
Productions ha fatto benissimo a pubblicare "Al-Jilwah", e non ci resta
da sperare che Laerza ritorni sui propri passi, e decida di pubblicare
altri lavori "orientali".
Se per caso vi sentiste attratti da ciò che avete letto finora,
non tentennate. Contattate la Shaytan Productions: con 10$ potrete
portarvelo a casa.
(Hellvis - Settembre 2009)
Voto: 7
Contatti:
Sito Dhul-Qarnayn: http://dhulqarnayn.com/
Sito Shaytan Productions: http://www.shaytanproductions.com/