D.G.M.
Random Access Zone

Etichetta: autoprodotto
Anno: 1996
Durata: 23 min
Genere: prog-metal


"Random Access Zone" è il primo mini-CD dei romani D.G.M., nome di punta nell'odierno panorama prog/power metal tricolore. La cosa strana è che la line-up di oggi non include nessuno di quelli che diedero vita a questo apprezzabile dischetto! Un motivo in più per parlarne...
Diciamo subito che l'uscita di questo disco fu un po' un fulmine a ciel sereno. Infatti il gruppo, attivo da un paio d'anni, tentò subito la strada dell'autoproduzione, evitando la solita trafila fatta di demotapes, ricerca del contatto giusto ecc. E non si può dire che gli andò male, anzi.
La custodia del mini-CD era in formato slim, nella copertina-libretto c'erano i testi dei quattro brani e le consuete note interne. Note che ci permettono di trovare, nella lista dei componenti, due nomi non certo sconosciuti. Alla voce figura infatti Luciano Regoli, cantante di "un'altra generazione" rispetto ai compagni, infatti era il cantante dei Raccomandata Con Ricevuta Di Ritorno, gruppo di secondo piano del pop/prog italiano degli anni '70. Al basso troviamo invece Ingo Schwartz; non conosco tutte le collaborazioni di questo ottimo musicista... ricordo, così a mente, Thunder, Glory Hunter, e mi ricordo anche una apparizione a Domenica In (o qualcosa di simile...) nella band di Gerardina Trovato; in poche parole un professionista (e si sente!).
La musica contenuta in "Random Access Zone" può essere sicuramente etichettata come prog-metal, neanche troppo debitore degli onnipresenti Dream Theater (in quegli anni spesso c'era la gara a chi li copiava meglio!).
Il primo brano in scaletta si intitola "Hard Race" ed è un bel biglietto da visita., almeno compositivamente. Peccato che l'essere un'autoproduzione limiti non poco sia l'impatto che certe sfumature nel suono. Il chorus, ad esempio, sarebbe costruito molto bene, ma il suono risulta eccessivamente vuoto. Il limite principale è proprio quello della produzione, visto che strumentalmente i ragazzi ci sanno fare. Gli stacchi sono precisi, e gli assoli di chitarra e tastiera mostrano già una certa maturità.
Anche "Run" mette in evidenza doti non comuni, spesso c'è la tendenza a rifuggire la soluzione apparentemente più facile o orecchiabile. Da segnalare sicuramente un lick ripreso più volte da tastiera e chitarra, molto bello! Cosi come il lavoro ritmico, del basso in particolare.
"Data Error" potrebbe essere l'ipotetico singolo, però a una bellissima strofa trascinante e a dei bei crescendo non fa seguito un ritornello o un qualcosa che dia "un senso compiuto" al pezzo. Le parti strumentali sono sempre di primo livello, ma rimango dell'idea che - riascoltando oggi - manchi qualcosa...
La lenta e cadenzata "Melpomenia" si segnala più che altro per l'ipnotico incedere (e per il lavoro incessante del basso in sottofondo); il risultato finale però non è dei migliori e l'insieme suona un po' noioso, alla fine.
In conclusione un discreto lavoro, per certi versi acerbo - ovviamente - ma di tutto rispetto se pensiamo che era un esordio.
Le quattro canzoni contengono diverse idee interessanti, a volte però non sfruttate al meglio.
Si rifaranno ampiamente con il tempo. Di certo questo non è un primo passo di cui vergognarsi, tutt'altro. Il limite principale è la registrazione/produzione, strumentalmente i D.G.M. erano un gruppo molto preparato. Oggi la band è formata da tutt'altre persone, quindi i legami con questo mini-CD sono minimi. Però se foste amanti del genere e aveste un certo interesse verso le (auto)produzioni italiane, potreste sempre fare un pensierino su questo dischetto, che però oramai si trova, credo, solo alle mostre del disco...
(Linho - Febbraio 2006)

Voto: 6.5