DEVILSH IMPRESSIONS
Diabolicanos
Etichetta: Conquer Records
Anno: 2007
Durata: 50 min
Genere: death/black sinfonico d'avanguardia
Avevo considerato l'ultimo lavoro dei Devilish Impressions, "Plurima
Mortis Imago", come un disco di transizione. Pur tenendo in
considerazione il valore intrinseco dell'album, non potevo non
sottolinearne i vari difetti, così come la derivatività di alcuni
passaggi. Ho avuto modo di scambiare le mie opinioni con Quazarre
stesso, mente e voce del gruppo, offrendogli consigli ed esponendogli
comunque il mio punto di vista.
E' stato quindi con curiosità che mi sono apprestato all'ascolto
di "Diabolicanos", il nuovo lavoro dei Devilish Impressions, pubblicato
dalla Conquer Records.
Il promo in mio possesso ha una copertina tremendamente scura,
tanto che un'etichetta reca scritta questa annotazione: "questa non è
la versione finale, il libretto verrà ristampato poichè è risultato
essere troppo scuro". Eheh, la copia nelle mie mani è quindi una chicca
per collezionisti: figata! Comunque sia, scherzi a parte, i Devilish
Impressions hanno di nuovo optato per colori caldi, col rosso
dominante. Il libretto, di sedici pagine, è corredato dai testi, dalle
foto e da annotazioni varie.
La formazione che ha inciso il CD vede, oltre a Quazarre, anche
Turquoissa alla tastiera, Armers alla chitarra, Cultus al basso e
Icanraz alla batteria.
"We are thorns which killed the fucking god!": con queste parole
violente inizia "T.H.O.R.N.S.", la prima canzone del CD. L'inizio è
pesantissimo: i suoni sono molto oscuri, e la produzione li rende
nitidi e potentissimi. Anche il growling di Quazarre ha una resa
particolarmente buona. Com'è lecito attendersi da un gruppo come i
Devilish Impressions, la tracca si presenta complessa e ricca di
sfumature. Stilisticamente, è in costante equilibrio tra il black
sinfonico ed il death metal, con spruzzate della cosidetta
"avantgarde". Tutta questa attenzione al particolare, che non salta
subito all'orecchio, non incide sull'impatto della composizione. Nel
suo complesso, "T.H.O.R.N.S." è un brano brutale, che vuole far male
all'ascoltatore, inchiodandolo al muro e mozzandogli il fiato. Chitarre
e batteria sono sempre in primo piano, mentre la tastiera svolge un
ruolo secondario, di coloritura. Questo strumento sale in cattedra nei
momenti più melodici: la melodia è infatti un elemento fondamentale
della poetica musicale del gruppo polacco. Non per nulla, spesso
Quazarre si lancia in vocals pulite. Ciò nonostante, ripeto quanto ho
scritto prima: l'opener è un brano rabbioso, carico di astio.
L'inizio di "Rex Inferni", infatti, ha un'attitudine più
rilassata, sebbene sia comunque veloce e potente. Ma è proprio
l'approccio melodico, con tanto di tastiera, a fare la differenza. Le
vocals sovraincise, che recitano versi biblici in latino, ci riportano
alla mente i Solefald: da questo punto di vista, i Devilish Impressions
non sono ancora riusciti a scollarsi di dosso l'influenza del gruppo
norvegese. In tali frangenti, nei cori, i richiami sono quasi
sfacciati. Avevo tirato le orecchie alla band già recensendo il disco
precedente, proprio per questo. Evidentemente, per Quazarre e soci
certe armonie vocali sono irrinunciabili, perciò ne prendo atto, anche
se non condivido. Poi la canzone si incattivisce, attingendo a piene
mani dal black sinfonico più marcio. E' notevole la capacità dei
musicisti di attingere da uno stile o da un altro, senza che si
avvertano contrasti stridenti. Qui, l'elemento black è predominante, ed
ecco quindi tutta una serie di atmosfere folli, macabre e negative.
Confermo la bontà della produzione: lo Studio X in Polonia ha svolto il
solito buon lavoro, e Andi Classen ha garantito quel tocco in più nel
suo Stage One Studio, in Germania. L'arrangiamento di "Rex Inferni" è
ben strutturato e ricco, con tanto di elementi elettronici che fanno
capolino verso la fine del brano.
Il raschiare di una lama e il gorgoglio di voci infernali spiana la
strada a "The Word Was Made Flesh Turned Into Chaos Again". Un tempo
lento, con una melodia strisciante che accompagna le urla convulse di
uno dei cantanti più pazzi dell'intera Polonia. In realtà, presto il
gruppo pigia sull'acceleratore, e viene a crearsi una successione di
passaggi grintosi, dai suoni pieni e profondi, che può ricordare
qualcosa degli Immortal del dopo Demonaz. Dopo la sbornia di velocità,
ritornano i tempi lenti e pesanti: tutto molto bello, con intuizioni
notevoli in sede di arrangiamento. Una gran bella canzone.
"I Am The Son Of God" ha un attacco da potenziale singolo, per via
di una melodia particolarmente accattivante e di facile presa. Sempre
in ambito estremo, ovviamente. Di sicuro, ha un'approccio più diretto
rispetto alle canzoni precedenti. A seguire, ecco tutta una serie di
variazioni, di cambi di melodia e di atmosfera, che però mantengono
intatto il clima "catchy" della composizione. Non per nulla, il
mantenimento dell'equilibrio è ciò che fa la differenza tra un brano
che possa acchiappare subito ed uno più complesso. La sicurezza
compositiva permette alla band di sfornare un buon prodotto, che
potrebbe anche essere accompagnato da un video, senza però svendersi.
Il rischio di strizzare l'occhio al death melodico svedese è
scongiurato, e così anche il rapportarsi a clichè black sinfonici
vecchi di più di dieci anni. E i Devilish Impressions dimostrano di
puntare anche alsodo, e non di amare soltanto soluzioni schizzate e
relativamente sopra le righe.
"Tales Of Babylon's Whore" è una traccia di buon livello,
assestata su una ritmica pesante ma mai velocissima. Si nota
l'insistenza su determinate figure ritmiche, che donano al tutto un
aspetto quasi marziale: in effetti, la canzone procede per la sua
strada senza guardare in faccia nessuno. Molto buono il suo sviluppo,
così come l'assolo completamente atonale dell'ospite Szymon Czech, già
dei Nyia. Lo stile tasteristico di Turquoissa ricorda parecchio, in
questo caso, alcune soluzioni adottate in passato dagli Asgaard, altro
gruppo di Quazarre. La melodia è utilizzata in maniera intelligente, e
non compromette mai la cattiveria della musica.
Al sesto posto della tracklist troviamo la canzone che dà il
titolo all'album: "Diabolicanos". Un blastbeat violentissimo dà la
stura ad un brano multiforme e violento, nella piena tradizione del
gruppo. L'esibizione di Quazarre è stupefacente: è ammirevole la sua
capacità di calarsi con successo in diversi piani di espressione, così
come in differenti registri. Dal gutturale più profondo al digrigno
black più malato, ai vocalizzi più limpidi: la sua creatività sembra
non avere limiti. E' il valore aggiunto del gruppo, così come lo era
anche negli Asgaard. Un brano solido e ricco di spunti.
Il nuovo CD dei Devilish Impressions è piuttosto lungo, di
conseguenza molte caratteristiche musicali tendono a ripetersi. Questo
perchè lo stile della band, ormai rodato, ruota attorno a dei punti
fissi. E nulla è più stimolante di aggirare queste costanti, inserendo
elementi di disturbo! "Natas Ro Dog On Si Ereth (Of Plagues And
Blasphemy)", il cui titolo fa molto black anni '90, gode del contributo
vocale dell'ospite Cezar, dei Christ Agony. Insomma, come a sancire una
continuazione dell'underground nero e negativo polacco! La canzone,
piuttosto diretta, mette un po' in disparte le mire avanguardistiche
del combo, a favore di un impatto distruttivo. E, come ben sapete,
quando un gruppo polacco vuol picchiare, lo fa con decisione (non ci si
dimentichi i Behemoth). Ah, la seconda voce nel coro latino è di un
altro ospite: Marcus Kietbaszewski. Solito coretto alla Solefald, tra
l'altro.
"Har-Magedon" è sostenuta da un riffettino di tastiera che porta
alla mente suggestioni pagan di una decina d'anni fa. Fortunatamente,
la canzone è un qualcosa di più. E' un altro esempio di ciò che sono i
Devilish Impressions di "Diabolicanos": un gruppo desideroso di far
male, senza trascurare l'atmosfera. Tra i gruppi che uniscono melodia e
violenza, tastiere e chitarroni, i Devilish Era si stanno ritagliando
il loro piccolo spazio. Perchè la brutalità, nella loro musica, non è
mai trascurata. Anzi, ha un ruolo cruciale. E "Diabolicanos" sembra
essere stato concepito con quest'idea: dimostrare ai propri fan che il
gruppo non sia solo capace di sfruttare soluzioni complesse, ma non
dimentichi mai che il metal è soprattutto aggressività, grinta e
cattveria. Soprattutto quando si trattano tematiche oscure, o
sataniche, come quelle del gruppo.
L'album è chiuso da "Mass For The Dead", introdotta da arpeggi
funerei e da una citazione della marca funebre. A seguire, la solita
apertura senza compromessi dei Devilish Impressions. Il loro
black/death d'avanguardia non lasca scampo nemmeno in questo ultimo
episodio. Molto crudele nella prima parte, si rilassa nella seconda, in
un tripudio di oscurità e malinconia. Ed è su derive black sinfoniche
che il disco termina, lasciando l'ascoltatore soddisfatto.
Sì, in effetti "Diabolicanos" prende subito. Rispetto al suo
predecessore, ci porta in dote un songwriting più maturo, più
focalizzato ed abbastanza personale. Certo, i difetti che ho
puntualizzato sono ovviamente presenti, e non possono essere negati.
Sono difetti che si ripetono, sebbene in maniera meno evidente che nel
vecchio lavoro. Quindi, un passo avanti c'è stato, e bello deciso. I
Devilish Era stanno assumendo, album dopo album, una fisionomia
propria. Da post-Asgaard, il gruppo sta conquistando un'identità
spiccata, ancora afflitta però da qualche richiamo a gruppi più noti.
Una volta che questi richiami saranno eliminati, allora i Devilish
Impressions potranno spiccare il volo verso il successo di critica.
A conti fatti, comunque, "Diabolicanos" è un bell'album perchè è
ricco di atmosfera, e soprattutto è cattivo. Inoltre, l'esibizione di
Quazarre è spettacolare. Consigliato.
(Hellvis - Dicembre 2007)
Voto: 8
Contatti:
Mail Devilish Impressions: quazarre@wp.pl
Sito Devilish Impressions: http://www.devilish-impressions.com/
Sito Conquer Records: http://www.conquerec.com/